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Storie

Galline che fuggono e squali vegetariani. Tutti i messaggi vegani nascosti nei cartoni animati e nei film di animazione

Paul McCartney ha addirittura inciso un pezzo al contrario per promuovere la dieta vegetariana attraverso i Simpson...

  • 03 Aprile, 2024

Galline che scappano per non essere trasformate in pasticci, tori che si rifiutano di partecipare alla corrida, squali vegetariani… di messaggi vegani nei film d’animazione e cartoni animati ce ne sono diversi. Qui ne abbiamo radunati alcuni dei più belli, tra grandi classici, cortometraggi vintage e serie iconiche.

I messaggi vegani nei cartoni animati

Bee Movie

Rubare il miele alle api è reato. O almeno, è quello che succede nel lungometraggio della DreamWorks del 2007: Barry B. Benson vuole esplorare il mondo prima di produrre miele per tutta la vita, e così inizia a conoscere gli umani. Scopre, però, che questi rubano tutto il frutto del loro duro lavoro, e così decide di fare causa alla razza umana, vincendo. Seppur con qualche risvolto negativo (le api si ritrovano senza far nulla e la mancata impollinazione distrugge l’ecosistema), la sua iniziativa porta con sé un messaggio antispecista.

Galline in Fuga

Nel 2000 la Aardman Animation (creatori di Wallace & Gromit) insieme alla DreamWorks ha dato vita a Galline in fuga. Nel 2023 è uscito il sequel, Galline in fuga 2 – L’alba dei nuggets, che ha posto ancora una volta l’attenzione sulla questione degli allevamenti. L’antagonista è sempre la signora Tweedy che, prima con una piccola fattoria, dopo con una grande industria, vuole uccidere le galline per trasformarle in pasticci o nugget. Nel secondo, in particolare, viene mostrato l’intero processo produttivo, senza edulcorazioni e con quel pizzico di British humour perfettamente dosato.

Sorriso d’Argento

Nel 2001 approdava su Disney Channel questa simpatica serie animata: Sharon Spitz è un’adolescente americana alle prese con i primi amori, le amicizie, la separazione dei genitori… e qualche problema odontoiatrico. Deve portare l’apparecchio, ma per uno strano cortocircuito, questo inizia a interferire con telefoni, centralini, microfoni, radio. Così, in una puntata Sharon si ritrova a captare i suoni degli animali di un allevamento. Ascolta per sbaglio le conversazioni degli allevatori e decide di non mangiare più carne: «Le proteine si possono assumere in tanti modi» dice al fratello. La madre pensa sia solo una fase, ma Sharon è convinta: «È il minimo che posso fare».

I Tre Porcellini

Se non avete mai visto le Silly Symphonies (Sinfonie allegre), è tempo di recuperare. Si tratta di una serie di 75 cortometraggi della Disney prodotti tra il 1929 e il 1939 (tra quelli da non perdere, Fiori e Alberi, Re Mida, Il vecchio mulino), un vero concentrato di bellezza. Tra questi, c’è I tre porcellini (1933), premio Oscar che è passato alla storia anche per una delle scene più irriverenti del tempo: nella casa di mattoni del terzo fratellino si può notare un quadro appeso che ritrae una salsiccia con la scritta «Padre» e poi il prosciutto con la dicitura «Nonno». Un’immagine che vale più di mille parole.

Braccio di Ferro

Di personaggi vegetariani e vegani ce ne sono diversi. Uno dei messaggi più importanti, però, lo ha dato il mitico Braccio di Ferro, il marinaio di fantasia ispirato a un uomo realmente esistito. Era il 1929 quando Popeye faceva il suo debutto nella striscia a fumetti del New York’s Evening Journal, e fin da subito è stato rappresentato insieme alla sua fedele scatoletta di spinaci. Senza volerlo, già in tempi non sospetti Braccio di Ferro ha dimostrato quanto sia semplice assumere ferro e nutrienti necessari anche senza carne.

