Si chiamerà Uma e promette «un’esperienza gastronomica unica». Unica per il servizio, strettamente legato al rapporto diretto tra cucina sala e ospite, unica per tavoli di legno naturale (fatti da Andrea Gandini, un artista del legno), le porcellane (di Marie ceramiche), i menu e altri elementi creati a mano e su misura, ma unica anche perché in cucina si punta molto su pietanze create a partire da un unico ingrediente. Per questo, in attesa di aprire, Luigi Senese e Matteo Taccini stanno completando la selezione dei fornitori. Sono i due cuochi, amici di lunga data, dietro a questo progetto di prossima apertura a Roma, negli spazi che erano di Altrove, a Garbatella.
Matteo Taccini e Luigi Senese
Cresciuti nello stesso quartiere, hanno lavorato fianco a fianco all’Imàgo di Andrea Antonini. Ultima tappa per Luigi prima di iniziare l’avventura come chef patron insieme a Matteo che invece ha alle spalle un percorso più girovago: oltre all’Imàgo anche Il Pagliaccio a Roma, Pollen Street Social a Londra, Tickets ed Enigma a Barcelona, Noma a Copenaghen, e – ultima esperienza in ordine di tempo, ConTanima dell’Hotel Laurin di Bolzano, dove oggi c’è Dario Tornatore.
Decisi «dopo tanto fantasticare, di dare vita a un sogno che c’è sempre stato», intraprendono insieme un’avventura imprenditoriale per essere liberi di seguire la loro visione di cucina. Trovano il locale e cominciano a dargli la loro impronta, fino a qualche settimana fa: «ora siamo bloccati, aspettiamo da settembre l’agibilità per completare i lavori al piano interrato» dove andrà la cucina per le preparazioni, mentre il resto sarà a vista.
«Lavoreremo molto sulla brace, abbiamo preso una robata giapponese», e insieme alla brace, fermentazioni e tecniche ancestrali: «sarà una cucina divertente». Una sfida per chi è deciso a elaborare piatti contando su un solo ingrediente: servono lavoro, creatività, tecnica. Servono studio e approfondimento: «questo ci obbliga a riflettere, provare e ancora riprovare». A guardare le intenzioni si intravede una linea che coglie processi e ispirazioni che attraversano la cucina contemporanea di mezzo mondo, ma poi li riporta a casa, li inserisce in una visione precisa dove il sapere artigiano è il protagonista assoluto, sia esso quello dei cuochi o quello dei produttori. Le idee sono chiare: «sappiamo dove vogliamo andare». Anche rispetto a un quartiere di fronte al quale vogliono presentarsi con una proposta nuova ma accessibile: 50 euro per il degustazione da 8 corse, ma c’è anche una carta con prezzi che vanno da 15 euro per gli antipasti ai 22 per i secondi.
Lorenzo Maggi dell’Orto di Clapi
Tra i punti fermi il legame con il territorio, non tanto nell’ottica di ricette e piatti tipici, quanto nella scelta della materia prima e nel lavoro di concerto con i produttori, tutti o quasi a portata di gita. Per le verdure che avranno una parte consistente della proposta, c’è Lorenzo Maggi de L’Orto di Clapi – «ce lo ha segnalato Harald Gasser, un guru per questo tipo di agricoltura con cui Lorenzo si è formato» – per la carne ci sono Pulicaro, Fedro e Fattoria Faraoni, fornitore anche di formaggi (suo anche uno dei migliori yogurt d’Italia) insieme a L’Alchimista, il pesce invece arriva dalle aste nel Tirreno. Ma la ricerca è costante e non è detto che le referenze si fermino qui. Come non si ferma la scelta delle bevande.
Il team di Uma
Se da una parte infatti la cantina – curata da Raffaele Fischetti di Fis, che seguiva Taccini anche a Bolzano – è in fase di completamento con vini italiani, tradizionali, naturali o biodinamici, il pairing includerà anche birre, gin tonic, ma soprattutto kombucha, estratti, infusi o altre bevande home made, pensate per accompagnare il piatto, seguendo l’idea di cucina liquida dove la bevanda è il completamento del cibo, e magari ne impiega lo stesso ingrediente, come potrebbe essere un sake per un piatto a base di riso. Del resto il focus, come dicevamo, è l’artigianalità: tutto è fatto in casa, a partire dal pane, proposto in due varianti, entrambe con fermentazione naturale: uno con 100% farina di tipo 2 e un altro con il 90% di segale semintegrale con semi, miso di birra. Le farine sono quelle bio del mulino Agostini di Ascoli, le stesse che Taccini usava a Bolzano – «a livello di gusto vedi la differenza nel prodotto finito, si sente proprio il sapore dei grani, quelli che prendono nella loro zona».
Mentre si contano giorni e ore in attesa che arrivi l’agognato permesso per completare i lavori, si ragiona sui primi servizi con una squadra già formata: 4 persone in cucina e 2 in sala «dovendo scegliere abbiamo preferito mettere una persona più in cucina e meno in sala». Tutti giovani professionisti che hanno già incrociato il proprio percorso professionale, in Spagna o a Bolzano, come il sous chef Emanuele o la pastry Alessia, «in un certo senso è un brigata già rodata». Spagnolo è il personale di sala, «per dare un tocco di internazionalizzazione ma soprattutto per creare un servizio leggero, divertente e più informale», dando seguito a quell’impostazione nordica che ha portato i cuochi fuori dalla cucina per presentare i piatti, creando un contatto diretto con il cliente: «eravamo stanchi di situazioni troppo formali».
Uma – Roma – via Girolamo Benzoni, 34 – +39 334 3855 945 – https://umaroma.com
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