In una terra vocata alla produzione di grandi sangiovese, c’è chi ha scommesso anche su un’altra varietà toscana, abbandonata da molti, ma che negli ultimi anni sta vivendo una fase di rilancio: il trebbiano. Siamo nel Chianti Classico, all’interno della recente sottozona che rientra nelle UGA (unità geografiche aggiuntive): Radda in Chianti, tra i territori più apprezzati della denominazione e dell’intera Regione.
Monteraponi è il nome dell’azienda condotta da Michele Braganti e sua moglie Alessandra: è un antico borgo medievale che apparteneva al Conte Ugo Marchese, governatore della Toscana sul finire del decimo secolo. È costruito intorno a tre torri, a base quadrata; il complesso situato sul poggio omonimo domina la valle verso il fiume Arbia, grazie ai suoi 470 metri d’altitudine. Le vigne piantate all’interno della proprietà arrivano addirittura a 600 metri d’altezza.
Dodici e mezzo sono gli ettari vitati, condotti secondo i dettami del biologico, mentre l’intera tenuta ne conta circa 200, la maggior parte di bosco, ricco di flora e fauna mediterranea per un ambiente dove la biodiversità è di casa. Col supporto dell’enologo consulente Maurizio Castelli, si producono – oltre al Chianti Classico, al Chianti Classico Riserva Il Campitello e all’Igt Baron’Ugo (uno dei cavalli di razza della gamma, sempre da uve sangiovese), un rosato ma soprattutto un grande bianco, un Trebbiano dei Colli della Toscana Centrale (sappiamo inoltre che per gennaio 2024 è previsto l’arrivo di un nuovo vino).
Il borgo ereditato dai genitori, Antonio e Maria Carla, è diventato col tempo il “laboratorio sperimentale” del vigneron fiorentino che ha puntato a una produzione molto attenta e rispettosa del luogo d’elezione. I vini sono marcatamente espressivi di una personalità incisiva e schietta in un terroir di generosa vocazione che nel bicchiere è sempre presente.
Fu nel 2010 che Braganti ebbe l’intuizione di provare col trebbiano, un vitigno considerato rustico, toscanaccio per antonomasia, si direbbe da queste parti. Michele andò contro corrente rispetto a ciò che si faceva, tanto che da molti fu espiantato, e decise di continuare a coltivarlo. Dopo 13 anni da quella decisione ecco la prima verticale del bianco di Radda: 10 annate, dalla 2012 alla 2021, quest’ultima in anteprima assoluta.
Una produzione di super nicchia considerando che delle 50mila bottiglie totali prodotte, di Trebbiano ne vengono imbottigliate circa 1500 annuali, un vero Vino Raro, insomma.
Col tempo Braganti ha studiato quali fossero le tecniche produttive migliori, dalla vinificazione fino all’affinamento. Negli ultimi anni le uve vengono diraspate solo per il 50%, segue un processo di macerazione sulle bucce di circa 48 ore in cemento e poi il mosto viene trasferito in barrique esauste dove completa la fermentazione alcolica. Poi affinamento sempre in piccoli legni nuovi ed usati provenienti della Borgogna. Vengono effettuati due batonnage settimanali per dare corpo, struttura e profumi al vino.
Nel bicchiere questa prima prova aziendale di trebbiano in purezza ci restituisce una interpretazione sincera, vera e di grande tenuta varietale. I profumi vanno dai tocchi mediterranei a belle sensazioni floreali. La bocca è sapida e piena. È una versione molto delicata e di graffio minerale allietata da sfumature di mandarino e dal finale in cui raccoglie tutta la spinta acida possibile. Valutazione: 91/100
È l’annata che si dimostra più so
fferente con una evoluzione importante. Il sorso è debole pur mostrando una copiosa e profonda marcatura aromatica. Il vino ci piace anche per questo, alcune annate sono più deboli di altre. Valutazione: NV
Punta tutto sull’eleganza. Impressiona subito l’equilibrio dato soprattutto da una acidità bella e vibrante. Il sorso poi si fa avvolgente, sapido, pieno. Pietra focaia, erbe e fiori di campo al naso. Una versione ben riuscita che si traduce in un bicchiere dirompente e ricco di elasticità. Molto saporito nel finale, lunghissimo.
Valutazione: 94/100
Più ricco, opulento, potente. L’intensità aromatica si orienta verso un profilo olfattivo mandorlato misto a spezie piccanti. Di grande complessità, è molto persistente. Uno spessore tannico importante che lo aiuterà a concedersi bene negli anni e, in questa fase, regala un ritmo al sorso che aiuta in beva e scorrevolezza.
Valutazione: 93/100
Elegante e saporito con tratti sapidi, quasi salati verrebbe da dire, che si fanno ritmati all’interno del palato. Sorso vibrante, intenso, di grande freschezza. Non tralascia di virare in complessità nel suo personale bagaglio sensoriale che si fa sempre più sfaccettato aggiungendo sentori biscottati e affumicati al bagaglio primario. Gioviale e di grande piacevolezza.
Valutazione: 95/100
Mostra un impatto più compatto, monolitico. La struttura è importante ma si svela in bocca in maniera garbata e incontra un’ottima godibilità e avvolgenza generale. Non la migliore delle annate, ma comunque convincente, specie se bevuta ora e abbinata a dovere. Vino gastronomico.
Valutazione: 93/100
Annata classica che incontra appieno le corde interpretative del produttore e vera figlia del clima raddese. Molto saporito, ha una variazione progressiva che sa incantare. Vino schietto, sincero, libero di esprimere la sua vocazione. Ha volume, ma anche finezza, in un connubio riuscito alla perfezione che ne connota l’ottima armonia e l’equilibrio generale. Un vino che ci ha emozionato. Valutazione: 97/100
È il calice più ricco di sensazioni di fiori di campo, colorati e freschi. Tutto intervallato da toni agrumati che incalzano l’energia generale: arancio, mandarino e anche un tocco di melograno. Ma la complessità non ha freni e si aggiungono toni piacevoli di caramello. Salato e vivace, regala uno sviluppo molto preciso al palato.
Valutazione: 95/100
Più concentrato sul frutto, manifesta uno stile molto chiantigiano che svela un’annata molto ben riuscita. Grande slancio al palato, dove la materia si rende leggerissima, quasi ariosa, ma poi torna e marca con tanta energia.
Valutazione: 96/100
Una vera anteprima come detto, vino in una fase di assoluta gioventù che però mostra già un portfolio olfattivo molto nitido, fedele al varietale con generosi sentori di fiori, frutta gialla e richiami di erbe aromatiche. Bella saporita la bocca che è verace e schietta, di intrigante progressione. Ampio e salino nel finale. Sarà un piacere un riassaggio tra qualche mese anche perché siamo sicuri farà parlare molto di sé.
a cura di Divina Vitale con la collaborazione di Giuseppe Carrus
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