Non accadeva da 60 anni che la produzione mondiale di vino fosse così bassa. Colpa di un 2023 disastroso in molte zone vitivinicole, che hanno sofferto i capricci del clima, dalle alluvioni alle gelate, dall’estrema siccità alle fitopatie dilaganti. Vittime principali sono i grandi Paesi produttori, a partire da quelli europei, con Italia e Spagna su tutti fino ad Argentina, Brasile, Cile, Australia e Sud Africa. Secondo le stime preliminari dell’Oiv, l’Organizzazione internazionale della vigna e del vino, escludendo mosti e succhi d’uva, la produzione di vino è prevista a 244,1 milioni di ettolitri. La 2023 potrebbe essere ricordata come l’annata più scarsa mai vista dal 1961, quando furono prodotti appena 214 mln/hl. I volumi attesi sono peggiori anche del tremendo 2017. Il duro colpo al sistema arriva dopo quattro anni di sostanziale stabilità nei volumi, intorno a 260 mln/hl, ma se si guarda con attenzione al trend dal 2000 in avanti, si nota una lenta parabola discendente che indica che la crisi climatica è ormai il nemico numero uno delle imprese.
Dopo nove anni di primato indiscusso, l’Italia (con un -12%, a 43 mln/hl) lascia lo scettro di primo produttore mondiale alla Francia (45,8 mln/hl, stabile sul 2022) mentre al terzo posto si conferma la Spagna (-14% e 30,7 mln/hl) che, tuttavia, registra una vendemmia tra le peggiori dagli anni Duemila. Quarta piazza per gli Stati Uniti, in controtendenza rispetto alla maggior parte dei Paesi, grazie a un +12% che porta i volumi a 25,2 mln/hl. Anche i grandi produttori del Sud dell’equatore hanno sofferto, primo tra tutto il Cile (-20% e una stima di 10 mln/hl), seguito dall’Australia (-24% a 9,9 mln/hl), dal Sud Africa (-10% a 9,3 mln/hl) e dall’Argentina (-23% a 8,8 milioni di ettolitri di vino): tutti ampiamente al di sotto delle medie produttive degli ultimi cinque anni.
“Le anomalie climatiche stanno diventando la nuova normalità”, ha sottolineato l’Oiv, durante la conferenza stampa a Digione (nuova sede dopo Parigi). Tuttavia, in un contesto in cui gelate, piogge alluvionali e siccità hanno impattato in modo determinante sul vigneto mondiale, se si considera il generale calo dei consumi e il contemporaneo incremento delle giacenze, a partire dall’Italia, una produzione di livello inferiore al passato come quella di questo 2023 potrebbe restituire equilibrio a tutto il sistema vitivinicolo.
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