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L'Unione europea blocca l'Ungheria sul divieto della carne coltivata

L'incompatibilità con il diritto europeo è alla base delle motivazioni che la Commissione ha spiegato nella risposta al governo di Budapest

  • 23 Ottobre, 2024

I governi che cercano di vietare per legge la carne coltivata in Europa dovranno mettersi l’anima in pace e questa volta a metterlo nero su bianco è stata proprio la Commissione europea che si è espressa, nell’ambito della procedura Tris, sulla legge ungherese che la vieta. A pubblicare il parere della Commissione è stata l’associazione Luca Coscioni che, insieme a Science For Democracy, aveva presentato un parere sulla legge ungherese ritenendola incompatibile col diritto europeo e internazionale. «In conformità al Regolamento Ue 2015/2283, qualsiasi alimento innovativo è soggetto a un processo di autorizzazione pre-mercato, incluso una valutazione di sicurezza da parte dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare. Una volta autorizzato, un alimento innovativo è incluso nell’elenco dell’Unione degli alimenti innovativi stabilito dal Regolamento di esecuzione della Commissione Ue 2017/2470 e l’alimento innovativo può essere commercializzato nell’Unione… Un divieto è quindi superfluo, poiché attualmente il divieto di commercializzarlo deriva dalla legislazione dell’Unione e si applica a tutto il territorio dell’Unione», ha scritto la commissaria europea per la salute e la sicurezza alimentare Stella Kyriakides.

Cosa prevede la legge ungherese

La normativa approvata in Ungheria e sottoposta alla procedura Tris, esattamente come accaduto per quella italiana, sancisce il divieto di produrre e immettere sul mercato carne coltivata e prodotti contenenti carne coltivata fra gli ingredienti, ad eccezione dell’uso medico e veterinario. Il problema per questo tipo di leggi è che, nel caso l’Efsa dovesse autorizzare la carne coltivata ritenendola sicura ai sensi della disciplina sui novel food, il divieto ungherese sarebbe illegittimo poiché andrebbe a ostacolare la libera circolazione delle merci, uno dei pilastri fondanti dell’Unione europea spiegato nell’articolo 34 del Trattato sul funzionamento dell’Ue. Anche su questo la commissaria Kyriakides è stata molto chiara assicurando la sicurezza degli alimenti prodotti e commercializzati in Europa: «In questo contesto, la Commissione osserva che la valutazione scientifica da effettuare da parte dell’Efsa nell’ambito della procedura di autorizzazione degli alimenti innovativi è volta a garantire che gli alimenti da mettere sul mercato dell’Ue siano sicuri e non presentino rischi per la salute umana. Un divieto è quindi ingiustificato, poiché potrebbe precludere la procedura di autorizzazione armonizzata per gli alimenti innovativi a livello dell’Ue, che include una valutazione scientifica da parte dell’Efsa».

Il principio di precauzione e la sua errata interpretazione

Una delle motivazioni alla base del divieto del governo ungherese si basa sul principio di precauzione (art. 7, regolamento n. 178/2002) al quale ci si può riferire nel caso “venga individuata la possibilità di effetti dannosi per la salute e permanga una situazione d’incertezza sul piano scientifico”. La questione riguardante la carne coltivata è però che non esiste evidenza scientifica sulla sua dannosità. In sostanza, se l’Efsa dovesse dare l’ok all’autorizzazione del foie gras coltivato dell’azienda Gourmey, del quale avevamo già parlato, questo non potrebbe essere vietato in alcun paese europeo e la sua commercializzazione in Europa sarebbe libera per legge, così come tutti gli altri prodotti alimentari.

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