Siamo stati alla fiera internazionale di Dusseldorf anche per assaggiare vini da tutto il mondo, ecco il nostro percorso in bottiglia tra Vecchio e Nuovo Mondo. La natura del Prowein è da ricercare nella sua identità internazionale, tanto negli espositori quanto nei visitatori, nettamente più marcata rispetto alle fiere di Verona (quasi ai blocchi di partenza) e Parigi. Per operatori e produttori, almeno per i più curiosi, si tratta di un aggiornamento professionale e di un confronto con pochi eguali; 13 padiglioni (enormi) per viaggiare tra paralleli e fusi lontanissimi, con tantissime bottiglie che raramente si trovano sul mercato italiano che quest’anno introduce un focus su i vini no alcol. Tra i tanti assaggi, vi segnaliamo 20 vini da appuntare.
Partiamo tra le taverne e le vigne di Deidesheimer, villaggio del Palatinato. Qui i Riesling portano con sé un accento delicato e gentile, spesso di natura balsamica, che trova pienezza e profondità in una versione incantevole, di rara armonia e finezza. Imbottigliamento tardivo, 2 anni sulle fecce fini, prezzo franco cantina: 14 euro!
Una gamma produttiva tra le più complete in Germania, Rebholz ci ha impressionato anche la sua crescita sul pinot nero. Se il Riesling GG Kastanienbusch 2021 è da stappare non prima di 10 anni, abbiamo apprezzato il Von Bunstsandstein (suoli ricchi di arenaria), indicativo della serietà aziendale: fragrante e cremoso, sapido e gioioso, a dir poco invitante nei suoi toni di camomilla e limone: succo e beva.
Parliamo in inglese qualche minuto prima di riconoscerci, l’enologo di questa celebrata realtà del Palatinato è un ragazzo italiano: Simone Frigerio. Pechstein uguale basalto, nel bicchiere uno sbuffo fumé e di liquirizia, la bocca è travolgente: una scossa di sapore che sfrutta in pieno il carattere solare del millesimo.
Rimaniamo sul terreno del Riesling ma ci spostiamo in Austria per una delle prime cantine a credere nella biodinamica nel Paese “semplicemente non avevamo i soldi per i prodotti chimici”. L’imbottigliamento tardivo del 2016 si offre iodato di ostrica e basilico, delicatamente tostato, lungo e succoso: l’annata è stata grande anche nella Wachau.
Bottiglia in ceramica nera non esattamente sobria, con tanto di annata in numeri romani, per questo blend di traminer e gruner veltliner prodotto nella zona di Wagram, Austria. Colore ambrato e macerazione spinta in un fragile equilibrio di picchi amari e salati che si rincorrono in un sorso insolito e d’autore. Scorza d’arancia, erbe medicinali e mandorla tostata, chiude teso e secchissimo.
Per la prima volta diamo del tu a un vino bianco da uve montonega, prodotto in Catalogna dai fratelli Nin. Affascina l’ossidazione ben controllata e una consistenza del tutto inusuale: è denso e cremoso, insieme grasso ma sinuoso nello sviluppo. Al palato accarezza con sensazioni avvolgenti di noci e nocciola, pesca e grano saraceno. Ha un ritmo lento, sapido e solenne. Tirato in 1998 bottiglie.
Rimaniamo in Catalogna e ci addentriamo nella denominazione del Priorat, in questo caso parliamo di uve grenache bianca. Il nome del vino deriva dall’alta concentrazione di quarzo su cui crescono le vigne. Nettissime le sensazioni di mandorla e sesamo tostato, ha una leggera punta tannica e un palato ricco e bilanciato, polposo nei toni di mela.
Siamo tra filari di tempranillo nella Ribeira del Douro. Naso selvatico di bacche e spezie, sour cherry e pepe verde. La bocca è viva e piacevolmente piccante nelle sensazioni, resa dinamica da un’acidità che ritma una polpa perfettamente matura e succosa. Il richiamo di erbe mediterranee sul finale è piacevolissimo.
Dalla Spagna al Portogallo, seguiamo il fiume Douro e ci addentriamo nell’omonima denominazione, tra le più antiche al mondo. In questo caso si tratta di un ‘field blend’, una vigna con piante di circa 80 anni di còdega do larinho, rabigato e viosinho. È un bianco raffinato, perfettamente vestito da pochi mesi di legno, dai richiami fini di fiori ed erbe. La bocca è modellata da una sapidità incalzante.
Nel Dao si producono alcuni rossi ricamati e leggiadri semplicemente sorprendenti. Alvaro e Maria Castro propongono una vecchia parcella di jaen, in Spagna viene chiamata mencìa: colore scarico e brillante e tanto carattere! Un tripudio di fresche sensazioni, viola e lavanda, fragrante di mora e melograno. Balsamico, armonioso e a dir poco carezzevole. La beva è clamorosa. 661 bottiglie.
