
Forlì si sviluppa nel cuore dell’Emilia-Romagna, a due passi dal litorale adriatico e a pochi chilometri dai paesaggi incontaminati e dalle dolci vette del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Tra cultura, tradizioni, enogastronomia, turismo e mobilità sostenibili la città è un crocevia di turisti e viaggiator e si è ritagliata – con le grandi mostre presso i Musei San Domenico, le eccellenze culinarie di carne e pesce, gli ampi polmoni verdi – una sua precisa identità, evidenziata, come sottolinea il Sindaco Gian Luca Zattini, dalla produzione agroalimentare locale e dal ricco e vivace mercato di Piazza delle Erbe, recentemente ristrutturato e reso ancora più attrattivo grazie all’installazione di nuove strutture di vendita e alla somministrazione di alimenti di prima qualità.
Attorno a questo straordinario complesso architettonico si sviluppa una fitta rete di ristorantini, bistrot, pub, cocktail bar che coniugano tradizione, sperimentazione e valorizzazione delle produzioni vitivinicole tra le più prestigiose d’Italia. Ed è stato grazie all’intraprendenza di imprenditori capaci e coraggiosi che il settore ha retto all’urto del Covid e alla crisi attuale dettata dall’aumento dei costi delle materie prime. In questi ultimi anni, inoltre, è partito un articolato progetto di restauro e valorizzazione del cosiddetto Miglio Bianco, un concentrato di architettura razionalista che si snoda attorno a viale della Libertà e al complesso dell’ex Gil meritevole di essere candidato a Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Questi gioielli paesaggisti e culinari fanno di Forlì un luogo da riscoprire e dove tornare sempre.
Bartolaccio: il cosiddetto “bartlaz” è un tortello, quadrato o a mezzaluna, di sfoglia preparata con acqua e farina, e ripieno di patate, pancetta, formaggio grana stagionato, sale e pepe; e cotto su una lastra di arenaria. Immancabile spuntino delle sagre di paese, è originario di Tredozio, dove le prime due domeniche di novembre si celebra una festa in suo onore.
Paciarela: farina di mais per la polenta e fagioli, porri, pancetta e concentrato di pomodoro per il condimento. Una saporita preparazione di origine contadina che si gusta tiepida oppure fritta.
Pisgheini: sono le caratteristiche “pesche dolci”, specialità tipiche del Natale e del Carnevale. Si tratta di biscottini di frolla modellati a palline e, una volta cotti, accoppiati a due a due “incollandoli” con un sottile strato di crema al cioccolato. SI completano imbevendoli nell’Alchermes e passandoli nello zucchero.
Scroccadenti: sono il corrispettivo dei cantucci senesi, realizzati con un impasto a base di farina, zucchero, burro, uova e mandorle, cui viene data una forma di salamino che dopo la cottura in forno sarà tagliato a fette rimesse nuovamente a tostare. Tradizione vuole che si gustino “tocciati” (tuffati) in un calice di Albana.
Tardura: minestra del periodo pasquale, “tirata” (in dialetto significa “tiratura”) nel brodo, altrove nota come stracciatella e simile come impasto ai passatelli. Uova, pangrattato, parmigiano, sale e noce moscata vengono mescolati insieme e poi versati nel brodo di carne bollente.
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