Continua il nostro percorso tra le aziende che hanno ricevuto i Tre Bicchieri per la prima volta nella guida Vini d’Italia di Gambero Rosso: stavolta ci spostiamo sul Vesuvio, dove incontriamo Massimo Setaro di Casa Setaro.
Ogni volta che abbiamo incontrato Massimo Setaro ci siamo accorti dell’amore viscerale per la sua terra. Il Vesuvio fa da sfondo alla sua avventura vinicola, un territorio magico, ricco di peculiarità; a partire dai suoli vulcanici che trasmettono una particolare energia ai vini. “Casa Setaro nasce nel 2004″, racconta Massimo, “quando decido di prendere in mano l’azienda agricola di famiglia. Fino ad allora davo una mano ma all’epoca perlopiù vendevamo le uve. Questa cosa mi creava un po’ di disagio: avevo una forte voglia di affermare quello che secondo me era la forza del nostro territorio, l’area del Vesuvio. Si parlava molto dei tanti prodotti agricoli che venivano coltivati qui, ma il vino rimaneva un po’ in seconda linea, anche a causa di un disciplinare che al tempo era poco attento alla realtà agricola della zona”.
I vigneti di Massimo si trovano su due zone distinte “proprio perché essendo figlio di contadini le mie vigne sono le erdità delle proprietà dei miei genitori”: quello più in basso, è l’areale di Bosco del Monaco; l’altro, più in alto, è quello di Tirone della Guardia: “distano in linea d”aria circa un paio di chilometri, ma sono zone significativamente diverse tra loro. È un po’ questa la grandezza del Vesuvio, un territorio di una biodiversità immensa anche a distanza di pochi passi”.
Il tutto ricade all’interno del comune di Trecase, un piccolo centro all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio, sito sul versante sud del vulcano, quello che guarda alla penisola sorrentina e all’isola di Capri. I terreni sono di varia matrice: “sono sabbiosi, figli di diversi eventi eruttivi, sia esplosivi, sia effusivi, che hanno regalato matrici minerali anche molto differenti da zona a zona“. Le vigne sono a piede franco e si estendono per 16 ettari esclusivamente piantati con vitigni autoctoni: “alcune parcelle sono proprio come mi sono state lasciate e vedono la presenza di più varietà: per esempio la vigna di Bosco del Monaco, da cui produciamo il Contradae 61 37, è piantata con caprettone, greco e fiano; oppure una vigna a Tirone della Guardia composta da piedirosso e aglianico da cui produciamo il Don Vincenzo, la nostra Riserva. Abbiamo voluto mantenere le vecchie vigne proprio per non perdere il patrimonio storico di ciò che facevano i contadini un tempo”.
E conclude: “intorno a me vedo che c’è voglia di crescere e di affermarsi; ci sono due fenomeni che ho osservato negli ultimi tempi, avvengono in maniera continuativa e non sono semplici episodi. Il primo è che tanti giovani si stanno affacciando, o stanno tornando, all’agricoltura; cercano lavoro in questo settore mentre prima generalmente percorrevano altre strade, magari lasciando la nostra terra. L’altro è che imprenditori di altri settori hanno voglia di investire sul Vesuvio, creando nuovi progetti agricoli: questo è un fenomeno che sin da subito evita il depauperamento del territorio, e negli anni invece contribuisce ad aumentare il valore di un terra profondamente innervata di storia, tradizioni e cultura”.
Proprio il Contradae 61 37, nella versione 2020, si è aggiudicato i Tre Bicchieri in Vini d’Italia 2023: un bianco di grande precisione aromatica che sfrutta appieno le caratteristiche del terroir regalando un profilo aromatico dai tratti di pietra focaia, frutta gialla e limone che si tramutano in una bocca sfaccettata e profonda, godibile e saporita. Di altissimo livello anche il Don Vincenzo Riserva ’17; e poi non possiamo non menzionare il grande lavoro che Casa Setaro sta portando avanti con i due ottimi spumanti Metodo Classico Pietrafumante, nelle versioni Brut e Brut Nature, sempre da uve caprettone. “Ricevere i Tre Bicchieri per la prima volta mi ha creato un miscuglio di sensazioni: grandissima gioia, grandissima emozione e grande moto di orgoglio per me e per il mio territorio. Ma la più grande soddisfazione è vedere il Vesuvio valorizzato nella chiave di lettura che merita. Mi batto da sempre per questo territorio e aver potuto contribuire, anche in minima parte, ad accendere una luce in più su questo areale è la cosa per cui lavoro da sempre”.
a cura di William Pregentelli
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