Il taglio dell’Irpef agricola torna in vita, ma in maniera progressiva per i redditi catastali sotto i 15mila euro e per due anni. Dopo settimane di proteste e manifestazioni per le strade europee e italiane, il mese di febbraio sarà ancora caldo in materia di agricoltura, con manifestazioni a Roma il 15 febbraio (organizzata dai Comitati riuniti agricoli – Cra) e anche a Bruxelles il 26 febbraio, in occasione del Consiglio dei ministri agricoli dell’Ue, con iniziative di Coldiretti e un’assemblea straordinaria di Confagricoltura. Intanto, però, gli agricoltori italiani ottengono alcune risposte dal Governo Meloni, anche se non enormi.
Le rivendicazioni del settore primario hanno letteralmente investito i palazzi delle istituzioni, costringendo i governi a cercare contromisure per placare gli animi di un comparto profondamente deluso dalla politica, e anche dai grandi sindacati, in difficoltà per una congiuntura economica fatta di incremento dei costi di produzione e calo di consumi e marginalità delle imprese. Sotto accusa, come illustrato più volte, sia le politiche europee legate alla Pac e agli obiettivi del Green deal, sia gli oneri burocratici e la fiscalità, fino alla concorrenza sleale di prodotti extra Ue non conformi alle norma comunitarie. Ma cosa hanno sortito finora l’insieme delle richieste e delle proteste, in nome delle quali sono scesi in piazza gli agricoltori e, soprattutto, i trattori?
A livello italiano, il Governo Meloni, dopo settimane di discussione, ha finalmente elaborato una proposta di emendamento al decreto Milleproroghe, in esame alla Camera (dovrebbe essere approvato entro il 15 gennaio), che prevede il ripristino dell’esenzione dall’Irpef agricola, per tutte le imprese agricole con redditi fino a 10mila euro e nella misura del 50% per chi ha un reddito fra 10 e 15mila euro. Il provvedimento (di durata biennale) dovrebbe pesare sulle casse dello Stato per circa 220 milioni di euro nel primo anno e 130 milioni nel secondo. Si tratta di uno sgravio progressivo che consente all’esecutivo di trovare una via di mezzo tra l’esenzione totale che vigeva dal 2017 e la reintroduzione della tassa (inizialmente prevista al 100% nella Legge di bilancio 2024) che, va ricordato, riguarda i redditi agrari e dominicali.
«L’intervento – ha dichiarato Meloni – garantisce per due anni un nuovo modello fiscale permettendo agli agricoltori di fare scelte di natura imprenditoriale con una prospettiva più ampia rispetto alla sola annualità prevista in precedenza».
Il ministero dell’Agricoltura italiano ha deciso di convocare a partire dal 2 febbraio scorso un tavolo tecnico permanente sulla Pac, con l’obiettivo di confrontarsi sulle criticità e migliorare tutti gli strumenti a disposizione per dare risposte agli agricoltori. Ne fanno parte il ministro Francesco Lollobrigida, il capo di Gabinetto del dicastero, Raffaele Borriello, assieme alle principali associazioni di categoria, compresi i sindacati minori. Scopo dei lavori del tavolo è anche immaginare una nuova Pac, a partire dal 2027.
Lunedì 12 febbraio, il sottosegretario Masaf, Patrizio La Pietra, ha incontrato i rappresentanti di Riscatto Agricolo, una delle sigle degli agricoltori che sta protestando in queste settimane (altre sigle sono i Comitati riuniti agricoli – Cra e Altragricoltura), annunciando che il ministero ha intenzione di rafforzare i controlli contro le importazioni extraeuropee, accusate dagli agricoltori di rispettare gli standard sanitari, la tracciabilità e le norme sull’origine.
A livello nazionale, un altro risultato (tuttavia non richiesto, perché l’iter parlamentare è partito prima delle proteste) è il via libera alla Camera della proposta di legge che riconosce la figura dell’agricoltore come custode dell’ambiente e del territorio. Il provvedimento istituisce anche la Giornata nazionale dell’agricoltura, in calendario per la seconda domenica di novembre.
Contestatissima norma basata sui principi del Green deal, la Commissione Ue ha ritirato la proposta di regolamento Sur, che prevede il dimezzamento dell’uso dei fitofarmaci entro il 2030 e una riduzione del 65% di quelli considerati più pericolosi. La proposta, che provava a tenere assieme gli obiettivi di sostenibilità ambientale dell’agricoltura, evidentemente andava a contrastare con la capacità delle imprese di raggiungere gli obiettivi nei tempi previsti. Era stata, dapprima, bocciata dall’Europarlamento lo scorso 22 novembre. In seguito, dopo settimane di proteste, sfociate anche in tensioni con le forze dell’ordine a Bruxelles, la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, il 6 febbraio scorso ha annunciato il ritiro della proposta, che sarà argomento di discussione nella prossima legislatura europea che scaturirà dalle elezioni di giugno.
Sempre dopo le manifestazioni coi trattori a Bruxelles, lo scorso 2 febbraio la presidente Von der Leyen ha annunciato che la Commissione Ue lavorerà con la presidenza belga su una proposta che sarà presentata prima del prossimo Consiglio Agrifish del 26 febbraio per una riduzione degli oneri amministrativi per le imprese agricole. La presidente ha anche ricordato il recente avvio del confronto con le principali categorie agricole e ambientaliste sul futuro dell’agricoltura Ue, che hanno condiviso l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050.
Entra in vigore mercoledì 14 febbraio la deroga concessa dalla Commissione europea sulla messa a riposo dei terreni (4% delle superfici) necessaria a ricevere i finanziamenti della Pac. Si tratta di una parziale esenzione per gli agricoltori dell’Ue dalle norme sulla condizionalità, che avrà effetto retroattivo da gennaio 2024 e sarà in vigore fino al 31 dicembre 2024. Secondo una nota della Commissione, il provvedimento soddisfa diverse richieste di maggiore flessibilità, come richiesto dagli Stati membri per rispondere meglio alle sfide che devono affrontare gli agricoltori. Per il commissario Ue all’Agricoltura, Janusz Wojciechowski, la decisione riflette le circostanze straordinarie affrontate dalla comunità agricola europea.
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