Un anno fa, la crisi economica scatenata dalla pandemia e le incertezze sulle piazze internazionali facevano prevedere una prudente diminuzione del raccolto di uve in tutta Italia, in vista di una produzione di vino inferiore, in uno scenario rimodellato da chiusure e restrizioni. Invece – con ben 49 milioni di ettolitri – il Bel Paese ha sorpreso un po’ tutti, segnando un incremento nei volumi e dimostrando, da un lato, di non credere fino in fondo alle varie misure d’emergenza messe a disposizione dal Governo (distillazione di crisi sui vini comuni, riduzione volontaria delle rese per Dop e Igp) e, dall’altro lato, di confidare in un mercato che, tutto sommato, non ha voltato del tutto le spalle al settore vino, come si è visto dalle analisi macro-economiche di tutto il 2020. Quest’anno, però, il maltempo e il gelo sui vigneti registrati nella prima decade di aprile hanno fatto uno sgambetto all’annata 2021, costringendo i distretti produttivi e i Consorzi di tutela a rimodulare i propri piani.
Nel Centro e nel Mezzogiorno d’Italia, dal sondaggio a campione del Settimanale Tre Bicchieri tra le principali Dop, emerge un trend generale di riduzione dei volumi o, comunque, di quantità attese sotto le medie annue storiche, con qualche eccezione. Chianti Docg e Brunello, in particolare, hanno scelto di abbassare le rese. Da segnalare la buona performance attesa per la qualità del vigneto a Doc Sicilia e gli ottimi stati fitosanitari segnalati per le Dop Chianti Classico, Salice Salentino, Frascati e Irpinia.
Per la prima parte del sondaggio del settimanale Tre Bicchieri clicca qui
Le regioni vitivinicole del Settentrione si apprestano ad entrare nel periodo cruciale dell’annata e a mettere un piede tra i vigneti – seppure con diversi giorni di ritardo rispetto a un anno fa – per una raccolta 2021 che si prospetta ricca di incognite. Anche qui, come al Centro e in parte al Sud, il freddo primaverile giocherà la sua parte sul fronte quantitativo così come, paradossalmente in alcune aree, anche la scarsità di precipitazioni farà la sua nonostante i ripetuti passaggi di perturbazioni, dal Piemonte al Friuli Venezia Giulia. Sul fronte qualitativo, in base al sondaggio del Tre Bicchieri sui distretti italiani, alcune aree risultano in ottime condizioni pre-vendemmiali, come Alto Adige e Marche. Volumi stimati in linea col 2020 per Barbera d’Asti e Barolo e Barbaresco, meno uve per Lambrusco e Franciacorta. E il Prosecco Doc, ferito dal gelo, sfrutterà nuovo potenziale viticolo per tenere la produzione in linea con le richieste del mercato.
Per la seconda parte del sondaggio del settimanale Tre Bicchieri, clicca qui
Ma sempre più gli effetti dei cambiamenti climatici, con episodi violenti e distruttivi, stanno diventando un elemento decisivo, come dimostra anche l’ultimo colpo inferto dalla grandine a vigneti e campi in Veneto tra Feltre e Montebelluna il 25 luglio scorso o il 22 in Val di Cembra, in Trentino. Il tema della protezione dei raccolti e delle assicurazioni in agricoltura, non ancora capillari sul territorio nazionale, dovrà essere coraggiosamente affrontato, ad avviso delle associazioni agricole, nella futura Pac e nell’atteso Piano strategico nazionale, che il Mipaaf punta a chiudere entro dicembre. E di grandine e climate change si è parlato mercoledì 30 luglio nell’incontro, a Roma, tra Stefano Patuanelli (Ministro per le Politiche agricole) e Janusz Wojciechowski (Commissario Ue all’Agricoltura). Il vino è uno dei settori più ricchi e più esposti al fenomeno e guarda con apprensione alla raccolta 2021.
Questo articolo è stato pubblicato sul Settimanale Tre Bicchieri del 22 e 29 luglio luglio 2021
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a cura di Gianluca Atzeni
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