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Storia delle mitiche uova delle galline di Giulio Apollonio, il produttore pugliese che le salva dagli allevamenti intensivi

Sono più di 6mila, per un numero di deposizioni giornaliere che può toccare quota 1.500. Il Corriere della Sera racconta la storia dell'allevatore e delle sue uova che saranno presenti ai pranzi e alle cene del G7

  • 07 Maggio, 2024

Un modello di business atipico, decisamente non al passo con i tempi. Chissà se proprio questa caratteristica dell’attività di Giulio Apollonio, allevatore pugliese classe 1986, lo renderà particolarmente simpatico al presidente degli Stati Uniti Joe Biden, anch’egli spesso soggetto ad osservazioni riguardo la sua età avanzata. Come enteranno in contatto i due? Tutto parte dal già citato impiego di Apollonio che, andando nello specifico, lascia razzolare più di 6mila galline su una superficie di quattro ettari di terreno a Cutrofiano, in provincia di Lecce, senza mai venderle o macellarle, ma al solo scopo di raccoglierne le uova. Esse, deposte quotidianamente dalle 300 alle 1.500, arriveranno fino alle imbandite tavole del prossimo G7, che dal 13 al 15 giugno vedrà lo stesso Biden e gli altri capi di stato riuniti a Borgo Egnazia, sempre in territorio pugliese.

Cervello di gallina? Tutt’altro!

«A Cutrofiano le galline muoiono di vecchiaia», è la sintesi della storia raccontata sulle pagine del Corriere della Sera. Una conversazione che serve anche a sfatare alcune false credenze riguardo le galline, oggetto di aforismi talvolta denigratori e invece più che mai dotate di scaltrezza ed intelligenza. Esse possono scegliere «da quale dei molti galli che l’hanno posseduta saranno fecondate le sue prossime 20 uova», spiega Apollonio, e alla morte del cosiddetto «gallo alfa, la gallina dominante riesce a diventare essa stessa un gallo». Ciò, racconta ancora l’allevatore, è possibile grazie «all’interruzione della funzionalità dell’unico dei due ovai deputato all’ovodeposizione», portando anche alla formazione della più classica delle creste.

La piaga degli allevamenti intensivi

Tutto ciò, nei moderni allevamenti industriali, non sarebbe possibile, in quanto il ciclo biologico delle galline risulta incompleto. Proprio questo modello si pone al polo opposto rispetto a quello proposto da Apollonio, che fornisce ulteriori specifiche riguardo lo sfasamento a cui gli animali allevati vengono sottoposti: «Nei capannoni con la luce sempre accesa, le hanno illuse che la primavera duri 10 mesi e costrette a deporre un uovo al giorno. Appena vanno in muta, per un mese diventano improduttive, quindi le uccidono». A meno che non arrivi Apollonio che, citando un libro di Ammaniti, le prende e le porta via.

Etica ed economia, le due facce della stessa medaglia

Una scelta etica, ma anche economica, vista la riconosciuta qualità delle uova che ne permette un’esportazione da Parigi a Madrid, passando per Bruxelles e la Republica Ceca. Sposato con Maira da quasi venticinque anni, i due allevano oltre 15 razze diverse di galline, prendendosene cura e proteggendole così bene da volpi e branchi di cani randagi che è quasi impossibile immaginare un sequel del celebre film “Galline in Fuga“: «Questo non è un film d’animazione. Le mie si guardano bene dal fuggire, benché possano volare e la recinzione sia alta solo 130 centimetri. Le tratto troppo bene».

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