
Che sia Natale, Capodanno o domenica, non ha importanza per Anna Possi, 99 anni compiuti lo scorso 16 novembre: alle 7 in punto di ogni mattina lei apre il suo bar Centrale nella piazza del Municipio di Nebbiuno, in provincia di Novara. La signora Renè, come la chiamano tutti in paese, è un’istituzione anche perché dietro a quel bancone lei c’è da 65anni, tanto che Fipe e Confcommercio le hanno consegnato una targa con su scritto: «Alla barista più longeva d’Italia».
«Il mio locale è la mia famiglia – racconta all’Ansa – lo gestisco da 65 anni. Prima con mio marito e poi, dal 1974, da sola perché sono rimasta vedova. Ma il mio bar non è solo un bar, è un centro di incontro e io sono come una vecchia amica. Mica ci vado in ferie, resto per chi viene a farle qui, vuole che non tenga aperto per loro?». Non sia mai, nonostante la fatica che si fa a gestire un esercizio come un bar dovendo stare dietro alle comande degli avventori e dei clienti abituali che ogni giorno passano anche solo per fare un saluto ad Anna: «Veniamo qui da sempre, ci venivano i miei genitori, è un’istituzione nel paese» testimonia una cliente. «Io vengo tutti i giorni qui a prendere il caffè – dice un’altro – si sta bene, è come essere in famiglia. E poi Anna ci sostiene, ci tira su il morale». «La conosco da quando ero bambina – dice un’altra signora ancora – La sua vita è il bar, non potrebbe stare in un altro posto».
Insomma, la signora Anna è un pilastro della comunità locale, ma per lei il bar non è un lavoro e l’età che avanza sembra non sentirla e sprattutto non spaventarla: «Io cerco di resistere. Finché Dio vuole – dice – Non ho ricette segrete di longevità, mangio poco e lavoro. Di sicuro ho sempre qualcosa di nuovo che vorrei fare, forse non mi rendo conto dell’età che ho. Ma ciò che amo di più è stare con la gente che frequenta il mio locale».
Del resto quella di Anna Possi è stata una vita passata nella ristorazione, come quando lavorava al “Delle Alpi” di Vezzo, la trattoria dei genitori, in tempo di guerra: «Ancora oggi a volte di notte sento il rumore del passo dei tedeschi con il fucile che batte sugli elmetti – ha confessato Possi al quotidiano locale, il Giornale di Arona – Quando capita mi sveglio e mi batte il cuore, mi sembra che ci siano ancora».
Certo, questi sono tempi diversi rispetto al passato: «Avevamo il juke-box, il flipper e il calcetto e la clientela di Arona era tutta gioventù». Ma oggi i clienti sono “contati”: «So di preciso a che ora arrivano e quanti sono. Sì ci sono quelli di passaggio, ma non è più come una volta…». Ma la decana delle bariste ha le idee chiare anche sul tipo di marketing che serve al locale oggi: «La mia pubblicità viene fatta con il passaparola – dice, aggiungendo però che – quando ho qualcosa in più da vendere, io la do a chi non ne ha. Qualche giorno fa avevamo messo in vendita delle castagne, senza riuscire a venderle tutte. Così ne ho regalato dei sacchetti. Facendo così, mi acquisto dei clienti».
Di esperienza Anna ne ha a bizzeffe, ma non per questo ha smesso di coltivarla: nonostante, infatti, abbia gli apparecchi per sentire meglio, che poi non usa, e non voglia operarsi di cataratta, tutte le mattine lei naviga in rete: «Prima leggo mi aggiornarno su imposte e titoli di stato. Poi curioso tra le offerte degli alberghi e cerco le ricette di cucina su Google. Sì, sono anche sui social, ma mi piacciono meno…».
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