La prima volta che ho “sgarrato” è stato con due colleghe. Erano le prime uscite dopo il lockdown, Annalisa era incinta e andava avanti a Bloody Mary analcolico, sulla terrazza romana si stava bene, finché a un certo punto non sono arrivate le polpette di carne. «Buone». Ne ho preso un pezzo microscopico, trattenendo il fiato. Ho detto di essere piena, ma la verità è che ero diventata vegetariana cinque mesi prima, nel febbraio 2020, giusto in tempo per la pandemia. Il nostro è un lavoro incentrato sul cibo, e semplicemente avevo paura che questa scelta potesse crearmi dei problemi (spoiler, in parte lo ha fatto) e così non la condivisi per molto tempo. Il secondo “sgarro” c’è stato l’estate successiva, con mia nonna e mia zia. «Ma neanche il prosciutto?», la conversazione è andata avanti a lungo finché non ho ceduto: «Va bene, vada per i pomodori col tonno».
Per tanti è impensabile rinunciare alla carne per via del sapore, ma in molti casi (il mio, per esempio) è la sfera sociale a bloccare questo processo. «Come farò con gli inviti a cena, darò fastidio con le mie richieste?». A darmi la spinta è stata Michela, amica vegetariana di vecchia data in grado di spazzare via qualsiasi dubbio con semplicità: «A costo di mangiare solo pane e olio, non rinuncio ai miei principi per far star comodi gli altri». Pane e olio, tra l’altro, è il mio piatto preferito.
Ricotta di canapa con fungo cardoncello, porro alla brace, lichene e miele vegetale – Romeow Cat Bistrot (Roma)
Non è un caso isolato, il mio. Avere delle incertezze prima di compiere un passo simile è normale. Le mie colleghe, però, sono state le prime a supportarmi, Annalisa è quella che più si preoccupa di ordinare piatti condivisibili. Nel frattempo, nonna e zia hanno imparato che si può sopravvivere senza il pollo e sono impazzite per il mio gateau agli spinaci, mio suocero ha accettato che non mangerò più la sua (squisita) frittura di pesce la sera della Vigilia, e durante l’ultimo pranzo in famiglia tutti hanno invidiato la pasta alla Norma che un’altra zia aveva preparato solo per me.
Come, perché – e dopo quante vicissitudini – sono diventata vegetariana è un’altra storia, molto meno interessante. Quel che è certo è che di dubbi ne ho avuti diversi: ecco, allora, qualche consiglio per chi si vorrebbe diventare vegetariano ma non sa da dove iniziare.
Pizza vegana, Pizzeria Clementina (Fiumicino, RM)
Avete visto l’ultimo documentario del caso, siete pronti per rivoluzionare il vostro stile di vita, ma proprio questo weekend c’è il matrimonio di vostra sorella/la cena di lavoro con il nuovo capo, e non ve la sentite di richiedere un menu a parte (tranquilli, questa paura passerà). La soluzione è semplice: non fatelo. Non tutti stravolgono le abitudini alimentari nell’arco di una notte: iniziate eliminando carne e pesce in casa e tenere qualche strappo alla regola per le occasioni speciali. Se siete convinti fino in fondo della scelta, prima o poi verrà da sé.
Esistono diverse modalità per assumere i legumi. Per esempio, ci sono le paste di legumi, oppure le farine: con quella di ceci si prepara un’ottima frittata vegana, dei pancakes saporiti, con la farina di lenticchie potete creare delle crepes o delle polpette. Frullando i legumi, poi, si può realizzare praticamente qualsiasi alimento, dai polpettoni alle salsicce.
Gnocchi
Tofu, tempeh e seitan possono essere dei validi alleati. Così come le alternative vegetali ormai in vendita in tutti i supermercati (da consumare con parsimonia, si tratta di prodotti spesso ultraprocessati), ma nulla di tutto questo è indispensabile. Basta ricorrere alle ricette della tradizione: parmigiana di melanzane, caponata, lasagne bianche (asparagi e pisellini, per esempio, ora che sono di stagione), farinata, pasta alla norma, trenette al pesto, frittata, qualsiasi tipo di gnocchi, uova in purgatorio… e tanto, tanto altro.
Non mollate dopo aver consultato il menu online. Chiamate il ristorante e chiedete se si possono comunque avere delle opzioni vegetariane (che non sia solo della pasta al sugo!) e scoprirete che il più delle volte è possibile.
Questa è l’unica carenza alla quale, senza integrazione, si può andare incontro. Si tratta di una vitamina prodotta da microorganismi come batteri e funghi e si trova, per dirla in parole semplici, nelle verdure sporche. Mangiando terra e piante, gli animali la sintetizzano e di conseguenza si ritrova nella carne. Quando si passa a una dieta vegetariana (anche solo parzialmente) è bene informarsi con il proprio medico per chiedere delucidazioni al riguardo (e non è detto, come spiega la dottoressa Silvia Goggi, che chi mangi carne e pesce non abbia bisogno di un’integrazione).
Delivery di Hummustown, Roma
Se il partner, l’amica del cuore, il gruppo di colleghi ha voglia di provare qualche cucina straniera, proponete un ristorante siriano o libanese: i piatti vegetariani della tradizione sono tanti, gustosissimi, avrete l’imbarazzo della scelta. Vale anche per la cucina indiana, marocchina e molte altre (l’ostacolo maggiore sembra essere, invece, la cucina giapponese).
I burger vegetali pronti non sono granché dal punto di vista nutrizionale (spesso, neanche del gusto). Così come non lo sono le patatine fritte in busta, i salamini, i cornetti surgelati… eppure, ogni tanto ce li concediamo. Per fretta, noia, stanchezza: se una sera l’idea di preparare una cotoletta di ceci (provate la ricetta di Cucina Botanica) proprio non vi va, potete ricorrere alle opzioni pronte del supermercato: nessuno è perfetto e riposarsi è più necessario di quanto si pensi.
Andando avanti col tempo capirete che l’unico vero ostacolo sono i ristoranti di mare. Nei rifugi di montagna si trovano piatti vegetariani, nelle trattorie di piccoli borghi sperduti si torvano piatti vegetariani… al mare, vige solo la cucina di pesce. Informatevi prima chiamando il locale, se non volete ritrovarvi con pasta al sugo e verdure alla griglia.
Quel bel profumo salmastro non è dato solo dalle cozze. Le alghe sono un concentrato di umami perfetto per profumare gli spaghetti: se vi manca il profumo dei piatti di mare, potete ritrovarlo con un po’ di alga nori sminuzzata e mescolata insieme ai ceci tritati, capperi e salsa di soia per una specie di tonno fatto in casa (seguite la ricetta di Joysonfire per andare sul sicuro). Aggiunta a un soffritto con aglio, olive, capperi e peperoncino, diventa la base ideale per delle linguine: un tocco di scorza di limone, et voilà, l’estate è servita.
C’è questa stramba convinzione per cui, quando si cerca di migliorare le proprie abitudine, bisogna farlo in fretta e senza mai cedere. O tutto o niente. Stai abbandonando la carne, ma mangi comunque i cappelletti di mamma? «Non ha senso». Ma chi lo ha stabilito? Se a bloccarvi dall’eliminare la carne sono solo gli spaghetti alle vongole, teneteli. Sarete vegetariani al 90%, fatta eccezione per l’arrosto della cena di Natale. Evitare di comprare la carne 364 giorni l’anno è pur sempre meglio di niente. La richiesta di mercato si abbasserà comunque, quella verso le alternative vegetali continuerà ad alzarsi… avrete contribuito ugualmente, anche se non ogni singolo giorno.
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