Il nome significa “braccialetto”, e ancora oggi queste ciambelle dolci vengono legate tra loro con un filo, proprio come si faceva in passato, quando i chierichetti le tenevano attorno al braccio durante la messa. In principio venduti fuori la chiesa ai cresimandi, col tempo questi dolci dell’Oltrepò Pavese sono pian piano scomparsi. Ma non del tutto, grazie a uno storico forno di Schizzola, frazione di Borgo Priolo, dove le sorelle Bernini continuano a proporre la ricetta di famiglia.
«L’impasto è fatto con la macchina ma poi tutto il procedimento è manuale», racconta Marta Bernini, «la ricetta è semplice, bastano pochi ingredienti: farina, burro, strutto, zucchero, sale e un pizzico di lievito». Materie prime che danno vita a ciambelle compatte e croccanti, chiamate brasadè, «la mia famiglia le fa dal 1920, ma qui in zona si preparano già da fine Ottocento».
A inventare le ciambelle non è stato nonno Bernini, ideatore del panificio, ma le famiglie di Staghiglione, altra frazione di Borgo Priolo, «un tempo tutti le preparavano e le andavano a vendere con i carri alle fiere nei paesi vicini». Si infilavano tutte attorno a uno spago, cinque da un lato e cinque dall’altro, più un’ultima a chiudere il cerchio, «così da poterle trasportare più facilmente». Ma perché nessun altro le prepara? «Bella domanda… dopo la Seconda Guerra Mondiale la scarsità di zucchero ha portato tante famiglie a ridurre le spese e limitare il consumo di dolci, e il rituale si è gradualmente perso».
Ad avviare il panificio è stato il nonno, ma è grazie alla mamma che è cominciata la produzione di ciambelle, «papà ha iniziato a lavorare al forno di Stigghiola, mamma – originaria di Staghiglione – l’ha raggiunto e si è da subito dedicata ai brasadè, dolce che conosceva bene e che aveva imparato a fare fin da bambina». Una tradizione che le sorelle si impegnano a tenere in vita, «li prepariamo tutti i giorni, anche se in quantità limitate, considerando il grande lavoro manuale che c’è dietro».
Le ciambelle vengono prima bollite e poi ripassate in forno, una doppia cottura che consente ai dolcetti di mantenersi a lungo, caratteristica necessaria in passato per permettere alle famiglie di andare a venderle nei borghi limitrofi. Dal 2004 i brasadè hanno ottenuto anche la Denominazione Comunale d’Origine, e dal 2010 il forno è stato riconosciuto come negozio storico del territorio, «siamo felici di proseguire il lavoro dei nostri genitori, le ciambelle piacciono ancora tanto ed è per noi un onore poter mandare avanti l’attività».
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