Quante cose succedono in casa Michelin. L’editore francese ha da poco finalizzato l’acquisto totale di The Wine Advocate, autorevole voce del settore enologico ideata nel 1978 da Robert Parker, che già nel 2017 aveva concesso il 40% delle suo quote a Michelin. Nel frattempo l’assetto societario del gruppo editoriale americano è ulteriormente cambiato, e il nuovo ceo Nicola Achard si dice particolarmente soddisfatto del sodalizio, che porterà vantaggi pure al gruppo francese, evidentemente intenzionato a dire la sua sul mondo del vino. Intanto, però, l’interesse della stampa internazionale si concentra sui “casi” che destano scalpore. Sempre legati, com’è scontato che avvenga quando di mezzo ci sono le stelle Michelin, alle figure di grandi chef. E allora mentre in casa propria Bibendum accetta il guanto di sfida lanciato dal Marc Veyrat furioso, querelando lo chef francese per diffamazione, all’estero fa discutere la decisione di escludere dalla selezione della guida di Tokyo 2020 l’iconico Jiro Ono. E pure dalla Corea si preannuncia tempesta: Eo Yun-gwon, cuoco del ristorante italiano Eo, nel 2017 ha conquistato il primo macaron, contro la sua volontà. E così, dopo due edizioni da stellato e un nuovo inserimento nella guida 2020 (pur senza stella), lo chef coreano ha intentato una denuncia penale contro la guida Michelin, che forzatamente l’ha premiato e continua a segnalare il suo ristorante, nonostante l’esplicita richiesta di non far parte del gruppo. L’accusa? Criteri di valutazione poco chiari, mancanza di etica e sete di denaro. Affermazioni forti, che difficilmente avranno un seguito in tribunale, ma certo destabilizzano l’immagine dell’editore, che in passato ha già collezionato polemiche, ma quest’anno affronta un bombardamento incrociato.
Però prosegue il tour di pubblicazioni nazionali, che negli ultimi giorni interessa l’Estremo Oriente. In Italia l’edizione 2020 della guida è stata annunciata all’inizio di novembre, e salutata principalmente per aver “restituito” le tre stelle a Milano, premiando (ancora) il talento di Enrico Bartolini (ma proprio da Milano, nelle ultime ore, arriva la prima defezione: Davide Puleio – premiato pure come giovane chef dell’anno e alla guida della cucina del neostellato L’Alchimia – lascia. Al suo posto arriva Giuseppe Postorino). Ma l’Italia della cucina d’autore sembra piacere molto all’editore francese anche all’estero. Così, dopo il riconoscimento conquistato a Shangai un anno fa – per Il Ristorante del Bulgari Hotel aperto all’epoca da tre mesi appena – Niko Romito fa il bis: la prima edizione Michelin dedicata a Pechino premia infatti con il primo macaron la tavola del Bulgari Hotel di Bejing, e dunque anche il giovane chef Marco Veneruso, al timone della brigata dal 2018. Ma il riconoscimento va soprattutto all’idea di cucina italiana contemporanea condensata dallo chef del Reale in una sorta di “codice” da esportazione, a partire dalle ricette tradizionali: “Questo è uno straordinario risultato per l’intero gruppo e premia il lavoro che stiamo facendo a Pechino e in Cina, ma soprattutto è il riconoscimento e il consolidamento del progetto globale iniziato con Bvlgari nel 2017 per portare l’autentica cucina italiana nel mondo.Questa è la mia più grande soddisfazione e lo affermo come uomo e come cuoco profondamente italiano”, commenta Romito nel comunicato diramato con Bulgari. A Pechino, però, festeggia anche Aniello Turco, chef del ristorante Mio all’hotel Four Seasons, che ora aggiunge la prima stella alle Tre forchette tricolore assegnate dal Gambero Rosso da un paio d’anni a questa parte.
La collezione dei Bulgari Hotel nel mondo, invece, già da diversi anni può vantare un campione dell’italianità premiato dalla Michelin, con la stella che brilla sulla cucina di Luca Fantin a Tokyo. E così si avvia all’apertura di altre tre strutture ambiziose (vedremo cosa sarà della cucina), a Mosca, Parigi e, ancora, Tokyo, tra il 2020 e il 2022. Restando a Tokyo, il risultato made in Italy più gratificante dell’edizione 2020 lo porta a casa Yoji Tokuyoshi, cuoco giapponese adottato dall’Italia, che ottiene il primo macaron nella capitale giapponese, per Alter Ego. In città riconferma la stella anche Heinz Beck. E quest’anno il Giappone ha portato fortuna anche all’Enoteca Pinchiorri, con la prima stella arrivata per la sede che il tristellato fiorentino ha inaugurato a Nagoya nel 2008. E poi c’è Denis Lucchi, che a Singapore guida la cucina del ristorante Buona Terra, che a settembre ha ottenuto il primo macaron. Per quel che riguarda il talento dei cuochi, dei pizzaioli e dei ristoratori italiani all’estero, però, rimandiamo alla selezione della Top Italian Restaurants 2020 del Gambero Rosso. Per parlare orgogliosamente di forchette tricolore, anziché di stelle.
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