Notizie / Rubriche / Storie / Cos’è la spianata sarda, il pane basso apprezzato anche dal nonno di Mameli

Storie

Cos’è la spianata sarda, il pane basso apprezzato anche dal nonno di Mameli

A metà tra un pane e una focaccia, questa specialità sarda è una vera delizia. In italiano si chiama spianata ma i nomi diffusi nella regione sono diversi

  • 17 Febbraio, 2024

Se amate il pane carasau, non potete perdere la spianata: stesso impasto, ma più soffice, da farcire e mangiare come spuntino goloso. Farina di semola, acqua, lievito, sale: questi i pochi e semplici ingredienti alla base della spianata, prodotto immancabile sulla tavola sarda.

La spianata citata dal nonno di Mameli

In principio la spianata veniva fatta dopo la preparazione del pane carasau, una volta che la legna nel forno era finita e la temperatura cominciava ad abbassarsi. Una volta cotto, il pane viene poi bagnato con acqua e sale e si inforna di nuovo, così da lucidarlo per bene. Tra i primi a scrivere del prodotto, il naturalista e matematico Francesco Cetti, che nel Settecento descriveva un pane schiacciato sottile, e poi anche Giovanni Maria Mameli De’ Mannelli (nonno di Goffredo Mameli, l’autore dell’inno nazionale), che citava il pane tipico di Logudoro, nella Sardegna centro-settentrionale.

I tanti nomi della spianata

Inserita anche tra i PAT, Prodotti Agroalimentari Tradizionali, la spianata – al contrario del pane carasau – è una specialità preparata comunemente in casa. Viene chiamata anche pane poddine, è diffusa principalmente al Nord dell’isola (in particolare a Ozieri) ed è molto simili alla pita greca: in questo caso il nome è legato al poddine, il fior di farina un tempo usato per la ricetta, più sottile rispetto a una farina classica. Nel suo vocabolario sardo, Giovanni Spano parla di ispianadas, ma c’è anche chi lo chiama pane fine, per via della forma schiacciata o ancora pane modde.

La preparazione non è difficile ma richiede un po’ di pazienza con i tempi di lievitazione (generalmente, si usa la pasta madre). La spianata è in grado di mantenersi buona piuttosto a lungo, per questo un tempo era consumata perlopiù da contadini e pescatori, che lo portavano con loro durante la giornata di lavoro.

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE...
Cos’è la spi...
Random24

Corsi per Appassionati

Corsi per Professionisti

University

Master

© Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati.

Made with love by Programmatic Advertising Ltd

Made with love by Programmatic Advertising Ltd

© Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati

La più autorevole guida del settore dell’enologia italiana giunge quest’anno alla sua 37sima edizione. Vini d’Italia è il risultato del lavoro di uno straordinario gruppo di degustatori, oltre sessanta, che hanno percorso il Paese in lungo e in largo per selezionare solo i migliori: oltre 25.000 vini recensiti prodotti da 2647 cantine. Indirizzi e contatti, ma anche dimensioni aziendali (ettari vitati e bottiglie prodotte), tipo di viticoltura (convenzionale, biologica, e biodinamica o naturale), informazioni per visitare e acquistare direttamente in azienda, sono solo alcune delle indicazioni che s’intrecciano con le storie dei territori, dei vini, degli stili e dei vignaioli. Ogni etichetta è corredata dall’indicazione del prezzo medio in enoteca, delle fasce di prezzo, e da un giudizio qualitativo che si basa sull’ormai famoso sistema iconografico del Gambero Rosso: da uno fino agli ambiti Tre Bicchieri, simbolo di eccellenza della produzione enologica. che quest’anno sono 498.

In edicola

No results available

Reset

No results available

Reset