Una brodaglia scura, un caffè annacquato, acqua sporca… una schifezza, insomma. È così che viene accolta l’idea del caffè filtro dalla maggior parte degli italiani. L’americano, il caffè “lungo”, l’espresso diluito: ma di cosa parliamo, esattamente, quando parliamo di filtro?
L’apertura del primo Starbucks in Italia (il Reserve Roastery di Milano) nel 2018 aveva dimostrato ancora una volta quanti pregiudizi ci sono sul caffè fatto all’estero, e quanto sia profonda, diffusa e radicata la convinzione della supremazia dell’espresso nella Penisola. I commenti sui famosi «bibitoni all’americana» non sono mancati, ma la verità è che quando si parla di americano ci si riferisce a un semplice espresso allungato con acqua calda, ben diverso dalla bevanda tanto amata dai cultori degli specialty.
Areopress, chemex, syphon, cold brew, V60: ecco i diversi sistemi di estrazione, tra cui spicca l’ultimo della lista per popolarità. Il V60 è uno strumento composto da due parti, quella superiore (con angolo a 60° che dà origine al nome) in cui viene posizionato il filtro di carta, e la caraffa inferiore che accoglie il prodotto finale.
L’origine si fa risalire al 1908, quando una casalinga tedesca di Dresda di nome Melitta Bentz usò per la prima volta un foglio di carta per filtrare, sostituendo il solito panno in lino che in principio veniva impiegato per preparare il caffè. Per estrarlo, prese un pentolino di rame bucato sul fondo rivestito di carta assorbente, una primordiale forma di V60 in seguito brevettata all’Ufficio Brevetti Imperiale, e poi messa a punto negli anni.
E la macchinetta ritratta da film e serie TV statunitensi? È un sistema casalingo piuttosto comune, apprezzato soprattutto per la sua praticità e la possibilità di programmare in anticipo la preparazione, così da avere la bevanda calda già pronta al mattino. Si usa sempre un filtro in carta, ma il meccanismo è elettrico e non più manuale: si inserisce il foglio nel cestello superiore, si aggiunge il caffè in polvere (meglio se macinato al momento, così da mantenerne intatti gli aromi), si versa l’acqua (fredda) nel serbatoio e si fa partire il tutto.
Le dosi variano a seconda delle dimensioni della macchinetta, ma in qualsiasi caso è bene utilizzare una materia prima pensata appositamente per questo tipo di estrazione, di tostatura medio-chiara e più adatta per ottenere tazze aromatiche ed equilibrate.
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