Un pollo tiene in queste ore milanesi con il fiato sospeso. È quello arrosto della rosticceria Giannasi, che in base allo statuto non scritto su cui ogni comunità metropolitana si fonda è considerato il migliore della città. Quel chiosco in piazza Buozzi (qui i migliori di Milano), dalle parti di Porta Romana, per la gran parte dei milanesi è come se ci fosse sempre stato, anche se alla fine è là “solo” dal 1967, quando il giovane emiliano di rito appenninico Dorando Giannasi lo aprì contando su un prestito di un mecenate. La questione che angustia i milanesi è: ora che l’azienda passerà nelle mani del Gruppo Finiper Canova, azienda di supermercati (Iper, Unes e Viaggiator Goloso), al netto di questioni di soldi e governance che alla fine alle persone interessano poco, ma il pollo, il pollo arrosto, resterà buono come prima? Ne parliamo con Paola Giannasi, figlia e “socia” di Dorando.
Paola, il pollo non si tocca. O no?
Mi sento di rassicurare tutti. Milano continuerà ad avere il suo pollo arrosto preferito. Il pollo, e non solo. Inclusa la filosofia che ci ha sempre guidato cioè il rispetto per i clienti, propose of Giannasi, a cui continueremo ad offrire il meglio sia in termini di qualità che di prezzo.
Quindi a chi grida al tradimento che cosa risponde?
Di continuare a venire al chiosco di Piazza Buozzi, che non si tocca! Possibilmente lasciando a casa i pregiudizi!
Eh, quando si tratta di grande distribuzione qualche pregiudizio è anche legittimo… Come è nata la decisione della cessione?
La decisione è nata da una lunga e accurata riflessione. Alla base comunque ci sono due temi principali: il primo era quello di assicurare longevità al marchio, inteso soprattutto nel senso stretto del prodotto, che per questioni anagrafiche sarebbe stata difficile da garantire. Sa, anche io ho svoltato il mezzo secolo… Dall’altro per noi questo passaggio è un cambiamento fisiologico non molto distante da altri fatti nel corso dei decenni.
Ma perché la grande distribuzione?
È stata una scelta naturale e strategica: avere un partner come il Gruppo Finiper Canova era una condizione sine qua non.
Può darci qualche dettaglio in più sull’operazione?
In tutta sincerità al momento no.
La famiglia Giannasi continuerà a esserci?
Per noi non è cambiato nulla, io e il mio team siamo operativi esattamente come prima. Il supporto strategico del Gruppo ci consentirà di migliorare il servizio ai clienti. Le difficoltà di gestione di un’impresa come la nostra ci hanno spesso portati a sacrificare le richieste dei clienti.
Ad esempio?
Ad esempio i clienti di altre zone della città ci chiedevano da anni di aprire in prossimità. La “crescita armoniosa” condivisa nel comunicato stampa di Finiper significa proprio questo: avvicinarci ai clienti.
Diventerete l’ennesima catena?
L’intenzione non è di invadere Milano, perché il nostro comune obiettivo è quello di tenere sotto controllo la freschezza del prodotto e l’esperienza di acquisto che ci contraddistingue.
Però il fascino di Giannasi è proprio quello, il fatto che sia solo in piazza Buozzi in quel chiosco un po’ vintage da cui arrivavano da tutta Milano. Quella parte di città è letteralmente cambiata “attorno” a Giannasi…
Sono cresciuta con gli aneddoti di mio padre Dorando è ho sempre pensato che la prima parte della storia aziendale sia anche la più affascinante. Mio padre ha vissuto sulla strada i cambiamenti socio-culturali della nostra città. Ho sempre trovato molto poetico il racconto di quando da garzone prendeva la bicicletta per portare i servizi “ai signori” e al rientro non trovava mai la strada del ritorno, per quanto grande e misteriosa appariva ai suoi occhi di ragazzino la grande città di Milano.
Da Giannasi che si perde a Milano a Milano che teme di perdere Giannasi il passo è breve 57 anni.
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