C’è una netta separazione nel mondo viticolo Veneto fra la provincia di Verona e il resto della regione, determinata non tanto da processi culturali o esigenze commerciali quanto dalla diffusione storica di vitigni differenti, che ha portato le province orientali ad abbracciare le varietà internazionali tanto quanto il Veronese è rimasto legato ai suoi vitigni tradizionali, sia bianchi sia rossi. Uve che spesso sono utilizzate in denominazioni vicine con risultati molto diversi fra loro, come accade ad esempio fra Valpolicella e Bardolino. Potenza, concentrazione ed esuberanza nei rossi della Valpolicella diventano fragranza, tensione e finezza a pochi chilometri di distanza sulle sponde del lago di Garda, ad esempio, dove i produttori di Bardolino stanno portando avanti una promettente nouvelle vague del rosso e del chiaretto lacustre.
Ad est invece, accanto ai vitigni internazionali le uve tradizionali sono meno numerose, ma segnano il legame con il territorio, come il tai rosso sui Colli Berici, la garganega a Gambellara, e così via, per giungere infine alla glera, in crescita esponenziale da anni. I grandi risultati giungono un po’ da tutte le denominazioni, testimonianza di una popolazione di viticoltori che produce vini di caratura che sanno raccontare il legame con la terra e con le tradizioni, siano esse antiche come nel caso del comprensorio di Conegliano Valdobbiadene dove sempre più sono le eccellenze, o di più recente introduzione, come per il Manzoni bianco in casa Cescon.
Le varietà bordolesi, presenti in regione da oltre un secolo, esprimono stili molto differenti a seconda del territorio di provenienza, con la solarità e il calore che il Filò delle Vigne mostra sui Colli Euganei, che si confronta con la finezza e la tensione che Rosso dell’Abazia e Capo di Stato sfoderano sul Montello o i fratelli Sutto lungo la pianura Veneziana. Ecco le aziende che sono state premiate per la prima volta: Le Morette con un raffinato Lugana Benedictus, Le Battistelle con un elegante Roccolo del Durlo, poi Corte Rugolin che interpreta l’Amarone con rigore e grinta. Un gradito ritorno sul podio per il Recioto della Valpolicella di Claudio Viviani che ammalia per profondità e suadenza e ancora il Capo di Stato ’17 di Loredan Gasparini.
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