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L'episodio dei Simpson che denuncia gli abusi subiti dai lavoratori nelle ghost kitchen

Marge finisce a lavorare per un servizio di delivery, ma è sottopagata e sopraffatta dalla fatica. Con questo episodio, I Simpson spiegano l'importanza di intraprendere azioni sindacali per difendere i propri diritti

  • 12 Aprile, 2024

Una parodia ben riuscita, come sempre nel caso della serie animata creata da Matt Groening. Stavolta, i Simpson hanno dato un’istantanea azzeccata del mondo della ristorazione, facendo un po’ il verso a The Bear, la serie che ha messo in luce i massacranti turni di chi lavora nel settore. L’episodio, andato in onda domenica 7 aprile 2024 su Fox, si chiama Night of the Living Wage 7  e non a caso è stato scritto da Cesar Mazariegos, recentemente a capo di uno sciopero della Writers Guild of America, il sindacato più rappresentativo degli sceneggiatori cinematografici, televisivi e dei media digitali negli Stati Uniti. La trama è questa: la famiglia Simpson è costretta a sborsare una grossa somma dal veterinario, che spinge Marge ad accettare un lavoro di consegna a domicilio per GimmeChow, una rinomata ghost kitchen, «cucina fantasma» che non offre servizio al tavolo, solo asporto o delivery.

Il lavoro in una ghost kitchen

Il lavoro è tanto, disorganizzato, i colleghi si ritrovano ben presto sopraffatti, il riferimento alla puntata Review di The Bear è ben riuscito. Ben presto, i protagonisti scoprono che la retribuzione per i loro straordinari è stata rubata. Marge, allora, decide di guidare una protesta sindacale per rivendicare i diritti dei lavoratori. Inetto, pigro, svogliato, ignorante quanto basta per passare sempre dalla parte del torto: Homer non si smentisce mai e mentre Marge porta avanti la sua battaglia, si schiera dalla parte dei miliardari, ordinando il cibo proprio da GimmeChow, facendo infuriorare la moglie.

Comunicazione ingannevole

L’idea della puntata sembra sia nata prima della protesta dell’autore Mazariegos, che avrebbe invece preso ispirazione dall’attivismo della moglie e dalle contestazioni del California Proposition 22 del 2020, un’iniziativa elettorale che ha consentito alle società di trasporto e consegna basate su app digitali di classificare i propri autisti come «appaltatori indipendenti» anziché «dipendenti».

In un’intervista a Eater, Mazariegos ha dichiarato che il problema della gig economy – il modello basato sul lavoro a chiamata, occasionale – legato alle ghost kitchen risale già ai tempi del Covid: «Nel 2020 eravamo tutti su Zoom per via della pandemia, le cucine fantasma iniziavano a diffondersi, spesso ti ingannavano facendoti credere di ordinare cibo più buono di quanto non fosse in realtà. Ci sono stati tanti articoli al riguardo, è il degrado del lavoro, del cibo e persino del cliente. In molti casi questo è dovuto alle aziende che non stimano i consumatori e pensano che siano disposti a pagare 68 dollari per tre hamburger che non sono nemmeno così buoni».

Il prezzo della miseria umana

L’ispirazione è arrivata anche da un vecchio episodio del 1993, Last Exit to Springfield, in cui è Homer a formare un’unione sindacale, «ancora oggi una delle puntate più divertenti di sempre» che ha convinto Mazariegos a creare una storia «divertente e anche un po’ reale, perché così tante persone stanno vivendo questa situazione proprio adesso». Sullo sciopero degli sceneggiatori a cui ha fatto capo, ha infine dichiarato: «Ciò che mi ha colpito è il fatto che il sindacato degli insegnanti è stato con noi, i lavoratori degli alberghi sono stati con noi, c’erano anche persone venute semplicemente a portare delle ciambelle. Mio padre era un Teamster (sindacato degli autotrasportatori degli Stati Uniti e del Canada, ndr) ma non ha mai dovuto scioperare, da bambino non capivo bene di cosa si trattasse. Essere adulto e vedere tutte queste persone riunirsi è un qualcosa di unico».

Con questo episodio, Mazariegos  spera di risvegliare un po’ le coscienze: «L’empatia è presente in molte persone, ma è troppo facile tirare fuori il telefono e ordinare qualcosa, come fa Homer. Questo gesto, a volte, comporta il prezzo della miseria umana. È la consapevolezza di potersi difendere a vicenda e lottare l’uno per l’altro, sostenendosi a vicenda, che dobbiamo ritrovare».

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