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Un secolo di wafer. I primi 100 anni di Loacker tra internazionalizzazione e sostenibilità

In un'intervista il Ceo dell'azienda sudtirolese spiega quali sono stati i segreti per stare al passo coi tempi e quali sono i progetti per il futuro

  • 16 Settembre, 2024

Se è vero che le origini del wafer vanno fatte risalire addirittura al lontano ‘400, grazie ai pasticcieri cialdonai attivi soprattutto in Francia e in Inghilterra (in Italia nel ‘500 con testimonianze scritte di Lorenzo Il Magnifico), la gloria di questo particolare biscotto va attribuita a Loacker, storica azienda dolciaria sudtirolese nata nel 1925 grazie alle mani e alla passione di Alfons Loacker e oggi distribuita in tutto il Belpaese e ben oltre. Una realtà che il prossimo anno festeggierà un secolo di storia trascorsa sempre sulla cresta dell’onda e al passo coi tempi grazie al fatto di restare saldamente ancorata ai suoi principi e mantenendo sempre gli stessi standard qualitativi, sia nei prodotti che per quanto riguarda la vita in azienda.

Wafer Loacker

Wafer Loacker

Il segreto del successo di Loacker

In occasione dell’imminente ricorrenza il responsabile del gruppo Ulrich Zuenelli, terza generazione della famiglia Loacker, ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera nella quale, analizzando la situazione attuale, cerca di fare qualche previsione sul prossimo futuro dell’azienda. Per Zuenelli preziosi sono stati gli insegnamenti dello zio Armin Loacker che gli consigliava di pensare allo sviluppo dei prodotti come se ci fossero amici a cena, scegliendo gli ingredienti migliori e interpretando le ricette nel modo giusto. E infatti, ancora oggi, Loacker produce i suoi famosi wafer senza l’uso di aromi aggiunti, coloranti o conservanti, nonostante i grandi numeri e l’internazionalizzazione dei prodotti.

La crescita sui mercati esteri

«Per noi l’origine italiana è stata un fattore di credibilità a livello internazionale», dice Zuenelli al Corriere della Sera. L’importanza di essere “made in Italy”, quindi, come elemento fondamentale per consolidare una quota di mercato globale che si attesta intorno al 4,5%. Al resto ci pensa una rete di vendita basata su un francising opportunamente controllato in grado di portare alta la bandiera dei wafer con la confezione che raffigura lo Sciliar così come di tutto il resto dei prodotti.

Il futuro tra noccioleti e sostenibilità

Le prossime mosse dell’azienda riguardano in primis la sostenibilità dell’approvvigionamento energetico, con un progetto di impianto agrovoltaico in grado di produrre fino a 17 gigawatt all’anno. A completare il processo di controllo della filiera ci pensano, invece, i 275 ettari di noccioleti (per un investimento di circa 15 milioni di euro) che andranno a integrare la fornitura di nocciole che provengono da un totale di 1200 ettari su 5 regioni italiane. Ultimamente un’ingente fetta di investimenti, circa 38 milioni di euro, sono stati focalizzati sul latte alpino e sulle certificazioni halal, kosher e no ogm, vista anche la grande produzione di derivati del latte che ci conta in 17mila tonnellate all’anno.

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