Lasciata alle spalle l’esperienza da Follie dell’hotel Villa Agrippina Gran Meliá (ora il nuovo chef è Alfonso D’Auria), Luciano Monosilio è in procinto di aprire una pizzeria. Gli è bastata una passeggiata a San Lorenzo, quartiere in rinascita dal punto di vista ristorativo (oltre agli “storici” Tram Tram, Farinè o Artisan, una ventata di aria fresca l’hanno portata Francesca Barreca e Marco Baccanelli di Mazzo), per capire che qui ci voleva fare qualcosa. Il fatto che una delle pizzerie storiche del quartiere, Il Maratoneta, fosse chiusa da otto anni, ha fatto il resto. Da Maggio Il Maratoneta rivedrà luce, con fritti, pizze romane e antipasti vegetariani cotti nel forno a legna.
Lavoratore ostinato, poco incline ai convenevoli e alle convenzioni, Luciano Monosilio è passato nelle cucine di Roscioli, Fulvio Pierangelini, Enrico Crippa e Mauro Uliassi, poi il sodalizio con Alessandro Pipero durato quasi otto anni. È da Pipero che ottiene la stella Michelin a soli 27 anni ed è sempre qui che sdogana e codifica la pasta alla carbonara nell’alta ristorazione. Una intuizione che segnerà per sempre il suo cammino: «Fino a un certo punto mi sono sentito prigioniero di questo piatto, oggi non più». Oggi lo chef di Albano Laziale è imprenditore illuminato e persona risoluta. Il suo ristorante Luciano Cucina Italiana nel cuore di Roma – fresco di ristrutturazione – con pastificio e il cocktail bar Veleno è uno degli indirizzi più contemporanei della città, impossibile da etichettare (nel menu sia la famosa carbonara che piatti da “fine dining”) e capace di accontentare una clientela multiforme. Luciano Cucina Italiana, anche se ha intercettato alcune tendenze, non ne rimane imbrigliato perché perfettamente in linea con quello che è diventato il suo patron, rappresentante di una “nuova” generazione di cuochi (concedeteci “nuova” anche se Monosilio è del 1984!) che di rimanere ingabbiati in definizioni, spesso sommarie, e classificazioni proprio non gli va. Sarà anche per questo che Monosilio ha concluso la sua collaborazione con Villa Agrippina Gran Meliá, dove per un anno è tornato al fine dining puro.
Ora il nuovo progetto. «Un giorno camminando a San Lorenzo mi sono ricordato del Maratoneta, una pizzeria, chiusa da otto anni, che nel quartiere ha fatto la storia insieme a Il Podista e Formula 1. Ho subito iniziato a fantasticare: pensa che bello se ci facessimo un locale in stile Roberta’s a Brooklyn, spartano che sembri quasi un club». Luciano non ha perso tempo e nel giro di pochi mesi ha concretizzato la fantasia. «Manterremo il nome e alcuni dettagli del vecchio Maratoneta, come il pavimento e la boiserie in marmo, per il resto ci siamo affidati allo studio Frame che ha voluto mantenere un’immagine industriale ed essenziale introducendo elementi nuovi volutamente imperfetti». Settanta coperti, compreso il dehors, e un’apertura prolungata dalle 16.00 alle 23.00. «È un posto dove poter fare anche un aperitivo, poi, sì, c’è pure la pizza romana cotta nel forno a legna». E cotti nel forno a legna anche gli antipasti, tutti vegetariani e vegani. «Oltre ai fritti, che saranno quelli che proponevo da Luciano Cucina Italiana – all’inizio Luciano Cucina Italiana era anche pizzeria, ndr – anche una selezione di antipasti vegetariani, come la lattuga cotta alla brace o il cavolo riccio fritto». Completano il quadro una carta di vini naturali e i drink alla spina studiati da Luca Fanari, bartender di Veleno. A inizio maggio in via dei Sardi ne vedremo delle belle.
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