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Galateo al bar: il decalogo del cliente educato

Piccole attenzioni che possono migliorare la giornata del nostro barista preferito (e dei clienti che ci circondano): ecco le 10 "regole" di bon ton in caffetteria.

  • 10 Ottobre, 2023

Le buone maniere coinvolgono qualsiasi ambito sociale. Il luogo di lavoro così come la casa, le cerimonie, la scuola, persino le chat Whatsapp, la spiaggia, la tavola, naturalmente il ristorante, e riguardano sia i bambini che gli adulti. Il bar non fa eccezione, anzi: per molti italiani, la giornata comincia proprio al bancone, una tazzina e quattro chiacchiere con il barista. Per farla iniziare al meglio, però, è opportuno seguire alcune regole non scritte, apparentemente banali ma purtroppo per niente scontate. Ecco il decalogo del cliente educato.

Il decalogo del cliente educato al bar

  1. La richiesta

Quante volte vi è capitato di sentire il vicino di bancone dare ordini al barista senza neanche un saluto? C’è anche chi si limita a una parola sola, secca, decisa: caffè. I baristi – così come i camerieri – hanno il compito di “servire” il cliente, ma questo non autorizza i consumatori a mancare loro di rispetto.

  1. Il cliente ha ragione quando ha ragione

È uno di quei dibattiti destinati a rimanere senza risposta. Ma no, il cliente non ha sempre ragione. Non ce l’ha nel richiedere, per esempio, un cappuccino “bollente” (una bevanda fatta a regola d’arte impone delle temperature precise, mai eccessive). Esistono delle regole, in cucina così come in caffetteria, che chi insegue la qualità – e investe tempo, energia e denaro nella ricerca di materie prime d’eccezione – è tenuto a rispettare. Ascoltare i consigli di chi ne sa più di noi è sempre vantaggioso.

  1. L’acqua non è obbligatoria, e il bagno nemmeno

La legge impone agli esercizi pubblici di avere un bagno (tranne qualche eccezione) ma il titolare non è obbligato a metterlo a disposizione dei passanti a titolo gratuito (a Venezia, questo dettaglio ha scatenato una rissa tra camerieri e turisti). Idem per l’acqua: un bar è tenuto ad avere una fonte d’acqua potabile, ma non a somministrarla gratuitamente ai passanti. Chi entra solo per chiedere un bicchiere d’acqua il più delle volte viene accontentato (si tratta, come sempre, di flessibilità e in parte anche empatia), ma pretenderlo (o chiedere di usare i servizi) senza aver consumato è sbagliato.

  1. L’acqua prima, il cioccolatino mai

Il bicchiere d’acqua che accompagna l’espresso va, naturalmente, sorseggiato prima. Per pulire il palato e prepararlo alla degustazione. Se lo si beve dopo, si sta sbagliando qualcosa (o il caffè, come purtroppo spesso accade, non era buono). Il cioccolatino? È un ricordo lontano, da dimenticare: lasciamo che la bevanda – a patto che sia ben fatta – faccia il suo corso sulle papille gustative.

  1. Gli occhiali solo in spiaggia

Potrà sembrare una banalità ma, di nuovo, chiunque frequenti abitualmente i bar potrà confermare che non è affatto ovvio: quando si entra in un luogo pubblico, qualunque esso sia, gli occhiali da sole si tolgono, almeno per un primo saluto a chi ci circonda. A meno che non si tratti del chiosco sulla spiaggia, a prescindere dalle condizioni metereologiche, meglio guardare dritto negli occhi chi sta per prendere la nostra ordinazione.

  1. Cortesie non dovute (ma il più delle volte apprezzate)

Il galateo su questo punto parla chiaro: tazzine, bicchieri e piatti non andrebbero riportati in autonomia al bancone, così come al ristorante non si dovrebbe rassettare la tavola pensando di aiutare i camerieri. Perché, il più delle volte, si finisce per essere d’intralcio. Come sempre, però, bon ton significa prima di tutto analizzare il contesto: se siamo in un bar di quartiere, magari particolarmente affollato, riportare le tazzine indietro può far risparmiare tempo prezioso ai baristi. In qualsiasi caso, il gesto sarà sempre apprezzato.

  1. Il fascino della banalità

Un caffè macchiato caldo al vetro, un ginseng in tazza grande, un cappuccino decaffeinato chiaro, freddo, con poca schiuma, anzi no, tantissima, un latte “appena” macchiato, con una spolverata di cacao. Se ne sentono di tutti i colori al bancone e spesso le tante richieste diverse finiscono per mandare in confusione il povero barista, specialmente nelle ore di punta. A maggior ragione, quando arrivano degli ordini per l’asporto. Certo, ognuno ha il diritto ad avere le proprie preferenze, ma nei momenti più tesi, magari, meglio evitare di chiedere un caffè corto, corretto, macchiato caldo e al vetro, e optare per un “banale”, meraviglioso espresso.

  1. Chiamare le bevande col proprio nome

È probabilmente il punto più complicato per noi italiani, per cui esiste solo un unico termine generico: caffè. Ma il caffè, tecnicamente, è una pianta. La bevanda che viene servita è l’espresso, oppure un caffè filtro. Con un piccolo sforzo, iniziare a utilizzare i termini giusti può contribuire a valorizzare l’intero comparto. La conoscenza, in fondo, parte prima di tutto dal linguaggio.

  1. Al cucchiaino ci pensa la lavastoviglie

Un gesto automatico per molti, che però è tutt’altro che elegante. Una volta girato l’espresso, il cucchiaino va riposto sul piattino, non c’è bisogno di pulirlo in bocca. E a proposito di cucchiai: meglio evitare tintinnii e rumori molesti, specialmente di prima mattina. La tazzina non è un tamburello e non siamo alla scuola di musica: quando si consuma qualcosa (un pasto, una bevanda, uno snack) sempre meglio limitare qualsiasi suono.

  1. Il trucco fa miracoli

Il mondo del make-up, ormai, li fa davvero. E da anni esistono le tinte labbra che resistono alla “prova bacio” e soprattutto all’assaggio. Le macchie di rossetto sulle tazzine, infatti, non sono semplici da mandare via: per chi non volesse optare per le tinte, basta tamponare le labbra con un tovagliolo prima di bere per minimizzare i danni.

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