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La carbocrema ha stufato: “La cucina romana è anche altro". La retromarcia di Luciano Monosilio

Lo chef dice la sua sul video girato davanti al Colosseo, in cui dei ristoratori hanno cucinato una carbonara per promuovere il loro ristorante di Fiumicino. E a sorpresa dice basta alla carbocrema

  • 22 Febbraio, 2024

«Questo è l’Aeroporto. No, me so sbajata, quest’è er Colosseo. E questa è la carbonara de ‘a Fraschetta! Vie’ co’ me che c’andrei…». È diventato virale in un attimo il video della carbonara cotta davanti al Colosseo girato per promuovere un locale di Fiumicino, La Fraschetta appunto, e attirare i tanti turisti in transito da quelle parti. Finché non sono arrivati i vigili urbani a interrompere il banchetto allestito su un tavolino da pic nic con tovaglia a quadri bianchi e rossi e piatti di carta, ma senza autorizzazioni del Comune.

La fine della carbocrema

«Sono diverse le considerazioni da fare: la prima è per l’occupazione di suolo pubblico, la seconda è legata all’igiene. Si tratta di somministrazione non controllata. Io non lo farei mai. Scherziamo? E poi è completamente sbagliato il target…». A parlare a tal proposito è lo chef Luciano Monosilio, che in un’intervista rilasciata a Repubblica dice la sua sull’insolita iniziativa. E si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa. «Non ha senso promuovere in centro storico, a Roma, un locale del litorale che fa carbonara. Non credo proprio che il turista deciderà di andare a Fiumicino per andare in quel locale. La pubblicità in questo modo, un po’ estremizzata, è un’arma a doppio taglio perché poi chi guarda certi video si crea delle aspettative».

Basta con la “carbocrema”

«È per questo che infatti la pubblicità a volte conta poco. Se uno è bravo va avanti, se non è bravo si ferma – continua l’ex chef di Pipero, che nel 2012 ha ottenuto la stella Michelin ed è diventato re indiscusso della carbonara. Da qualche anno è solista nel suo Luciano Cucina Italiana, dove la carbonara ovviamente c’è, ma senza stereotipi: «Bisogna tornare alla normalità, fare quello che sappiamo fare: cucinare, fare il nostro (…). Nel mio menu ci sono otto piatti, fatti bene, a volte qualcuno si lamenta dicendo che sono pochi, ma sono scelte. È questo quello che fa realmente la differenza. Non i menu lunghissimi, né i video sensazionalistici che potrebbero non corrispondere alla realtà dei fatti».

Parlando di “carbocrema”, però, sottolinea la giornalista che l’ha intervistato, non si può negare che sia amatissima ovunque, tra i foodporn più ripresi e instagrammati a ogni latitudine, anche a fini promozionali. «La carbocrema l’ho inventata io nel 2012 da Pipero. Era “carbomix”, per l’esattezza. Ma ora mettiamo un punto, su. A Roma c’è molto altro». E chiosa, a proposito, del fatto che i turisti (e non solo loro) i social li frequentano e che quando arrivano a Roma cercano anche quel tipo di cucina e di immagine: «E certo. Perché se quello gli dai, anche online, quello loro si prendono».

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