Anche quest’anno il Lazio conferma i suoi pregi e i suoi difetti. Il panorama complessivo rimane quello che segna la regione da diversi anni, una serie di “one man show” che propongono vini di grande qualità quasi a prescindere dalle condizioni produttive e territoriali. Ne possiamo trarre due considerazioni. La prima, negativa, è quella che segnaliamo da anni: la difficoltà da parte dei produttori del Lazio di fare sistema a favore del territorio, che sia all’interno delle strutture consortili oppure no. Con questo non vogliamo negare o sminuire gli sforzi che tanti vignaioli stanno facendo per dare un’identità comune ai vari territori storicamente vocati della nostra regione, dal consorzio del Frascati a quello del Cesanese del Piglio all’associazione ORV – che opera per il rilancio sia dal punto di vista dell’immagine che della qualità dell’Orvieto, storico vino “transfontaliero” tra Lazio e Umbria – ma ci sembra che ancora non si sia riusciti a creare un’identità e un’immagine vincente, collettiva e plurale dei territori della regione.
La seconda potrebbe essere invece vista in senso positivo, come un segno di speranza, dato che apparentemente i vertici qualitativi nel Lazio si possono raggiungere praticamente ovunque e con qualsiasi vitigno: dalle porte di Roma con grechetto e viognier (Fiorano Bianco di Tenuta di Fiorano) alle isole pontine con la biancolella (Biancolella di Ponza di Antiche Cantine Migliaccio), dalle spiagge di Anzio col bellone (Anthium Bellone di Casale del Giglio) ai calanchi viterbesi col grechetto (Poggio della Costa di Sergio Mottura), e ancora dai Castelli Romani (Baccarossa di Poggio Le Volpi, Ars Magna Viognier di Ômina Romana, Donna Adriana di Castel de Paolis) alle Colline della Tuscia (Montiano di Cotarella – Falesco, Habemus di San Giovenale) con vari vitigni, sia autoctoni che internazionali. Insomma, in attesa che gli sforzi delle varie associazioni o consorzi diano i loro frutti, godiamoci la grande varietà di territori e vitigni che fanno da culla alle eccellenze di questa regione. Da segnalare l’arrivo nel club dei Tre Bicchieri di Ômina Romana, l’azienda della famiglia Börner, che in questi anni ha portato avanti un rigoroso progetto qualitativo nelle campagne di Velletri, e il ritorno in questo stesso club della Biancolella di Ponza della famiglia Migliaccio, con una versione, la 2021, che ci è sembrata davvero la migliore finora mai assaggiata e che merita ampiamente il suo posto nell’élite della vitivinicoltura italiana.
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