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Dopo la ristrutturazione il ristorante Don Alfonso non conferma la seconda stella Michelin

Durante la cerimonia di presentazione della nuova guida Michelin, sul palco una Livia Iaccarino elegante, come sempre, indossa la fatidica giacca con una stella. Ma il dubbio è: il Don Alfonso 1980 perde una stella o ne guadagna una?

  • 05 Novembre, 2024

Nella Guida Michelin 2025 Don Alfonso 1890 ha perso due stelle per ristrutturazione. Ora che ha riaperto ne guadagna “soltanto” una. La domanda sorge spontanea: il ristorante della famiglia Iaccarino perde una stella o ne conquista una? Domanda che rimarrà senza risposta, immaginiamo. Ad ogni modo, con o senza stelle, il Don Alfonso rimane la “casa degli italiani” grazie alla lungimiranza della famiglia Iaccarino che dopo mesi di un importante restauro ha dato un nuovo volto a questo ristorante con albergo nel cuore della penisola sorrentina. La squadra è sempre la stessa: Ernesto in cucina, il fratello Mario in sala, i genitori Livia e Alfonso a ronzare attorno da grandi padroni di casa. La proposta culinaria è all’insegna di un classicismo stilisticamente perfetto, che non pretende di fare avanguardia nelle scelte tecniche ma alla fine la fa nella incessante ricerca di una felicità attraverso i sapori.

Don Alfosno 1890 in Sant’Agata sui due golfi

Cosa si mangia al Don Alfonso

Qui la tradizione è un punto di riferimento, un altare da omaggiare per poi allontanarsene senza mai perderla di vista e gli ingredienti sono i suoi profeti, soprattutto quelli che arrivano dall’azienda agricola di famiglia nella vicina Punta Campanella. Con queste premesse il menu è un innamoramento continuo dagli antipasti (l’Orto Biologico di Punta Campanella è un campionario di ortaggi ed erbe arricchiti dal gelato di rafano e dalla salsa agrodolce alla curcuma, la ricciola affumicata con farina di scorzette di cedrangolo e frullato di fave elegantissima) ai primi (nota di merito per gli spaghetti aglio, olio e peperoncino con sgombro in carpione, pangrattato, pinoli, cipolla caramellata su salsa di tonno Alalunga) ai secondi (pancia di maiale cotto a bassa temperatura, salsa agrodolce, peperoncino, terrina di patate e carota). Tre menu degustazione: La Tradizione (190 euro), La Degustazione (230) e il Vegetariano (180) che esibisce con vanto una melanzana in tre cotture con chutney di cipolla rossa di Tropea e riduzione di pomodoro acidulo davvero pregevole. La carta dei vini è profonda e rende giusto omaggio al territorio. Il servizio è un paradiso in cui tutti ti vogliono bene.

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