Alzi la mano chi non ha mai sognato di dormire dentro ad un faro, diventandone il custode almeno per una notte. A Salina non solo è possibile, ma si finisce per diventare anche custodi di molto altro: il segreto della malvasia, i trucchi della cucina eoliana e, non da ultimo, il battito ancestrale dell’isola. Succede a Capofaro Locanda & Malvasia, la wine destination della famiglia Tasca d’Almerita, che nei primi anni Duemila decise di sbarcare alle Eolie e, qualche anno dopo, di restaurare il vecchio faro ottocentesco adiacente alla tenuta, dove sono state ricavate sei suite. Oggi il progetto di alta ospitalità mediterranea comprende la locanda, 6,5 ettari di vigneti (una rarità per l’isola dove gli appezzamenti di vigneti non superano l’ettaro) e 27 stanze. La vista mare è compresa nel pacchetto.
Ma quest’anno c’è un altro ottimo motivo per arrivare fin qua. L’approdo in cucina di Patrizia Di Benedetto, una delle figure più significative ed originali della recente storia gastronomica siciliana. La sua proposta gastronomica, coadiuvata a Capofaro dal resident chef Yuki Matsuguma, è decisamente femminile, come le piace definirla. «Per femminile intendo una cucina fatta d’istinto, di sentimento, di creatività. Una cucina fatta di scambi di saperi e di rapporti con le persone che abitano il territorio e con quelli che ne ricercano l’essenza». Un dialogo continuo che coinvolge, in prima battuta, i produttori locali.
In origine c’è il mare che circonda l’isola. Un intero menu è, infatti, dedicato al pesce (cinque proposte, 115 euro): si parte con la battuta di gamberi rossi, insalatina tiepida di verdure e calamari, maionese di bottarga e si termina con trancio di pesce scottato, salsa di agrumi al profumo di Malvasia e lattuga bruciata.
Ma Salina è anche chiamata l’isola verde, perché, come sa bene chi la frequenta, è la più agricola delle sette sorelle eoliane. Da qui l’altro importante dialogo con il mondo vegetale di prossimità, che comprende l’orto della tenuta e i fornitori locali. Il secondo menu (cinque proposte, 95 euro) spazia, quindi, dagli involtini di melanzane gratinati alla parmigiana di zucchine, passando per la norma ai 3 pomodori e il risotto con crema di limoni e verdure dell’orto. Ma c’è spazio anche per i piatti di carne, come tartare di manzo su crostone di pan brioche e peperoni o insalata “vastasa” palermitana, tagliata di manzo e verdure. Una reminiscenza delle origini della chef che, trent’anni fa, a Mondello aprì con il marito Antonio Barraco Bye Bye Blues, conquistando da lì a poco – prima donna in Sicilia – la stella Michelin.
Infine, un altro motivo, difficilmente replicabile altrove, per visitare Capofaro: il cielo stellato. Proprio pochi mesi fa, infatti, il wine resort ha ricevuto il certificato dei Cieli più belli d’Italia, conferito da Astronomitaly, la prima azienda italiana dedita allo sviluppo dell’Astroturismo in Italia. Dimenticate le luci artificiali: ad intervallare lo scintillio della Via Lattea, ci sono solo i lampi rossi che vengono dall’eruzione dello Stromboli. Uno spettacolo unico per cui si consiglia l’abbinamento con le diverse espressioni di Malvasia della tenuta. Pronti per questa gita (enogastronomica) al faro?
Tenuta Capofaro – via Faro, 3 – Salina Isole Eolie (ME) tel. +39 090 98 44 330 – capofaro.it
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