I Colli Berici – una sorta di isola collinare che si staglia nella pianura tra Vicenza e Padova – hanno mantenuto un carattere appartato, quasi schivo nel frenetico mondo della comunicazione
turistica di massa e del vino. Il lato positivo di tutto ciò è che questa area conserva intatto il suo fascino paesaggistico, fatto di boschi, vigne, campi coltivati, disseminato da piccoli centri ben tenuti e ville Palladiane. Un angolo d’Italia tutto da scoprire attraverso i suoi calici e i piatti di territorio
Sarà perché l’estensione dei vigneti non è né grande né piccola (siamo sui 3.000 ettari di vigne, di cui 750 a Doc), o forse perché le denominazioni vicine, come Valpolicella, Soave, Conegliano Valdobbiadene o Bardolino fanno più “rumore” e soprattutto altri numeri, ma sta di fatto che il comprensorio dei Colli Berici – una sorta di isola collinare che si staglia nella pianura tra Vicenza e Padova – ha mantenuto un carattere appartato, quasi schivo nel frenetico mondo della comunicazione di massa. Il lato positivo di tutto ciò è che questo territorio conserva intatto il suo fascino paesaggistico, fatto di boschi, vigne, campi coltivati, disseminato da piccoli centri ben tenuti e ville Palladiane, ben ventiquattro, che insieme ai ventitré palazzi della città di Vicenza fanno parte da anni del Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.
I Colli Berici, sono una meta turistica ed enogastronomica che merita di essere conosciuta meglio. Ha qualcosa di unico, di peculiare, che difficilmente troverete altrove. Intanto il terroir, di grande vocazione vinicola. I suoli dei vigneti derivano prevalentemente da calcari marnosi, conglomerati calcarei, argille rosse e rocce basaltiche di origine vulcanica. L’altitudine dei vigneti, che arrivano fino ai 500 metri di quota, è in una posizione che da una parte si lega al sistema prealpino e dall’altra risente degli influssi del vicino Adriatico, che mitiga sia a livello stagionale sia nel ciclo giorno-notte le escursioni termiche estreme. Va considerato poi l’orientamento dei versanti collinari: alcuni – quelli a nordest – sono esposti alla bora, che può rendere il clima rigido e soggetto agli sbalzi durante l’inverno, ma ogni valle, ogni versante ha un suo microclima, influenzato dall’esposizione, dalla presenza di boschi, dalla presenza di valli più o meno ampie. Un paesaggio morbido e variegato, insomma, dal clima mite e dalla scarsa piovosità, che è culla di biodiversità, con la vigna che lambisce boschi e oliveti in una pittoresca alternanza.
Tutto concorre a fare dei Colli Berici una eccellente terra da vino. Soprattutto da grandi vini rossi. Ma non è storia nuova: il cabernet franc, ad esempio, che qui è di casa, è stato il primo a ricevere la Doc. Il tai rosso (che non è altro che il cannonau, o grenache, o garnacha) è una delle uve rosse più diffuse, ma sta guadagnando spazio il carmenère (un tempo confuso con il cabernet franc) mentre cabernet sauvignon, merlot e pinot nero vengono coltivati in zona, con risultati eccellenti, fin dai primi anni dell’Ottocento, quando il territorio era sotto l’impero
austriaco. E tra i bianchi se la garganega è il genius loci, pinot bianco e grigio, sauvignon blanc, chardonnay e incrocio Manzoni vanno a completare una tavolozza davvero complessa.
Per guidare i viticoltori e i produttori ad esprimere al meglio il binomio vitigno-territorio, infine, il Consorzio Tutela Vini dei Colli Berici (che comprende anche la contigua denominazione Vicenza Doc, nata poco più di vent’anni fa) ha promosso tra il 2002 e il 2005 uno studio di zonazione con Veneto Agricoltura che ha portato alla pubblicazione del Manuale d’uso del Territorio, uno strumento fondamentale per progettare il futuro della denominazione, dove le aziende classiche e una nuova generazione di produttori hanno raccolto il guanto della sfida e sono decisi a collocare i vini di queste colline tra le vere eccellenze dell’enologia italiana. Il Consorzio raccoglie 26 aziende (tra cui 3 Cantine Sociali) che rappresentano oltre il 90% della produzione dei Colli Berici e praticamente la totalità dei vini Vicenza Doc. È partita la carica insomma, con Cabernet Sauvignon, Merlot e Tai Rosso in prima fila (i rossi sono il 63% della produzione), ma con eccellenti risultati anche per i bianchi: basta assaggiare i Sauvignon e i Pinot bianco delle ultime vendemmie per rendersene conto.
Il gruppo di degustatori che ha assaggiato i vini dei Colli Berici, nella sala affrescata all’interno di Villa Valmarana Ai Nani. Da sinistra: Mattia Cavazza, Nicola Dal Maso, Giovanni Ponchia, Gianni Fabrizio, Marcella Toffano, Tomaso Piovene Porto Godi, Marco Sabellico, Giuseppe Carrus, Matteo Franchetto e Matteo Inama (foto di Andrea Ruggeri)
Lo hanno capito i consumatori italiani, ma un export in crescita (parliamo del 25% del totale) orientato principalmente verso il Nord Europa (e con quote importanti anche in Usa e Russia) ci fa
capire che siamo all’alba di una nuova fase per questo bellissimo territorio. Abbiamo passato alcuni giorni in zona, tra visite di aziende, assaggi, ma anche visite alle ville storiche e ai musei. Abbiamo trovato un territorio ricco di eccellenze che è deciso a promuoverle e promuoversi e non ha paura di confrontarsi con il Gotha enologico internazionale.
