
La prossima settimana segnerà l’inizio di una nuova fase per ristoranti, bar e attività di somministrazione, in buona parte delle regioni italiane (il presidente della regione Toscana Enrico Rossi ha già fatto sapere che, salvo ripensamenti dell’ultim’ora, sul territorio di sua pertinenza bisognerà aspettare il 25 maggio per la riapertura, mentre si attendono notizie dalla Lombardia). Solo un weekend, dunque, separa i ristoratori da una ripartenza difficile, soprattutto in mancanza di regole certe per garantire la sicurezza di ospiti e personale. Dopo la diffusione del protocollo stilato dall’Inail in collaborazione con l’ISS, ritenuto dalla maggior parte degli esercenti inapplicabile pena il serissimo rischio di fallire, l’Emilia Romagna si è mossa per prima varando un pacchetto di misure che invece molti hanno accolto positivamente. Ora, in attesa che il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte riferisca – probabilmente nella serata di oggi, venerdì 15 maggio – sul Decreto Legge che delegherà alle Regioni il compito di approntare misure per la riapertura delle attività dal 18 maggio (suggerendo anche indicazioni stilate di concerto con i ministri Francesco Boccia e Roberto Speranza, che tengono conto del protocollo Inail), anche l’Abruzzo fa un passo in avanti.
Il Presidente della Regione Marco Marsilio ha firmato già nella serata del 14 maggio l’ordinanza relativa alla riapertura dei servizi di ristorazione, somministrazione di alimenti, stabilimenti balneari e strutture alberghiere. Per quel che riguarda il protocollo di sicurezza per l’esercizio delle attività di ristorazione, autorizzate a ripartire dal 18 maggio, il testo analizza nel dettaglio tutte le fattispecie che ormai ci sono familiari.
A partire dal distanziamento tra i tavoli e tra i singoli commensali: “La questione del distanziamento sociale assume un aspetto di grande complessità, anche in considerazione che non è evidentemente possibile, durante il servizio, l’uso di mascherine da parte dei clienti”, si legge nelle premesse. La distanza fissata, dunque, è quella di un metro tra un tavolo e l’altro, cui si aggiunge l’indicazione dei 2 metri quadrati da considerare per commensale nel rimodulare la capienza massima del locale. Inoltre, anche le sedute dovranno rispettare un distanziamento consono, con l’obbligo di garantire un metro tra seduta e seduta e – elemento ulteriore, sin qui poco normato – un metro fronte/fronte (con deroga per i conviventi). In alternativa si potrà ovviare con l’utilizzo di pannelli di separazione. Per quel che riguarda la gestione della clientela, inoltre, si rende obbligatoria la prenotazione telefonica o online, e si richiede di prevedere – “ove possibile” – una separazione degli accessi di entrata e uscita.
Vietato l’uso di guardaroba o appendiabiti e di menu comuni, per privilegiare invece lavagne, sistemi di consultazione via app, fogli monouso. Si consiglia inoltre l’utilizzo di prodotti monouso al tavolo, o comunque la sanificazione obbligatoria, tra un servizio e l’altro, di tutti gli oggetti che potrebbero favorire il contagio.
Per quel che riguarda il servizio, inoltre, “ciascun tavolo è servito possibilmente dallo stesso addetto (o più addetti secondo il n. di clienti al tavolo) per la durata dell’intero servizio. Se lo stesso operatore svolge frequentemente in tempi diversi tutte le operazioni, spostandosi continuamente fra diverse postazioni di lavoro, si favorisce la diffusione di eventuali agenti patogeni con possibilità di contaminazioni”.
Normato anche l’utilizzo di mascherine e guanti: le prime sempre obbligatorie per chi lavora in cucina e sala, i secondi vivamente consigliati, da utilizzarsi “per tutte le attività in cui ciò sia possibile”. Mentre i commensali dovranno indossarle per recarsi in bagno o alla cassa (opportunamente protetta da barriere), così come consigliato dall’Inail. Consigliato il pagamento elettronico e contactless. È necessario, inoltre, “rendere disponibili prodotti igienizzanti per clienti e personale anche in più punti in sala e, in particolare, per l’accesso ai servizi igienici che dovranno essere igienizzati frequentemente”. E favorire l’areazione naturale degli ambienti, oltre all’allestimento di tavoli in spazi all’aperto. Anche in questo caso, però, dovrà essere rispettato il distanziamento di un metro tra un tavolo e l’altro. Vietato il servizio a buffet e similari, a riprova che questi protocolli ci faranno salutare – speriamo per sempre in questo caso! – aperitivi a buffet e apericene.
Per quel che riguarda i bar, invece, si prevede l’adozione di sistemi di contingentamento all’ingresso, il rispetto del distanziamento interpersonale di un metro per il servizio al banco, la sanificazione accurata e ripetuta degli spazi, l’uso obbligatorio di mascherine per il personale. Le prime reazioni dei ristoratori non sono state del tutto entusiaste (“Quest’ordinanza penalizza fortemente l’identità e la piacevolezza di recarsi in una struttura ricettiva o di ristorazione… Forse il Presidente si è confuso con le strutture sanitarie!”, scrive, per esempio, sulla sua pagina Fb Daniele Zunica, titolare del ristorante Zunica 1880 a Civitella del Tronto, tra i più agguerriti nel sostenere la protesta), molti prevedono di non riaprire per la difficoltà di rispettare tutte le regole e il timore di doversi assumere la responsabilità penale e pecuniaria in caso di contagio di dipendenti e clienti.
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