Se c’è un nome che rappresenta la cucina d’autore siciliana, quello è Patrizia Di Benedetto. Decana tra gli chef dell’isola, ha aperto con il marito Antonio Barraco Bye Bye Blues a Mondello oltre 30 anni fa conquistando la stella Michelin nel 2010, prima donna in Trinacria. Divisa tra progetti in Italia e altri in Oriente, è oggi anche alla guida della cucina di Capofaro Locanda & Malvasia, lo spettacolare resort nato nel 2004 all’interno della Tenuta Capofaro a Salina, una delle 5 della famiglia Tasca d’Almerita. 6,5 ettari di vigneti, gigante tra le proprietà lillipuziane dell’isola eoliana, 27 stanze vista mare, con ristorante e faro annesso, la tenuta è un luogo che unisce la bellezza travolgente della natura all’eleganza raffinata e intima di un’ospitalità che trae energia dal contesto unico, tra il verde quieto delle vigne e l’azzurro del mare, di cui qualche tempo fa si è parlato di una possibile vendita per il riassetto dell’azienda dopo la morte del conte Lucio (cifra stimata un milione di euro, più altri altri 7 per il resort). «Capofaro guidato da due donne di spessore ed esperienza, la G.M. Antonella Puglisi e Patrizia – dice Alberto Tasca d’Almerita – rappresenta un’ulteriore evoluzione della nostra idea di Ospitalità, contemporanea ed inclusiva».
Patrizia Di Benedetto
Classe 1960, Patrizia Di Benedetto ha segnato la storia della cucina contemporanea siciliana, a lei si riconosce uno sguardo originale nell’approcciare la tradizione del territorio. Per la stagione 2024 di Capofaro, l’approccio parte dalla terra e dalla materia prima, con una selezione attenta che non riguarda solo la qualità del prodotto ma anche il suo impatto sul un Mediterraneo sempre più fragile, in linea con l’approccio alla sostenibilità di Tasca che ha da poco ricevuto la certificazione B Corp. L’idea portante è: semplificazione, razionalizzazione dei menu, ottimizzazione delle risorse. Elemento fondamentale nel contesto isolano di Salina, in armonia con il suo modo di intendere il territorio «che non è soltanto quello che si vede, una semplice realtà geografica, ma un’espressione culturale, fatta di tanti altri elementi che esistono e che di solito rimangono invisibili».
Così la cucina riflette il territorio circostante: mare e ortaggi, quelli della tenuta e dei fornitori vicini, qualche proposta di carne, il tutto con un’impronta moderna, chiara, sorprendente. «La mia è una cucina decisamente femminile, e per femminile intendo una cucina fatta d’istinto, di sentimento, di creatività – afferma Patrizia – Una cucina fatta di scambi di saperi e di rapporti con le persone che abitano il territorio e con quelli che ne ricercano l’essenza, nel dialogo con i produttori, nello scambio di conoscenze, nell’interagire con paesaggi diversi». La affianca alla guida della cucina, il resident chef Yuki Matsuguma.
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La più autorevole guida del settore dell’enologia italiana giunge quest’anno alla sua 37sima edizione. Vini d’Italia è il risultato del lavoro di uno straordinario gruppo di degustatori, oltre sessanta, che hanno percorso il Paese in lungo e in largo per selezionare solo i migliori: oltre 25.000 vini recensiti prodotti da 2647 cantine. Indirizzi e contatti, ma anche dimensioni aziendali (ettari vitati e bottiglie prodotte), tipo di viticoltura (convenzionale, biologica, e biodinamica o naturale), informazioni per visitare e acquistare direttamente in azienda, sono solo alcune delle indicazioni che s’intrecciano con le storie dei territori, dei vini, degli stili e dei vignaioli. Ogni etichetta è corredata dall’indicazione del prezzo medio in enoteca, delle fasce di prezzo, e da un giudizio qualitativo che si basa sull’ormai famoso sistema iconografico del Gambero Rosso: da uno fino agli ambiti Tre Bicchieri, simbolo di eccellenza della produzione enologica. che quest’anno sono 498.
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