È il bacino d’acqua dolce più grande d’Italia quello del Garda, che si insinua come fosse un piccolo mare sul territorio di tre regioni: Lombardia, Veneto, Trentino. Un territorio vario, con le montagne a portata di mano, le passeggiate sul lago, i borghi medievali che sopravvivono al tempo, i giardini sontuosi delle ville affacciate sull’acqua. Camminare, pedalare, staccare la spina: la sponda settentrionale del Benaco – il nome meno conosciuto del Lago di Garda – cerniera fra le province di Brescia, Verona e Trento, offre ospitalità per tutti i gusti e le stagioni. Piste ciclabili e sentieri panoramici che attraversano distese di viti e ulivi, ristori bucolici e attrezzati per ciclisti, baite e osterie per conoscere un’enogastronomia ricca di storia e di eccellenze, olio e vino in primis. Dove il lago non è l’unico protagonista.
Baccalà dei frati: preparazione nata nei conventi e proposta nei sei mesi di digiuno. Il pesce si metteva ammollo una settimana prima, poi si tagliava a pezzi, si sbollentava in acqua aromatizzata con alloro e si ripuliva di pelle e lische. Quindi la lenta cottura nel tegame di rame con cipolla, aglio, sedano e patate, sul fuoco o sulla cenere, senza mai mescolare e aggiungendo latte poco alla volta. In chiusura l’aggiunta di acciughe tritate e in qualche versione di uvetta e pinoli, una spolverata di farina per addensare la salsa e una noce di burro. Doveroso accompagnamento, la polenta morbida.
Bigoi alla torbolana: sorta di spaghettoni di pasta fresca (realizzati con l’apposito “bigolaro) conditi con una salsa a base di alborelle (piccoli pesci poveri di lago, “aole” in dialetto locale) tritate e saltate in padella con olio, aglio e rosmarino. Sono i protagonisti della Spigolada Torbolana, l’antica festa culinaria che si tiene ogni anno l’ultima domenica di Carnevale.
Gnocchi boemi: dall’esodo in Boemia della popolazione della Valle di Ledro durante la Prima Guerra Mondiale, ecco una delle preparazioni simbolo di un legame culturale ancora forte. Sono palline di pasta lievitata lessate e condite con burro fuso, che in genere fanno da contorno ai secondi piatti. Nella versione dolce sono ripiene di prugne e aromatizzate con zucchero e cannella.
Pan di molche: pagnotte arricchite con i residui della lavorazione dell’extravergine, bucce e polpa di olive private del nocciolo, tipici dell’Alto Garda e alla base di molte ricette e condimenti.
Polenta macafana: originaria del borgo di Cimego, il suo nome sta per “scacciafame” in quanto pietanza contadina povera ma ben condita e saziante. È a base di farina gialla di Storo, “l’oro” del Chiese, di consistenza rustica e ricavata da mais qui coltivato in modo totalmente naturale e rispettoso dei cicli naturali. Viene preparata con la cicoria e arricchita con formaggio Spressa, quindi servita caldissima con una spolverata di formaggio grattugiato e un generoso soffritto di cipolle stufate lentamente nel burro.
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