Cacio e pepe per crepes, tiramisù per tarte tatin. La cucina italiana nel mondo sta vivendo un momento d’oro. Per fascino, varietà, nuove aperture, diffusione capillare. Basta dare uno sguardo alle politiche dei grandi gruppi alberghieri dove oggi il ristorante di punta è quasi sempre di cucina italiana o comunque Italian inspired. E il fermento intorno alla pizza? Semplicemente straordinario, dal sorprendente trend globale della pinsa alle nuove versioni gourmet, alla base lo straripante successo della pizza napoletana ormai apprezzata anche nei luoghi più remoti. Il mondo ha voglia d’Italia, di prodotto con il timbro del luogo, di vitigni autoctoni, d’intensità nuove e sorprendenti: il cliente che varca la soglia di un locale vuole attraversare i nostri confini, sposando il nostro stile di vivere la tavola.
Continua a pieno regime il lavoro di mappatura del sapore italiano nel mondo, la Top Italian Restaurants festeggia il suo quinto anno, valorizzando le esperienze di autentico valore all’estero. Si parte dai ristoranti, premiati con le forchette, bistrot e trattorie con i gamberi, wine bar ed eno-tavole con le bottiglie, pizzerie con gli spicchi; il rating è quello classico del Gambero Rosso, da uno a un massimo di tre. Sono circa 800 i locali selezionati nella guida che, nonostante le difficoltà legate agli spostamenti e alle chiusure, raccontano uno scenario vibrante, vitalizzato da una nuova generazione di chef che ha spazzato via quel velo di malinconia e nostalgia, rilanciando in creatività e voglia di innovare. E sul finale dell’anno registriamo uno sprint di aperture eccellenti, da Gucci Osteria di Massimo Bottura a Tokyo, La Devozione del Pastificio Di Martino a New York, I Quattro Passi di Antonio Mellino alle Barbados, il freschissimo Ristorante Niko Romito all’interno del Bulgari di Parigi.
A fine anno contiamo 20 Tre Forchette, 17 Tre Gamberi, 16 Tre Spicchi e 20 Tre Bottiglie. Ed eccoci ai sette premi speciali che racchiudono il lavoro della pubblicazione digitale in lingua inglese.
Per assaporare il Ristorante dell’Anno bisogna spingersi in Belgio, precisamente nelle Fiandre Occidentali, a Knokke, la Positano sul Mare del Nord. Il premio va al Gellius, frutto della collaborazione tra il gallerista Gianni Piretti e lo chef Alessandro Breda, proprietario dell’omonimo ristorante a Oderzo, in Veneto; uno dei rari casi in cui il ristorante satellite ricalca fedelmente lo spirito del locale bandiera, grazie al lavoro del cuoco Davide Asta.
Lo Chef dell’Anno ci porta a Tokyo, si tratta di Carmine Amarante del ristorante Armani, che ha saputo traghettare tutto il suo bagaglio di sapori e ricette, rinnovando l’identità di un locale solitamente standardizzato su alcuni registri classici.
L’Apertura dell’Anno è il frutto della sensibilità di un altro chef campano, Antimo Maria Merone, che dopo l’esperienza con Umberto Bombana si è messo in proprio con Estro a Central Hong Kong, un salotto napoletano raffinato per una cucina autoriale ed evocativa; il Ristorante Emergente è Fenix a Kiev, dove lo chef Stefano Antoniolli in poco tempo ha saputo realizzare un menu stimolante e creativo in un contesto tutt’altro che semplice per reperibilità di prodotti e richieste della clientela. La Pizzeria dell’Anno è Futura a Berlino, già premiata due anni fa, grazie a un impasto soffice e arioso con pochi eguali in Europa, nel pieno rispetto della tradizione napoletana e in continuo aggiornamento grazie agli studi del talentuoso pizzaiolo Alessandro Leonardi, il nuovo lavoro sulla pizza alla pala è davvero lodevole.
Il Premio Guardiano della Tradizione valorizza la costanza del lavoro di Francesco Mazzei, cuoco e imprenditore virtuoso a Londra dove guida tre ristoranti (Sartoria, Radici, Fiume) nel pieno rispetto delle tradizioni italiane e delle materie prime, mantenendo integrità, carattere e servizio curato anche in una città che ha sofferto, e non poco, tra chiusure e Brexit.
Infine, la Carta dei vini dell’Anno conduce lontano, ovvero in Australia, a Brisbane: 1889 Enoteca. Siamo in un luogo del vino, impreziosito da una lista redatta con amore e passione, tra vini artigianali italiani, una mescita brillante e accurate spiegazioni dei territori d’origine. In abbinamento, una cucina rigorosa dall’accento romano, per un’esperienza verace anche a 16mila chilometri da casa.
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