E alla fine è successo: anche il Texas ha avuto la sua guida Michelin e le sua pioggia di stelle. Pioggerellina, a dire il vero, una piccola perturbazione che non sai bene come definire. Intanto perché l’arrivo della Rossa non è legata a mere questioni di merito e alla raggiunta maturità della scena gastronomica (anche se dalla guida fanno sapere che questa è la pre-condizione) ma ad accordi commerciali con il paese d’approdo che decide così di investire sul turismo enogastronomico (nel caso delle quattro maggiori aree metropolitane del Texas, si parla di 270mila dollari, suddivisi in tre tranche annuali). Insomma l’ufficio del turismo stringe accordi con la Michelin che si impegna a battere il territorio con i suoi ispettori e poi fare le sue valutazioni, eventualmente vedere se ci sono ristoranti meritevoli di un premio. A quanto pare, nel caso del Texas la risposta è un bel Sì pieno e tondo, che si sintetizza in 15 stelle rosse e 2 verdi.
Una partenza promettente che non sappiamo bene se soddisfi le aspettative a stelle e strisce, ma di certo lascia perplessi noi: se il panorama è quello raccontato dagli ispettori della guida c’è da farsi qualche domanda. Vista da qui la Michelin Texas pare più la classifica delle 50 migliori sterackhouse (come quella stilata da Braciami ancora), pur se con qualche piccola concessione ad altre cucine: americana contemporanea, messicana, giapponese, spagnola, francese e mediterranea. Un’insegna – addirittura – è indicata come cucina creativa. Il grosso, però, è fatto da succulenta cucina del sud. Pare di leggere il primo capitolo di Cotto, di Michael Pollan, e invece è la Michelin.
Al netto del rispetto assoluto per qualsiasi stile di cucina – purché realizzato con precisione tecnica e materia prima di alta qualità – non possiamo che sollevare il sopracciglio. La stessa Michelin spiega – per esempio – che «i punti salienti sono la carta dei vini interamente spagnola di BCN Taste & Tradition, l’ordinazione con giorni di anticipo di alcune delle migliori punte di petto e costine di manzo dello Stato presso CorkScrew Bbq». Davvero ordinare con giorni di anticipi la materia prima base è sufficiente per conquistare la stella? Facendo un piccolo ripasso direttamente dal sito della Michelin si legge che «Per assegnare il riconoscimento, teniamo conto di 5 criteri che applichiamo ovunque: la qualità degli ingredienti, l’armonia dei sapori, la padronanza delle tecniche, la personalità dello chef espressa nella sua cucina e, cosa altrettanto importante, la coerenza nel tempo e dell’intero menù». E già qualcosa qui non quadra.
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