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Alchimisti e industria: come nasce la passata di pomodoro

Il prodotto made in Italy per eccellenza non sarebbe esistito se non fosse stato per una grande industria del Sud Italia. E per quegli alchimisti che un giorno cominciarono a interessarsi al pomodoro ritenuto pericoloso

  • 29 Agosto, 2024

E pensare che cโ€™รจ stato un tempo in cui noi italiani avevamo paura del pomodoro. Etichettato come non commestibile, lโ€™ortaggio che piรน di tutti rappresenta la cucina tricolore non รจ stato consumato per moltissimi anni: oggi, invece, non ne possiamo fare a meno, tanto che lo conserviamo anche per lโ€™inverno, sotto forma di passata.

La passata di pomodoro in Italia

รˆ questo il periodo giusto per cominciare a imbottigliare. Nei paesi del Sud Italia รจ una tradizione molto sentita (in Sicilia, per esempio, cโ€™รจ lo strattu, una specie di concentrato ottenuto facendo essiccare i pomodori al sole per ore su tavole di legno), ed รจ un rituale immancabile per le famiglie riunirsi in campagna per preparare le conserve. Cosรฌ da godere del sapore dellโ€™estate anche nei mesi freddi. La passata di pomodoro รจ fondamentale nella nostra cucina: oltre a condire la pasta, serve per realizzare spezzatini, sughi di carne, arricchire la pizza o le focacce, preparare alcune zuppe di pesce e minestre.

La tradizione di conservare il pomodoro

A dare il via alla pratica delle conserve furono i contadini di Parma del Settecento, che lasciavano essiccare i pomodori prima di trasformarli in salsa. Una tradizione che in Italia ha dato origine a una rete fittissima di industrie, sviluppatasi a Napoli grazie allโ€™imprenditore Francesco Cirio, ancora oggi tra i nomi piรน noti della grande distribuzione: รจ a lui che si deve lโ€™introduzione della tecnica di conservazione in scatola inventata Nicolas Appert nel Settecento, che ha consentito la nascita della passata. Appert era un pasticcere francese che scoprรฌ il metodo di sterilizzazione dei barattoli con chiusura ermetica in acqua bollente, intuizione giร  avuta qualche anno prima dallโ€™italiano Lazzaro Spallanzani, che perรฒ non proseguรฌ con le ricerche e non ne diede diffusione.

Quando non mangiavamo il pomodoro

Tra i primi libri dedicati allโ€™argomento, ce nโ€™รจ proprio uno di Appert, Le Livre de tous les mรฉnages del 1810, in cui si legge: ยซCon questo processo, vi sarร  possibile trasferire nella vostra cantina tutto quanto il vostro orto produce in primavera, in estate e in autunno, e dopo parecchi anni troverete i vostri alimenti vegetali ancora buoni e sani come quando li avete raccoltiยป. Quanto al pomodoro, invece, secondo la secondo la classificazione fatta nel 1544 dallโ€™erborista senese Pietro Andrea Mattioli, il frutto era considerato pericoloso: cominciรฒ a essere consumato fritto nel Sud Italia, e divenne oggetto di studio degli alchimisti dei primi del Seicento, che ritenevano avesse delle proprietร  afrodisiache.

Il concentrato di pomodoro

Anche il concentrato di pomodoro nella versione industriale nasce nella provincia di Parma: il successo risale agli anni Cinquanta, quando lโ€™azienda Mutti di Montechiarugolo cominciรฒ a commercializzare il concentrato in tubetto, un packaging in alluminio innovativo per i tempi, che ha segnato per sempre la storia dellโ€™industria alimentare. La differenza con la passata? La concentrazione, come si intuisce dal nome. Si tratta di un prodotto ottenuto dal succo di pomodoro riscaldato a cui viene tolta una quantitร  di acqua: una pasta quindi piรน densa e dal sapore deciso, disponibile in tre varianti, che differiscono tra loro per il livello di concentrazione di zuccheri, dando vita a concentratodoppio concentrato e triplo concentrato.

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