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Tre Bicchieri 2023, le new entry: il Capriano del Colle Bianco Fausto '21 di Lazzari

Innamorato del Monte Netto, un minuscolo colle sulla Pianura Padana, ambasciatore della ancor più piccola denominazione Capriano del Colle, Davide Lazzari ha dato nuovo impulso a cantina e vigneti. Ci racconta la sua azienda, la sua esperienza e i suoi primi Tre Bicchieri con il Fausto '21, il vino che porta il nome del nonno

Gli inizi, il territorio e il Monte Netto

Davide Lazzari è un vero vignaiolo, un ragazzo che conosce la terra di famiglia metro per metro e che rappresenta la quarta generazione di vignaioli tenacemente aggrappati al Monte Netto, piccola altura nella vastità della Pianura Padana a sud di Brescia. “L’azienda di per sé nasce in un territorio piuttosto sconosciuto, quello di Capriano del Colle” ci confessa. “La genesi è come quella di tante classiche realtà agricole dei territori poveri dell’agricoltura italiana. Il mio bisnonno aveva un’azienda agricola dove si coltivavano cereali e si allevava bestiame; vicino a queste attività c’era anche la viticoltura, ma era collaterale”.

Fausto lazzari

Fausto Lazzari

Per aver ben chiaro il quadro territoriale, ci siamo fatti raccontare le caratteristiche principali del territorio: “all’interno della denominazione c’è questa piccola collina di 10 chilometri quadrati che si chiama Monte Netto: è difficilmente irrigabile e quindi i contadini, da secoli, qui hanno sempre coltivato la vite. Ha circa 300 mila anni, non è glaciale, ma di formazione alluvionale-tettonica. I suoli sono argillosi, tant’è che qui c’erano delle cave per estrarla e utilizzarla nella produzione di mattoni”. La tradizione vinicola della zona è sempre stata improntata alla produzione di vini rossi a base di marzemino, cosa che avviene ancora oggi: “ma controcorrente, mio nonno Fausto, negli anni ’50 decide di iniziare a prodursi anche il vino bianco. E così pianta anche la turbiana”.

Davide Lazzari 2

Davide Lazzari

Davide Lazzari e l’orgoglio caprianese

Si va avanti negli anni fino agli inizi del 2000 quando c’è una prima svolta: “le redini dell’azienda passano nelle mani di mio padre e mio zio. Iniziano a divertirsi un po’ con il vino che producevano; cominciano a imbottigliarlo, creano le prime etichette e il gioco inizia a prendere una piega sempre più seria”. Dal 2004 si abbandona tutto il resto della produzione agricola e ci si dedica esclusivamente alla produzione di vino: “entro in azienda nel 2010, avevo 22 anni; in famiglia ero ‘quello che ha studiato’, ma già davo una mano in azienda: quando facevo il liceo, passavo le estati tra i filari a fare i diradamenti, ad etichettare i vini”. Ma un adolescente che si trova a lavorare d’estate in vigna e in cantina non riesce bene a cogliere le connessioni del mondo del vino e non comprende pienamente lo scopo di quel lavoro e di quella fatica. Poi però succede qualcosa: “nel 2010 avevamo appena finito di aggiornare la cantina con qualche macchinario all’avanguardia, producevamo circa 8-10.000 bottiglie. ‘Va beh, mandiamo Davide a venderle’ dissero qui in azienda. Non avevo ancora le idee chiare e neanche tanta conoscenza del mondo del vino italiano, ma una sera il nostro agronomo ci fa: ‘ero a cena in centro a Brescia, ho parlato dei vostri vini con il titolare: è interessato, basta che ti presenti lì con le bottiglie per gli assaggi e un listino prezzi’. A quel punto decido di provare”.

Un giorno, prima di andare a lezione, passa in questo ristorante ma invece di trovare il titolare incontra il figlio, non proprio affabile. “Mi presento, presento la zona e in bresciano stretto e senza troppi convenevoli mi sento dire ‘non sono interessato a quella roba lì; puoi anche andare fuori’ ma il tutto in maniera più colorita”. Davide si accende: “sono uscito dalla porta e mi sono detto ‘questo è il lavoro della mia vita, questa è la cosa più bella che posso fare’. Qui, dove ci troviamo noi, l’idea non è ‘ma che bello fare vino’; quello che deve guidarci è il pensiero ‘voglio fare Capriano del Colle’. È una denominazione che ancora oggi praticamente non esiste sulla carta geografica enologica d’Italia; e quindi noi ci sforziamo non tanto a comunicare il nostro vino quanto piuttosto a comunicare come questo sia il risultato delle caratteristiche del nostro territorio”.

fausto cantina lazzari

Il primo Tre Bicchieri: il Capriano del Colle Bianco Fausto ’21

I vini di Davide Lazzari sono come lui: decisi, sorridenti, precisi con tanto carattere. Caratteristiche che si riscontrano anche nel Fausto ’21, il vino che ha portato i primi Tre Bicchieri in azienda. Con note superbe di graviola e mela verde, cui si aggiunge il fiore e ancora un bisbiglìo balsamico, tè verde e idrocarburo lieve ,si rivela agile al palato, croccante con una bella e lunga acidità che lo rende molto persistente. “La fortuna di Capriano del Colle è che oggi il consumatore è più attento all’esplorazione, è più curioso. C’è da dire anche che ci vuole sinergia: tra produttori, comunicatori e ristoratori. Siamo una quindicina di produttori qui nella Doc; il concetto che tutti quanti cerchiamo di esprimere è relativo al legame forte tra il vino e il nostro territorio, in termini di cultura, ovviamente, ma anche e soprattutto in termini di suolo”. E chiude con un commento sui Tre Bicchieri: “siamo arrivati un paio di volte in finale per i Tre Bicchieri con il nostro rosso Riserva degli Angeli, un vino che aveva anche avuto altri riconoscimenti in passato; insomma, era quello su cui puntavamo. Quando è arrivata la mail e abbiamo letto che il vino premiato era il Bianco Fausto siamo rimasti un attimo spiazzati, ma il nonno col bastone ci fa: “voi e i vostri rossi! Ha vinto ancora il bianco del nonno!”

 

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a cura di William Pregentelli

> Scopri i Tre Bicchieri new entry 2023

 

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