Calabria, Abruzzo, Puglia, Basilicata. Sono le regioni del Centro Sud maggiormente colpite dal dramma della peronospora, fungo ben noto ai viticoltori ma che quest’anno si è diffuso velocemente e con effetti molto duri sui vigneti, in questa fase di pre-vendemmia. Il quadro emerge dal sondaggio del settimanale Tre Bicchieri sulle grandi denominazioni italiane. In questa prima parte (realizzata nella seconda decade di luglio 2023), l’occhio è caduto sul Centro Italia e su un Meridione flagellato dalle fitopatie a causa di una seconda metà di primavera molto piovosa che ha reso difficile, se non impossibile, il lavoro di prevenzione e di lotta contro le crittogame da parte delle aziende. In molti hanno dovuto abbandonare del tutto i vigneti, chi invece è riuscito a intervenire per tempo, con costi economici notevoli, ora deve difendere a denti stretti il raccolto.
Attraverso la voce dei Consorzi di tutela delle principali Dop, emerge un senso di forte preoccupazione per il 2023/24. Gli improvvisi voltafaccia del meteo, passato da un inverno con scarsa piovosità a una primavera con precipitazioni eccezionali e, poi, a un’estate con temperature sahariane, hanno aumentato nella base produttiva la sensazione di impotenza di fronte alla crisi climatica. Una cosa, a detta di tutti, è certa: si raccoglieranno meno uve e si produrrà meno vino. In particolare, la Regione Abruzzo si è già attivata col Governo per chiedere aiuti al settore agricolo, e diverse altre Regioni, come Calabria e Puglia, vanno verso la dichiarazione di stato di calamità naturale. Lavori straordinari per i viticoltori del Sannio e dell’Irpinia, mentre si difendono bene Doc Sicilia, Etna, Frascati, Chianti Docg e Chianti Classico.
La virulenza delle fitopatie in vigna ha lasciato segni indelebili. Gli attacchi di infezioni fungine come non si registravano da anni, in particolare nei versanti adriatico e ionico dello Stivale, hanno trovato impreparati alcuni areali. Circostanze che dovrebbero determinare riduzioni percentuali in doppia cifra dei quintali di uve che entreranno in cantina. E ora, a preoccupare è la variabile qualità del raccolto, per la quale la battaglia dei produttori è solo agli inizi, perché umidità e caldo favoriscono l’oidio.
Per l’Italia, che ha in pancia una quantità di vino pari a 50 milioni di ettolitri, l’equivalente della vendemmia 2022, con vendite, consumi ed export in diminuzione (anche le bollicine dopo 10 anni di crescita segna il passo) e un surplus di prodotto che ha generato un ribasso dei prezzi del vino base, il quadro è particolarmente difficile. Come se non bastasse, in un mercato dominato dall’inflazione, le ferite aperte dalla peronospora sui circa 700mila ettari di vigneto nazionale peseranno sugli equilibri del 2024. È vero, per altri versi, che produrre meno vino potrebbe sbloccare una situazione di stallo del mercato, ma la congiuntura è comunque da incubo per le imprese vitivinicole.
L’articolo completo è stato pubblicato sul Settimanale Tre Bicchieri del 20 luglio 2023
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