Piepaolo Cielo davanti alla palladiana Villa Da Porto (La Favorita) che sarà presto sede della cantina Cielo e Terra ( foto di Andrea Ruggeri)
A testimoniare la ricchezza artistica del territorio e il legame con i suoi vini, non possiamo non citare il recente acquisto della palladiana Villa Da Porto (nota con il famoso nomignolo La Favorita) da parte della cantina Cielo e Terra: suggestiva location per anni della manifestazione Vinnatur, dovrebbe presto diventare la nuova sede dell’azienda. Noi, intanto, abbiamo degustato i vini nelle splendide sale della secentesca Villa Valmarana Ai Nani, a Vicenza (villavalmarana. com), tra i suggestivi affreschi del Tiepolo. Anche questa villa-museo è un vero gioiello da visitare.
I Colli Berici si trovano proprio nel cuore del Veneto, staccati dal resto della cintura pedemontana che fa da cuscinetto tra le Alpi e la pianura veneta. Proprio questa sua collocazione ne infl uenza il clima, con piovosità più ridotte rispetto alle aree più settentrionali della provincia di Vicenza e del Veneto in generale. I suoli sono prevalentemente calcarei di origine sedimentaria, eredità dell’origine geologica che ha visto i Berici affiorare dal mare per mezzo delle spinte tettoniche in atto nell’Eocene. 30 milioni di anni fa questi luoghi apparivano come delle isole tropicali, circondate addirittura da una barriera corallina.
Questa combinazione di fattori ha fatto sìche le attenzioni dei viticoltori si siano focalizzate in particolar modo sulla produzione di vini rossi, che qui escono strutturati e con gradazioni alcoliche sopra la media, con un notevole potenziale di longevità. I Colli Berici vengono spesso accostati, dal punto di vista enologico, al Tai rosso, uno dei vini più originali e versatili del panorama vinicolo veneto. Ma sono in particolar modo le varietà “bordolesi” a rappresentare la vera sfida per i produttori di questa zona, e anche per quelli che negli ultimi anni sono approdati qui da altri territori, vocati magari per le produzioni bianchiste o spumantistiche, per ampliare la propria gamma produttiva con vini rossi, spesso monovarietali ma anche in blend, di grande eleganza e concentrazione. I boschi incontaminati e le ville palladiane che punteggiano questi paesaggi rappresentano un ulteriore elemento di fascino e attrazione verso questi luoghi, un vero angolo di paradiso immerso nel Veneto.
Alberto Marchisio, DG di Cantine Vitevis, Presidente Assoenologi Veneto Occidentale
Cantine associate
Cà Basso, Cà Rovere, Beato Bartolomeo Breganze, Cantina Mattiello, Cantine dei Colli Berici, Cantine Vitevis, Cavazza, Cielo e Terra, Collis, Costalunga, Da Sagraro, Dal Maso, Del Rèbene, Fattoria Le Vegre, Gianesini Livio, Giannitessari, Inama, Le Pignole, Pegoraro, Piovene Porto Godi, Puntozero, Tenuta Castello di Rubaro – Nani 1967, Tenuta Monte San Giorgio, Tenuta Zai, Villa Montruglio, Vitivinicola Muraro Severino
Il paesaggio tra le vigne nei pressi di Barbarano (foto di Stefano Tambalo)
Villa Da Schio è una delle ville più belle della provincia vicentina. Conservata perfettamente e ancora abitata da Giulio Da Schio (nel caso di una visita, è un vero e proprio piacere seguire la sua guida) deve la sua importanza al giardino a spalliera, che ospita le sculture del Marinali (1643-1720). In eff etti la Villa fu lo studio dello scultore e le sue opere, realizzate qui, sono dislocate nelle più belle ville venete. In più, adiacente alla villa, vi è una profonda e suggestiva grotta da sempre usata come cantina in cui, fi no a poco più di dieci anni fa, si produceva dell’ottimo vino. La Guida Vini d’Italia ha recensito nell’edizione 2011 gli ultimi vini prodotti, un Cabernet Franc e un Cabernet Sauvignon del 2008. La cantina conserva, ancora oggi, vecchie bottiglie di vino prodotto in questo territorio. In effetti qui il vino è prodotto da secoli: furono i Conti di Trento che nel XVI secolo sfruttarono l’aria fresca delle grotte tramite l’utilizzo di geniali “ventidotti” creando così la prima forma di aria condizionata naturale. I Conti Da Schio diedero impulso alla produzione alla fi ne dell’800 e nel 1910 si fondò uffi cialmente la cantina Costozza. Il nome deriva da Custodia e proviene proprio per le sue cave del luogo da cui si estraeva ottima pietra da costruzione. Ancora oggi le cave, viste le condizioni climatiche che si generano, sono adibite a fungaie. L’intera struttura, il giardino di grande interesse botanico e architettonico, l’interno della villa e la cantina nelle grotte, è aperta al pubblico per le visite.
Villa Da Schio – Longare (VI) – fraz. Costozza
p.zza da Schio, 4 – 0444953195 – costozza-villadaschio.it
Abbiamo visitato le sei cantine più rappresentative del territorio e abbiamo assaggiato 12 vini: per ogni azienda abbiamo degustato l’ultima annata prodotta della loro etichetta che più esprime il terroir (in alcuni casi erano campioni di botte) e una vecchia annata.
a cura di Giuseppe Carrus, Gianni Fabrizio, Marco Sabellico
Nella foto di apertura i vigneti dei Colli Berici intorno al comune di Brendola (foto di Claudio Portinari)
Iniziativa finanziata dal Programma di sviluppo rurale per il Veneto 2014-2020
Organismo responsabile dell’informazione: Consorzio Tutela Vini Colli Berici e Vicenza
Autorità di gestione: Regione del Veneto – Direzione AdG FEASR e Foreste
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