
Il panorama della “Borgogna dell’olio”, per usare la simpatica espressione del collega Antonio Boco, è un quadro di rara bellezza tratteggiato dalle foglie verdi e argentate dell’olivo. Una pianta che qui non ha solo un’importanza paesaggistica, ma è legata a doppio filo con il territorio per ragioni storiche, economiche e sociali. Piante millenarie, ma anche nuovi impianti. Frantoi di vecchia data (pochi per fortuna) e il meglio della tecnologia all’avanguardia. Ed è proprio quest’ultima che sta dando una nuova linfa creativa e produttiva all’extravergine umbro. In questi ultimi anni, infatti, si sta assistendo a nuove e interessanti dinamiche produttive, sia da punto di vista olivicolo che da quello estrattivo. Ma cominciamo ad analizzare le peculiarità dell’annata.
L’Umbria si conferma regione capace di regalare piaceri sensoriali come poche altre, anche in un’annata non semplice come questa che ha visto una flessione produttiva del 30%. Le aziende di vertice restano tra le migliori del panorama nazionale e si infittiscono anno dopo anno, ma è tutto il gruppo dei frantoi artigiani che pare compiere decisi e collettivi passi in avanti. Gli assaggi di quest’anno hanno confermato questa tendenza positiva nella qualità della produzione.
Sono premi veramente importanti quelli che l’Umbria porta a casa quest’anno a cominciare da quello come “Azienda dell’anno” assegnato all’azienda Marfuga. Quella di Francesco Gradassi, infatti, è una realtà di quelle che fanno scuola per interi territori grazie a una cura certosina dell’oliveto, a un’attenzione maniacale in fase estrattiva (tale da regalarci ogni anno oli di rara precisione stilistica), ma soprattutto grazie a un’abilità commerciale che esalta il vero valore del prodotto. A una realtà d’eccellenza come questa ne segue un’altra storica che ha saputo stare al passo coi tempi costantemente: Frantoio Gaudenzi. Per questa famiglia “guardare oltre” non vuol dire pensare solo alla produzione dell’annata corrente, ma significa porre le basi per progetti che abbiamo uno sguardo a lungo termine e alle future generazioni. Con questo approccio un paio di anni fa hanno deciso di investire su una ventina di ettari di nuovi impianti che valorizzassero le tipiche varietà autoctone della zona potenziando ancora di più la loro già importante capacità produttiva, ed è proprio per questo motivo che a loro va il premio come “Olivicoltore dell’anno”.
Il nuovo che arriva quest’anno è rappresentato al meglio dall’azienda Centumbrie, la “Novità dell’anno”: la passione di Michele Cinaglia (già presidente della Engineering, leader nel settore software e servizi IT) per la sua terra, l’ha portato a investire nell’agricoltura. La proprietà si sviluppa su 140 ettari, ma è anche caratterizzata da una splendida struttura polifunzionale, dove ha sede il frantoio, e da casali ristrutturati per poter soggiornare. Il risultato, dal punto di vista degli oli, è stato eccellente grazie anche alla mano del giovane ed espertissimo frantoiano Luca Mencaglia. A questi prestigiosi premi si aggiunge quello ottenuto da Marco Viola, la Stella, ovvero il riconoscimento assegnato a quelle aziende che hanno ottenuto le Tre Foglie per 10 anni consecutivi. Quando parliamo di questa azienda, infatti, ci riferiamo a un fuoriclasse dell’olio italiano capace di una rara costanza qualitativa e di oli sempre emozionanti.
Il quadro complessivo degli oli che hanno superato 90 di punteggio è fatto di grandi conferme e di realtà che si affacciano per la prima volta al vertice di questa piramide qualitativa. Questo a testimonianza di una sempre crescente voglia di alta qualità sia da parte dei produttori sia dal lato di chi compra e cerca un extravergine di livello.
a cura di Indra Galbo
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