Prossima fermata: Hudson Yards, New York City. È qui che a primavera prossima aprirà un nuovo Eataly, il quarto in città. Il megastore del cibo nostrano dovrebbe aprire non lontano da un altro megastore, stavolta di cucina spagnola, il Mercado Little Spain di José Andrés in collaborazione con Albert e Ferran Adrià, pare all’interno del centro commerciale The Shops and Restaurants con il consueto format di vendita, somministrazione, formazione, anche se ancora molte cose sono da confermare. Quel che è certo, però, è che la corsa di Eataly pare non volersi fermare.
Il colosso creato da Oscar Farinetti nel 2007, ha inaugurato il suo primo negozio a New York nel 2010 a Flatiron, il secondo ha aperto sei anni dopo a Downtown, al terzo piano della palazzina 4 del World Trade Center, nel cuore del Financial District; poi alla fine dello scorso anno è arrivato il turno di Soho, non distante da quella che un tempo fu Little Italy. Oggi quel paesone del Lower East Side non esiste più, o meglio conta solo pochi ristoranti italo-americani, ma il presidio del cibo made in Italy è arrivato a ricordare al mondo la storia di questo quartiere e – insieme – a sancire una nuova èra, quella che segue la rivoluzione che ha portato il 52% della società in mano alla Investindustrial (la holding della famiglia Bonomi).
Il prossimo negozio, il quarto nella Grande Mela, il secondo del dopo Farinetti, risponde al piano di espansione del brand nel mondo e specificatamente sul mercato statunitense, dove si prevede l’apertura di 20 nuove sedi nei prossimi anni, come annunciato a giugno scorso da Tommaso Brusò, amministratore delegato di Eataly per il Nord America. «Nei prossimi quattro anni metteremo sul piatto 250 milioni di euro. E spingeremo l’acceleratore sul Nord America» diceva meno di un anno fa Andrea Cipolloni, amministratore delegato, in un’intervista che parlava di Eataly come di «un marchio fortissimo» negli Stati Uniti, anche grazie al traino del Made in Italy. La ricetta di Cipolloni – più negozi e spinta ai prodotti monomarca – spinge il pedale su novità e innovazione che anche a causa del Covid negli anni passati sono venute meno. L’obiettivo è un miliardo di fatturato entro la fine del 2025. I primi dati sono confortanti, anche se di poco al di sotto delle previsioni: il 2023 ha chiuso infatti con ricavi per 656 milioni di euro (il 9% in più sul 2022) leggermente sotto i 675 milioni stimati.
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