Raramente tra i banchi di assaggio di Champagne troviamo vigneron gentili e sorridenti come Cyril Jeanaux e Clemence Robin. Questa cuvée nasce a Talus-Saint-Prix, villaggio tra la Cote de Blanc e la Cote de Sezanne. Domina lo chardonnay con saldo di pinot nero. Profumi di fiori, mela e pietra focaia, la bocca è fresca come una cascata di montagna, gessosa e incisiva. Si conferma uno dei migliori rapporti qualità-prezzo in regione.
Due parcelle di pinot nero sulla Montagne di Reims, piantate nel 1967, perfettamente legate dai tratti luminosi dell’annata. Profumi di rabarbaro, gelsi e lamponi introducono una bocca di grande espansione, a più strati, saporitissima nella verve sapida, ricamata nella carbonica. 1752 bottiglie prodotte.
Una magia dall’Alsazia. Seduce con toni finissimi di viola, melograno e ribes in un contesto di grande freschezza e precisione. La bocca è super vivida, la trama tannica soave, con una piacevolissima e golosa nota organica e un finale di pura classe ed energia. 65% di vinificazione a grappolo intero, nel 2021 è stato perso circa il 50% del prodotto causa grandine: le quotazioni di questo 2020 sono in rapida ascesa.
Ed eccoci sotto le influenze dell’Oceano Pacifico in Nuova Zelanda. Tra i tanti Sauvignon di Marlborough testati, ci convince questa versione delicata prodotta nella Waihopai Valley. Tratto aromatico di anice, sambuco e melone bianco, il profilo vegetale è declinato in maniera armoniosa, la bocca è succosa e balsamica. Il finale sprinta tra asparagi selvatici e pepe verde, di notevole continuità gustativa.
Ci spostiamo sulle coste meridionali del Mar Nero, in Ucraina, nella regione di Odessa. “La traduzione di Telti Kuruk è coda di volpe, si tratta di una varietà a bacca bianca autoctona che cresce qui”, ci racconta il proprietario di Shabo, Giorgi Iukuridze. Come profilo a noi ricorda davvero la coda di volpe campana, anche se il dna – ci dicono – è della famiglia del tokaj. Naso di mela e fiori di acacia, la bocca è di notevole spinta acida, con un tocco aromatico appena delineato e mai invadente.
Oltre confini dell’Etna Doc. Mirella Buscemi battezza alla ProWein la nuova annata del suo bianco da uve carricante e greganico, da vigne vecchie a circa 800 metri di quota. Ha profumi pregiati e finissimi, di finocchietto e ginestra, di melone bianco e cedro. La bocca è precisa e leggiadra, di sale e fioretto, ha una classe fuori dal comune.
“Rocce Rosse per te, ho comprato stasera”, intoniamo con Isabella Pelizzatti Perego. Il millesimo esalta il Nebbiolo della Alpi, una vigna a 400 metri che regala qualcosa di veramente diverso. Offre il consueto guanto maturo di spezie e radici che rimandano verso Oriente, mentre la bocca ci riporta verso l’alto per finezza, tensione e freschezza. Finale di mandarino e anguria.
Ottimo e dal prezzo vantaggioso il Rosso, sontuosa la Riserva, proposta come di consueto dopo un lunghissimo affinamento. Lorenzo Magnelli ci serve in anteprima un liquido di una finezza e un rigore tannico difficilmente pareggiabile, dai richiami di terra e spezie, dalla bocca portentosa tra richiami agrumati e una profondità gustativa su tanti livelli di complessità e piacere.
Ai piedi della Cordigliera delle Ande, siamo sulla sponda meridionale del fiume Mendoza, nella zona di Luyan de Cuyo. Tra i parcellari di Achaval Ferrer ci ha colpito questo vigneto piantato nel 1910 a circa 1000 metri di quota. Ha un andamento sinuoso ed elegante, la bocca è piena, ricca, perfettamente modulata, fragrante di fiori e frutto, dal finale ben disteso e interminabile.
Chiudiamo con l’azienda fondata nel 1934 dall’italiano Pietro De Martino Pascualone nella Maipo Valley, a 50 chilometri da Santiago del Cile, tra l’Oceano Pacifico e le Ande. La nuova generazione, Sebastian De Martino – notevole la somiglianza con l’ex calciatore e produttore Andrea Pirlo – ci presenta due varietà mai sentite. Las olvidadas, letteralmente i dimenticati, sono paìs e san francisco, due varietà che convivono in una vecchia vigna piantata nella Itata Valley. È un rosso puro e rarefatto, elegantissimo nel tratto di fiori secchi ed essenze balsamiche. La bocca è poesia: scorrevole e setosa, saporita ed eterea.
a cura di Lorenzo Ruggeri
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