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Rinasce il vigneto etrusco di Villa Giulia

Un progetto fa rinascere il vigneto di Villa Giulia, oggi sede del Museo Etrusco di Roma, un tempo residenza estiva (con tanto di vigne) di papa Giulio III

  • 01 Febbraio, 2022


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Tutto è iniziato a novembre, con la preparazione del terreno. A occuparsene, 9 studenti del quinto anno dell’Istituto Agrario Garibaldi di Roma. Adesso è iniziata la seconda fase, con la messa a dimora delle barbatelle: 38, che occupano lo spazio esterno del Museo Etrusco di Roma. Nulla di strano, se si tiene conto che la sede museale, l’attuale Villa Giulia, nasce come Vigna Julia: così infatti la chiama anche il Vasari nelle sue Vite, attribuendosene la primogenitura del progetto quando afferma di essere stato “il primo che disegnasse e facesse tutta l’invenzione della Vigna Julia”. Insomma qui le viti ci sono da sempre, da quando papa Giulio III, al secolo Giovanni Maria Ciocchi del Monte, umanista e amante delle arti, fece edificare la villa come buen retiro in quel che nel Cinquecento era un’area agricola appena fuori porta. Nel suo giardino, tre vigne ben tenute, che oggi il progetto legato ai Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento – i Pcto, insomma l’ex alternanza Scuola Lavoro – vuole far tornare in vita. Tracciando un filo rosso tra passato e presente, “un ritorno alle origini” lo chiama il direttore del museo Valentino Nizzo.

L’impianto delle vigne

Le barbatelle appena piantate diventeranno ben presto un piccolo vigneto con viti ad alberello, di due varietà: Sangiovese e Malvasia del Lazio, “sembrano le coltivazioni più antiche documentate dalle fonti, e sembrano avere, specialmente il Sangiovese, le caratteristiche delle viti antiche”, spiega Valentino Nizzo. La produzione del vino, infatti, è strettamente collegata al lavoro di ricerca e di studio del passato in una forma di archeologia sperimentale estremamente vivace e appassionante ,affidata agli agronomi in erba del Garibaldi che a partire da quest’anno sono stati coinvolti.

museo etrusco vigneto

Il vino di Villa Giulia

Non si sono dati una data di scadenza: “per ora abbiamo cominciato, coinvolgendo gli studenti del quinto anno, cui nei prossimi mesi si affiancheranno quelli del quarto” spiegano dal museo. Accadrà in primavera, probabilmente, quando si vedranno i primi risultati in campo. Allora ci sarà il passaggio del testimone. Per la vendemmia, invece, occorre attendere ancora un po’. Il professor Francesco Nardi, che segue il progetto, auspica si riesca già nell’autunno 2023. Raccolta e vinificazione, con una produzione minima, 70-80 bottiglie, ma abbastanza per dare concretezza e sostanza a un progetto sperimentale che per ora si muove su un doppio binario: da una parte l’aspetto pratico, più specificatamente agricolo, dall’altra quello storico documentario, qui il museo interviene nella formazione storico archeologica anche attraverso le fonti, cercando di seguire le fasi di lavorazione come si faceva nell’antichità. A indicare la strada, i molti reperti e documenti conservati nel museo, testimonianza dell’attività vitivinicola etrusca che illuminano sulle pratiche e le abitudini del passato: “nelle nostre collezioni” dicono “ci sono numerosissimi esemplari che afferiscono al tema del vino e dei banchetti”. Oggetto, in un secondo momento anche di appuntamenti culturali a tema, all’interno dei quali potrebbero anche inserirsi degustazioni guidate del vino etrusco di Villa Giulia: “prevediamo che il consumo del vino possa avvenire all’interno di iniziative culturali che coinvolgano il pubblico di visitatori e appassionati, ma non escludiamo nulla, neanche possibili sviluppi commerciali”, secondo un’idea di museo aperto alla comunità. Molto è ancora da decidere, incluso chi si occuperà della vinificazione. Porte aperte, dunque, alle cantine interessate a produrre il nuovo vino etrusco.

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