OAD sta per Opinionated About Dining ed è una classifica ideata da Steve Plotnicki, cantautore, fondatore di un’etichetta discografica e patron di uno spettacolo televisivo, oltre che appassionato gourmet. La classifica è il frutto di un sondaggio aperto ai contributors del blog fondato dall’eclettico Plotnicki e basato su un algoritmo da lui inventato che valuta in prima istanza l’esperienza di chi vota con un metodo meritocratico. In questo caso, infatti, uno non vale uno perché risente del valore e la credibilità dei voters. Insomma: se ne sai di più, conti di più. «OAD è l’unico sondaggio sulla ristorazione che tiene conto dell’esperienza nel suo sistema di valutazione». Non solo: OAD formula diverse classifiche, divise per area geografiche e stili di ristorazione: classical, casual, cheap eats, oltre ovviamente ai top restaurant che verranno rivelati poi.
L’anticipazione delle trenta new entry più alte nella classifica, nell’elenco dei migliori ristoranti europei del 2024, ci lascia ben sperare, dato che include parecchi italiani, anche se sembrerebbe che i votanti non abbiano mai attraversato il Rubicone. Le new entry italiane sono: Paolo Griffa al Caffè Nazionale di Aosta, Felix Lo Basso con il suo ristorante omonimo a Milano, dove c’è anche Luca Natalini con Autem, a Torino c’è Unforgettable di Christian Mandura, ci sono poi anche Davide Marzullo di Trattoria Contemporanea a Lamazzo, Matteo Vergine con Grow ad Albiate, e Norbert Niederkofler con il suo nuovo Atelier Moessmer, che si appresta a compiere il suo primo anno di vita conun palma res da urlo: tre forchette, tre stelle e a un passo dall’entrare nei primi 50 locali al mondo per la classifica The World 50 Best, che lo vede alla posizione 52. Dalle anticipazioni sembra l’ingresso più in alto in classifica, non resta che capire come si posiziona nella lista complessiva.
La famiglia Cerea – Da vittorio
Va un po’ meglio con la lista dei Classics. La parte alta della classifica parla tutta francese: Plenitude di Arnaud Donckele (Parigi), Régis et Jacques Marcon di Régis et Jacques Marcon (Saint-Bonnet-le-Froid), Gilles Goujon/Auberge de Vieux Puits di Gilles Goujon (Fontjoncouse), seguito da un monumento come Troisgros di Ouches, seguiti dagli svizzeri di Hôtel de Ville de Crissier e di Cheval Blanc, i tedeschi di Victor’s Fine Dining by Christian Bau e di Schwarzwaldstube, per poi tornare in Francia con L’Ambroisie. Occorre aspettare la posizione numero 12 per trovare il primo italiano: Dal Pescatore dei Santini, a Canneto Sull’Oglio, alla posizione 24 c’è Da Vittorio a Brusaporto della famiglia Cerea. Ci sono poi Seta di Antonio Guida a Milano (28), Villa Feltrinelli di Stefano Baiocco a Gargnano (30), La Pergola di Heinz Beck a Roma (52) di imminente riapertura dopo la ristrutturazione, Villa Crespi di Antonino Cannavacciuolo al Lago d’Orta (56), Il luogo di Aimo e Nadia di Fabio Pisani e Alesandro Negrini a Milano (64), Al Sorriso a Soriso (65), Enoteca Pincchiori di Firenze (90), Romano a Viareggio (92), seguito a sorpresa da Villa Maiella a Guardiagrele (93) e Il Centro a Priocca (96). Scendendo nella classifica ci si spinge un po’ più a sud: la Calabria di Abbruzzino (111), la Campania della famiglia Mellino di Quattro Passi (116).
L’insegna di Frangente
La classifica Casual è invece dominata dalla Spagna: Los Marinos Jose di Pablo Sánchez, D ’Berto di Marisol Dominguez Garcia, Elkano del famosissimo asador Aitor Arregui, una tappa in Francia, con Ferme de la Ruchotte di Frédéric Menager e poi di nuovo in Spagna con Güeyu Mar. Diego Rossi di Trippa è al sesto posto, e all’ottavo Franco Pepe, primo di una schiera di pizzaioli: Francesco Martucci dei Masanielli a Caserta (12), I Tigli di Simone Padoan (27), Saporè di Renato Bosco (29), Concettina ai Tre Santi di Pizzeria Oliva (57). Ce ne è anche per le osterie, tradizionali, pop, deluxe o innovative: L’Antica Osteria del Mirasole a San Giovanni in Persiceto è al quattordicesimo posto, Frangente di Federico Sisti al numero 22 seguito da Santo Palato di Sarah Cicolini. Trattoria Al Due Platani di Gianpietro Stancari (31), Il Portico di Paolo Lopriore (32), Flavio Al Velevodetto di Flavio De Maio (35), Trattoria Sostanza a Firenze (47), Da Enzo al 29 a Roma (52), Buca Lapi a Firenze (54), Hosteria Giusti a Modena (55), Al convento di Pasquale Torrente (58), Trattoria Amerigo dal 1934 a Savigno (60), Roscioli di Roma (71), All’Osteria Bottega di Bologna (87), Alle Testiere di Venezia (90), L’Arcangelo di Roma (95).
L’Antico Forno Roscioli
Ci sono poi insegne super pop, in cui mangiare con poche monete. La classifica Cheap Ear include bakery, pasticcerie, street food di varia natura e di vari luoghi. La testa della classifica è ben distribuita in tuttaEuropa: c’è la Norvegia di Tim Wendelboe, uno dei guru dello specialty coffee, a Oslo, seguito da lsraele dove si trova Abu Hassan con il uso humus, poi la Danimarca della bakery Hart Bageri, per pasare al portogallo di Pastéis de Belém, poi di nuovo la Danimarca di Juno the Bakery, della gelateria Østerberg Ice Cream e della pizzeria Surt. All’ottava posizione c’è la famosissima pasticceria Jacques Genin – Salon de Te, e poi di nuovo una bakery danese, Lille bakery. Bisogna di nuovo attendere il dodicesimo posto per trovare l’Antico Forno Roscioli, seguito alla posizione numero 15 da Pizzarium di Gabriel Bonci e alla numero 20 da Caffè Sicilia di Corrado Assenza. Si passa così tra pasticcerie, gelaterie e panini (immancabile l’Antico Vinaio, posizione numero 35), pizza a taglio e al piatto, e altri locali very fast good food, come Loste di Milano (alla posizione 47).
Ora non ci resta che attendere la lista dei Top Restaurant, e incrociare le dita.
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