Lisa Simpson

«Che differenza c’è tra questo agnello e quello che mi ha baciata?». Si è guadagnata ben due «allarmi di pensiero indipendente» in un solo giorno, Lisa Simpson, nel quinto episodio della settima stagione di una delle più longeve, fortunate e lucide serie animate di sempre. Aveva osato mettere in dubbio il sistema, si era ritrovata sola per seguire i suoi ideali, ma non ha mollato: Lisa Simpson, nel 1995, è stata una delle prime icone vegetariane della TV. A confortarla c’era Apu, il gestore del minimarket che ha condiviso con lei la sua terrazza segreta, nascosta dietro il finto frigorifero della birra analcolica.

Lì, c’erano anche Paul e Linda McCartney: era il 1995 e da quattro anni la moglie della rockstar, vera pioniera del vegetarianesimo, aveva lanciato la sua linea di prodotti vegetali. Famosa è la battuta finale di Paul (che accettò di partecipare a patto che Lisa sarebbe rimasta vegetariana per l’intera serie), che invita Lisa ad ascoltare Maybe I’m Amazed al contrario, per trovare la sua ricetta della zuppa di lenticchie. McCartney ha registrato davvero un messaggio al contrario per i titoli di coda, seguito dalla frase «Oh, e comunque, sono vivo». Una puntata decisamente da recuperare.

Scott Pilgrim

Ispirata al fumetto scritto dal canadese Bryan Lee O’Malley, la serie Scott Pilgrim è approdata su Netflix nel 2023. Una favola moderna, romantica e delicata, che tratta i temi tipici della prima gioventù, in cui ogni personaggio ha dei poteri soprannaturali. Quelli di Todd Ingram sono dati dalla dieta vegana: Scott, durante il combattimento, riesce ad avere la meglio proprio facendogli mangiare con l’inganno un prodotto animale, che fa scattare l’allarme della Polizia Vegana, task force impegnata affinché tutti rispettino le regole.

Alla ricerca di Nemo

«I pesci sono amici, non cibo» è una delle citazioni più famose di questo bel Disney del 2003. Ma il messaggio vegano non passa solo attraverso il tentativo di Bruto, grande squalo bianco, di diventare vegetariano: la pellicola tratta il tema della pesca, ma soprattutto degli acquari casalinghi, in questo caso quello nello studio di un dentista, dove ogni volta un pesce muore per colpa della pestifera nipotina del dottore che scuote i sacchetti in modo violento. Nemo, alla fine, riesce a scappare e, dopo molte peripezie, a ritrovarsi con suo padre.

Dumbo, Bongo e i tre avventurieri, Madagascar

Diventare vegani non coinvolge solo la sfera alimentare. Chi è antispecista (chi si oppone allo specismo, ovvero la credenza che alcune specie siano superiori alle altre) boicotta i circhi, gli zoo, gli acquari. Voglia di libertà, riscatto, la ricerca di un luogo di appartenenza: è ciò che prova l’orsacchiotto Bongo di Bongo e i tre avventurieri (Disney, 1947), che scappa dal circo per vivere libero in natura. Un po’ come i protagonisti dello zoo di Madagascar (DreamWorks, 2005), ma soprattutto Dumbo (Disney, 1948), che ha regalato una delle scene più strazianti del cinema d’animazione: la mamma rinchiusa per aver difeso il cucciolo da un bambino maleducato, che culla l’elefantino in lacrime sporgendo la proboscide tra le sbarre.

Le avventure del bosco piccolo

Nel 1933 lo studio inglese Telemagination e il francese La Fabrique si misero insieme per produrre uno dei cartoni animati più belli e inquietanti di sempre (in noi figli degli anni ’90 ha lasciato non pochi traumi), che in Italia è arrivato grazie alla Rai. Gli animali del bosco sono minacciati dalla caccia e dalle ruspe degli uomini che distruggono il loro habitat per continuare a costruire, e così decidono di dirigersi verso «Il Parco del Daino Bianco», oasi naturale di cui «solo il Rospo conosce la strada». Gli ostacoli che devono affrontare, però, sono molti e non tutti raggiungeranno la destinazione: tra le scene più strappalacrime, quella della coppia dei ricci investita mentre cercava di attraversare la strada.

