Non divisa ma rafforzata dal confronto fra Buda e Pest, la capitale ungherese è uno dei gioielli dell’Europa dell’Est. Mentre Buda risplende con le sue chiese gotiche, circondata dalle mura difensive che fermano la Città Vecchia nel tempo, Pest si fa forza con il suo quartiere ebraico, il Palazzo del Parlamento, e soprattutto la sua vivace vita notturna, fra locali d’avanguardia dal design ricercato e giardini nascosti nelle incanalature delle strade più trafficate, dove fermarsi a gustare una birra fra piante e fiori. Ma soprattutto con i suoi ruin pub, edifici in rovina e abbondanti, triste eredità del regime sovietico che da più di una decina di anni gli ungheresi hanno saputo trasformare, rendendoli uno dei maggiori punti di forza della città.
Recuperati e convertiti dapprima in pub di basso profilo, in seguito locali di tendenza, oggi sono entrati di diritto a far parte delle principali attrazioni di Budapest. Fra i pionieri di questa moda, il Szimpla Kert nel quartiere ebraico, una zona costituita da edifici fatiscenti e abbandonati fino ai primi anni 2000, andata in rovina dopo la Seconda Guerra Mondiale. Gli ideatori del Szimpla hanno aperto il primo locale nel 2002, ma è solo dal 2004 che l’iconico bar ha preso vita così come lo conosciamo, grazie al recupero di un complesso di edifici in via Kazinczky. Un esperimento ben riuscito, nato con l’idea di offrire drink alla popolazione più giovane e artistica di Budapest, ben presto divenuto un centro culturale dall’animo bohémienne, eclettico e sempre affollato. Oggi si presenta come una grande struttura suddivisa in più spazi e distribuita su due livelli, con ampio giardino, vari angoli bar dedicati a distillati, cocktail, birre alla spina e vini alla mescite, sedie diverse fra loro e panche ricavate da vecchie vasche da bagno, con musica diversa a seconda dell’ambiente.
Dopo il Szimpla, quella dei ruin pub è diventata gradualmente una tendenza che ha portato alla nscita di spazi alternativi a cui si deve non solo il merito di aver riqualificato i quartieri ma soprattutto quello di aver forgiato l’attuale identità di Pest. Molti sono ancora presenti e frequentati da ungheresi e turisti, altri hanno chiuso e altri ancora hanno aperto solo per un periodo di tempo limitato. Fra i più famosi, oltre al Szimpla, l’Instant-Fogas, uno dei più grandi nato nel 2017 dall’unione fra l’Instant e il Fogas, due bar già famosi per le loro serate e concerti, e poi il K?leves Kert, con il suo bel giardino, sulla stessa strada del Szimpla, quella ormai conosciuta come la “via dei ruin bar”.
Mentre la maggior parte dei bar si rifacevano a quel modello originario dallo stile underground e l’animo popolare, altri si presentavano in una veste nuova, più minimal e curata. È il caso, per esempio, del Mazel Tov, uno dei ruin pub più belli della città, un’ex fabbrica dismessa riadattata con grande giardino circondato da edere rampicanti, che offre una buona selezione di grappe e distillati locali, birre in bottiglia e alla spina, vini e una cucina di stampo ebraico di tutto rispetto. Originale è anche il Púder Bárszínház in via Ráday, dal design ricercato firmato Bertalan Babos Zsili, che ha contribuito all’immagine di molti locali della città: uno spazio polifunzionale dove mangiare, bere ma anche assistere a presentazioni di libri, eventi culturali e spettacoli teatrali.
a cura di Michela Becchi
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