Se amate il pane carasau, non potete perdere la spianata: stesso impasto, ma più soffice, da farcire e mangiare come spuntino goloso. Farina di semola, acqua, lievito, sale: questi i pochi e semplici ingredienti alla base della spianata, prodotto immancabile sulla tavola sarda.
In principio la spianata veniva fatta dopo la preparazione del pane carasau, una volta che la legna nel forno era finita e la temperatura cominciava ad abbassarsi. Una volta cotto, il pane viene poi bagnato con acqua e sale e si inforna di nuovo, così da lucidarlo per bene. Tra i primi a scrivere del prodotto, il naturalista e matematico Francesco Cetti, che nel Settecento descriveva un pane schiacciato sottile, e poi anche Giovanni Maria Mameli De’ Mannelli (nonno di Goffredo Mameli, l’autore dell’inno nazionale), che citava il pane tipico di Logudoro, nella Sardegna centro-settentrionale.
Inserita anche tra i PAT, Prodotti Agroalimentari Tradizionali, la spianata – al contrario del pane carasau – è una specialità preparata comunemente in casa. Viene chiamata anche pane poddine, è diffusa principalmente al Nord dell’isola (in particolare a Ozieri) ed è molto simili alla pita greca: in questo caso il nome è legato al poddine, il fior di farina un tempo usato per la ricetta, più sottile rispetto a una farina classica. Nel suo vocabolario sardo, Giovanni Spano parla di ispianadas, ma c’è anche chi lo chiama pane fine, per via della forma schiacciata o ancora pane modde.
La preparazione non è difficile ma richiede un po’ di pazienza con i tempi di lievitazione (generalmente, si usa la pasta madre). La spianata è in grado di mantenersi buona piuttosto a lungo, per questo un tempo era consumata perlopiù da contadini e pescatori, che lo portavano con loro durante la giornata di lavoro.
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