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THE BEST IN ROME & LAZIO
Nella Roma della ristorazione che riparte sono diverse le nuove insegne che puntano sulla cucina cinese, sdoganando in città una tendenza sempre più familiare per gli avventori romani, ormai pratici nel destreggiarsi tra dumpling (a farli conoscere, per primo con grande successo di pubblico, il Dumpling Bar di Gianni Catani) e bao. Ci prova in via dei Gracchi (quartiere Prati) Bao Bao, con una piccola ravioleria con laboratorio a vista e 40 coperti nel dehors, appena inaugurata; e non distante da piazza Vittorio (visitate i giardini ora tornati ai fasti di un tempo, per scoprire il progetto estivo di Gatsby), la Ravioleria Esquilino, con ravioli alla griglia o a vapore, preparazione a vista e ingredienti frutto di una bella collaborazione con fornitori locali di qualità (il modello indiscusso è quello della Ravioleria Sarpi di Milano).
Ma nella Capitale c’è anche chi esplora soluzioni più articolate per portare in tavola un’espressione autentica della cultura gastronomica cinese tradizionale. Di nuovo a Prati, in via Valadier, Song è il ristorante cinese immaginato da due famiglie che uniscono le forze, i Wu e gli Ozakazi, entrambe già conosciute nel panorama della ristorazione romana, con Okasan, Otosan e la pasticceria Hiromi Cake. Da Song il focus è centrato sulla tradizione del dim sum, vissuta in Cina come un vero e proprio rituale gastronomico fatto di piccoli assaggi e bocconi che confortano la pancia e lo spirito. A prepararli c’è lo chef Chu Lin Sang, al lavoro per molti anni nella penisola di Kowloon, e chiamato a coordinare una cucina che non propone solo dim sum, ma anche specialità di Hong Kong, piazza decisamente unica in territorio cinese per la complessità delle commistioni culturali e gastronomiche che animano la città.
Dunque il menu di Song spazia tra noodles all’astice, riso allo Char Siu, pollo kung pao, Feng Zhua (zampe di gallina al vapore con soia nera fermentata) e diverse proposte vegetariane, mentre l’anatra alla pechinese, richiede oltre 30 ore di lavorazione ed è servita con crespelle sottili, salsa Pecking Duck e verdure croccanti.
Un’ampia sezione è dedicata ai ravioli che sono il cuore dell’esperienza dim sum: con astice e impasto al matcha, funghi di bosco e tartufo, capesante, spigola, ragout d’anatra, gamberi in pasta cristallo maiale e salsa Sichuan, di manzo cotti in brodo, ma anche wanton e xiao long bao. E poi bao al vapore, con maiale caramellato nello stile di Guangdong o anatra laccata alla pechinese.
Si può optare anche per un percorso degustazione, cui abbinare cocktail o sake, con i suggerimenti del bartender Rosario Ciruolo, parte del team dopo diverse esperienze internazionali e romane. Da Song, la sua idea di miscelazione sposa suggestioni asiatiche. Per i dessert, invece, interviene la pasticceria della casa, Hiromi Cake, idea di pasticceria giapponese moderna, con dolci al cucchiaio come l’Hiromi – una mousse di prugne e umeshu, cuore di lampone e composta di azuki con bisquit al cacao – il Tiramisù matcha, la Cheesecake al mango e Sakura.
Il ristorante è già operativo, solo da qualche giorno, e per ora accoglie gli ospiti nel dehors dotato di 30 coperti, che si sommano ai 40 della sala interna, vivacizzata dalla cucina a vista, in uno spazio decorato con boiserie e soffitto a cassettoni.
Song – Roma – via Valadier, 14 – 06 3215804
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