L’evoluzione di un territorio viticolo non passa solo attraverso i miglioramenti che si apportano alla viticoltura e alle attività di cantina, è frutto soprattutto della capacità dell’uomo di mettersi in discussione e valorizzare al meglio ciò che la natura dona. In Alto Adige la tecnica non ha mai fatto difetto, forse è una delle regioni che offre la migliore qualità media d’Italia, ma negli ultimi anni abbiamo assistito a un processo di valorizzazione del territorio che ha pochi eguali. Le aziende stanno esplorando con sempre maggiore precisione il rapporto tra vitigni e i diversi terroir, scegliendo con scientifica meticolosa precisione dove piantare ogni varietà.
Così Cantina Girlan e Castelfeder donano sempre più spazio al pinot nero con una serie di etichette frutto di vigne e di esposizioni differenti, i piccoli produttori di Santa Maddalena rimangono legati a schiava e lagrein, la bassa Atesina è sempre più focalizzata sulle opportunità che offre il grande sbalzo di altitudine: a fondovalle le varietà bordolesi, un po’ più in alto il gewürztraminer per giungere infine a superare i 1000 metri con Müller Thurgau o varietà Piwi. Il tutto contribuisce a un puzzle viticolo e di etichette che sempre più si sta delineando come espressione del territorio e non della pura tecnica. Le eccellenze non si contano, dai caldi vigneti della conca cittadina giungono i potenti Lagrein di Muri Gries e Glögglhof cui fanno eco i più nervosi bianchi della Valle Isarco, o i raffinati Pinot Nero di Girlan e San Michele Appiano, espressioni delle colline di Cornaiano e di Appiano Monte, che fanno da contraltare agli ammalianti Gewürztraminer di Tramin e Ritterhof o ancora i Pinot Grigio di Nals e Peter Zemmer che esprimono un’idea del vitigno di grande caratura. Ma ancor più rilevante è la qualità dei vini che giungono alle nostre degustazioni finali e che spesso sfiorano il massimo risultato. È quella la forza del territorio, un insieme di cooperative, aziende minuscole o grandi cantine che remano dalla stessa parte e che producono vini che alla qualità tecnica indiscutibile e alla piacevolezza aggiungo il valore del legame con la loro cultura e con il territorio, artefici di quel made in Italy che tanto valore porta a tutta la produzione agroalimentare della Nazione.
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La più autorevole guida del settore dell’enologia italiana giunge quest’anno alla sua 37sima edizione. Vini d’Italia è il risultato del lavoro di uno straordinario gruppo di degustatori, oltre sessanta, che hanno percorso il Paese in lungo e in largo per selezionare solo i migliori: oltre 25.000 vini recensiti prodotti da 2647 cantine. Indirizzi e contatti, ma anche dimensioni aziendali (ettari vitati e bottiglie prodotte), tipo di viticoltura (convenzionale, biologica, e biodinamica o naturale), informazioni per visitare e acquistare direttamente in azienda, sono solo alcune delle indicazioni che s’intrecciano con le storie dei territori, dei vini, degli stili e dei vignaioli. Ogni etichetta è corredata dall’indicazione del prezzo medio in enoteca, delle fasce di prezzo, e da un giudizio qualitativo che si basa sull’ormai famoso sistema iconografico del Gambero Rosso: da uno fino agli ambiti Tre Bicchieri, simbolo di eccellenza della produzione enologica. che quest’anno sono 498.
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