Dopo la notte di Siviglia, anche la Spagna ha un nuovo ristorante Tre stelle. E come l’Italia vanta 11 insegne tristellate, sebbene la ristorazione tricolore abbia beneficiato quest’anno di un upgrade (con Enrico Bartolini al Mudec), mentre la situazione spagnola resta invariata: esce Dani Garcia, che l’anno scorso, da poco raggiunto il traguardo più ambizioso, annunciava la decisione di chiudere (proposito portato a termine pochi giorni fa); entra il Cenador de Amos di Jesus Sanchez e Marian Martinez, che per la prima volta portano l’ambito riconoscimento in Cantabria, regione incastonata tra i premiatissimi Paesi Baschi e le Asturie. Forse un premio inatteso, non certo il più pronosticato, che però riconosce l’impegno di 25 anni (festeggiati quest’anno) di alta ristorazione capace di mantenere uno stretto legame col territorio che circonda Villaverde de Pontones, all’interno di uno spazio suggestivo. Per il resto la guida Michelin che assegna le stelle a Spagna e Portogallo per il 2020 sembra procedere per compensazione.
Un piatto di Noor, di Paco Morales
Dimostrandosi, per esempio, molto generosa con l’Andalusia, che perde le tre stelle di Garcia a Marbella, ma a cerimonia finita annovera ben 3 nuovi ristoranti bistellati, su un totale di 6 novità che arricchiscono la categoria. Nello specifico, tra gli andalusi, conquistano i due macaron il Noor di Cordoba (con Paco Morales), El Poblet a Valencia e Skina, proprio a Marbella. Di tre, uno dei progetti, non a caso, costituisce la sperimentazione b side di un chef già tristellato (El Poblet di Quique Dacosta), sorte comune a quella di Jordi Cruz, detentore dei tre macaron per Abac, e ora pure bistellato a Barcellona, con Angle, unico nuovo bistellato nella capitale catalana.
Le grandi città di riferimento, Madrid e Barcellona, infatti, non portano a casa grandi risultati. E così i Paesi Baschi generalmente premiati con pioggia di stelle (almeno fino a qualche anno fa). Fatta eccezione per Angle, Barcellona può contare sulle prime stelle di Aurt e Cinc Sentits; nel secondo caso, però, si tratta a ben vedere di una “restituzione” a seguito di trasloco. Madrid, invece, deve accontentarsi di due nuovi ingressi nella schiera delle prime stelle – che in totale sono 23 – con il giapponese 99 Ko Sushi Bar e Gofio by Cicero Canary, che nella capitale spagnola propone la cucina delle isole Canarie con tocco contemporaneo. D’altronde anche nell’arcipelago delle Canarie si registra più di qualche movimento, a confermare l’intenzione di distribuire i riconoscimenti in modo più capillare, con Gran Canaria che festeggia l’arrivo di due prime stelle, per La Aquarele e Los Guayres.
Ma sul carro dei vincitori, oltre alla squadra cantabrica del nuovo tristellato, sale soprattutto Martin Berasategui, che anno dopo anno riesce a ritoccare a rialzo il totale delle stelle distribuito tra le sue numerose insegne (un po’ come Enrico Bartolini in Italia: quando la Michelin si innamora del pensiero di un cuoco, difficile che rinunci a premiarne ogni espressione). Dunque il veterano Berasategui, con la doppietta tristellata ormai consolidata nel quartier generale basco e a Barcellona (Lasarte e la cucina dell’italiano Paolo Casagrande), anche quest’anno aggiunge una nuova stella, l’unica concessa alla regione basca, per Ola Martin Berasategui, a Bilbao. E un’altra arriva anche extraconfine, in Portogallo, per il ristorante che lo chef dirige a Lisbona, Fifty Seconds nella Torre Vasco de Gama.
Non dimentichiamo, infatti, che la guida accende i riflettori anche sulla ristorazione portoghese, che, guardando ai riconoscimenti della Rossa, ancora resta molto distante dall’eccellenza. Anche quest’anno niente tre stelle, mentre è ammessa tra i bistellati la suggestiva Casa de Cha da Boa Nova, abbarbicata sulla scogliera di Leca de Palmeira, non distante da Porto: la cucina è quella di Rui Paula, star chef portoghese, che nell’area vanta numerose insegne. Per il resto, il bottino portoghese è magro, e vanta 4 nuove prime stelle, inclusa l’insegna di Berasategui.
Non si segnalano ristoranti condotti da donne tra i nuovi premiati, e ricapitolando i numeri Michelin della Spagna restano tutto sommato invariati: 30 nuove stelle (1 tre stelle, 6 due stelle, 23 una stella), 14 insegne che la perdono (per chiusura, traslochi o declassamento) e un totale di 214 ristoranti stellati sul suolo nazionale. Probabilmente uno degli esiti più piatti delle ultime edizioni.
Cenador de Amós (Villaverde de Pontones, Cantabria)
Angle (Barcellona)
Noor (Córdoba)
Skina (Marbella)
Bardal (Ronda)
El Poblet (Valencia)
Casa de Chá da Boa Nova (Leça da Palmeira, Portogallo)
La Aquarela (Patalavaca, Gran Canaria)
Aürt (Barcellona)
Cinc Sentits (Barcellona)
Ola Martín Berasategui (Bilbao)
Voro (Canyamel, Maiorca)
Magoga (Cartagena)
La Biblioteca (Pamplona)
Dama Juana (Jaén)
Mantúa (Jerez de la Frontera)
99 K? Sushi Bar (Madrid)
Gofio (Madrid)
Los Guayres (Mogán, Gran Canaria)
Taller Arzuaga (Quintanilla de Onésimo, Valladolid)
Es Tragón (San Antoni de Portmany, Ibiza)
Deliranto (Salou, Tarragona)
Iván Cerdeño (Toledo)
Retama (Torrenueva, Ciudad Real)
La Salita (Valencia)
Tula (Jávea, Alicante)
Epur (Lisbona, Portogallo).
Fifty Seconds (Lisbona, Portogallo).
Mesa de Lemos (Passos de Silgueiros, Portogallo)
Vistas (Vila Nova de Cacela, Portogallo)
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