Happy Feet

Mambo è un pinguino imperatore che balla il tip-tap, follemente innamorato di Gloria. È l’unico ad accorgersi degli anelli gialli attacchati dagli «alieni» alle zampe del gabbiano, e anche dell’escavatore emerso dal ghiacciaio. Finito in un acquario dopo mille peripezie, Mambo viene tracciato dagli alieni (gli umani) con un apparecchio trasmittente alla schiena: riesce a tornare nella sua colonia, ma il segnale si attiva e gli umani trovano tutti i pinguini, che iniziano a ballare insieme a Mambo. Il governo interpreta questa danza come un segnale per l’umanità e vieta la pesca in Antartide.

Red e Toby, Bambi, Koda, fratello orso

Bambi è commovente, la morte di Mufasa ne Il Re Leone struggente, ma quando si parla di «traumi Disney» molti dimenticano di citare Red e Toby, il toccante classico del 1981. Lacrime a parte, il film porta con sé un importante messaggio contro la caccia: alla fine, il cane Toby si piazza di fronte alla volpe Red, ringhiando al suo padrone, pronto a morire per proteggere l’amico d’infanzia a cui aveva dovuto voltare le spalle. Esempi simili si trovano anche in Bambi (1942) e Koda, fratello orso (2003).

Charlotte’s Web

Il libro per bambini scritto da E.B. White nel 1952 fu trasformato in un film d’animazione una ventina d’anni dopo, nel ’73. Protagonista è un maialino di nome Wilbur, che cerca di fare amicizia con gli altri animali della fattoria. Le pecore si rifiutano, spiegando che i maiali vengono macellati e trasformati in pancetta, per cui non avrebbe senso stringere legami (un po’ come succede nel film del ’95 Babe, maialino coraggioso). Alla fine, Wilbur riesce a instaurare un rapporto sincero con Charlotte, ragno dotato di grande intelligenza che riuscirà a salvare il maiale dal suo triste destino.

Ferdinando il toro

Nel 2017 la Fox Animation ha dato vita a Ferdinand, film ambientato in Spagna che ha come protagonista un toro che odia combattere. La storia, però, è ispirata al cortometraggio Disney del 1938, Ferdinando il toro, un piccolo capolavoro da non perdere. I tori da combattimento si contendono il titolo di più forte del gruppo, cercano di fare colpo sugli organizzatori della corrida… tutti tranne Ferdinando, romanticone amante dei fiori. Quando si siede accidentalmente su un calabrone, però, inizia a correre e spazza via tutti i compagni. Viene allora scelto per partecipare alla corrida, ma l’unico gesto che fa è strappare i fiori di mano al matador. Il torero si arrabbia e alla fine Ferdinano viene riportato a casa, dove rpuò finalmente tornare ad annusare i suoi fiori.

Free Birds – Tacchini in fuga

Owen Wilson, Woody Harrelson, Amy Poehler sono le voci dei tacchini protagonisti di questo film del 2013, che riprende un po’ la trama di Galline in fuga. Reggie è l’unico tacchino ad aver capito che il motivo per cui vengono rimpinzati è per poter essere poi macellati. È sempre lui a uscire dall’allevamento e vivere tante disavventure, fino a essere considerato una specie di Dio dall’associazione per la liberazione dei tacchini. Alla fine, attraverso una macchina del tempo, torna al primo Giorno del Ringraziamento della storia per cercare di cambiare questa antica tradizione statunitense così che tutti i tacchini possano essere liberi.

Shark Tale

Il consumo abbondante di carne, le grigliate all’aperto, le costolette trangugiate in un sol boccone: sono scene socialmente e comunemente legate a una certa idea di machismo. Proprio contro questo stereotipo si batte il film della DreamWorks del 2004: Oscar è un pesce pulitore e lavora in un autolavaggio, Lenny è uno squalo vegetariano che non ha il coraggio di confessare la sua alimentazione al padre, Don Lillo. Si confiderà finalmente con Oscar, che lo incoraggerà a continuare per la sua strada, aggiungendo che tutti gli squali dovrebbero seguire il suo esempio.

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