La mostruosa Bella Baxter del film più controverso e più amato dell’anno non è il Frankenstein che spaventa le folle armate di forconi. Con lo stupore negli occhi di un bambino, Bella gira per il mondo per esplorare ciò che c’è al di fuori delle quattro pareti del dottore, affamata di esperienze: “c’è un mondo da assaporare, circumnavigare”.
In questo senso, come tanti hanno già detto, Bella è simile a Barbie, un’altra donna che ha lasciato il suo mondo accuratamente costruito per scoprire com’è davvero la vita. Anche se Bella, a differenza di Barbie, ha poca pazienza per l’etichetta, mantenendo l‘onestà primitiva di un bambino.
Dopo aver mangiato qualcosa di sgradevole, sputa il cibo e dichiara: “Perché tenerlo in bocca se è disgustoso?”
Non mi sento di darle torto.
Un mostro, al femminile, che viene rifiutato dalla società non per una anormalità fisica che risiede nell’aspetto, ma per la sua voracità e disinibizione.
Il dibattito odierno si concentra fortemente sul concetto di affermazione personale, dalle lotte per i diritti alla libertà di espressione, all’identità, e all’autodeterminazione del proprio corpo.
In Bella è prepotente la rivendicazione del diritto di scegliere il proprio percorso di vita senza essere vincolati dalle aspettative altrui. Il film affronta della liberazione femminile attraverso l’appetito sessuale e l’espressione incondizionata di sè.
Ma il cibo è un appetito tanto diverso?
La bocca di Bella è strumento di rivelazione della sua mente e di riconoscimento del mondo, così come il suo intero corpo.
E se il cibo che non le piace lo sputa, anche se servito in una tavola elegantissima, Bella non si risparmia grandi abbuffate di pasteis de nata a Lisbona, da ingurgitare una dopo l’altra fino a vomitare, con assoluta serenità.
Il lussurioso assaggio della prima ostrica con lo Champagne, innumerevoli calici di vino, la sorpresa del primo bicchiere d’acquavite fino all’ubriachezza. Consola offrendo eclaire al cioccolato, scambia favori per un filet mignon. Nel momento più cupo del film il regista la mette a tavolta tra oche arrosto e zuppe.
Aringhe, che a volte gradisce, a volte meno.
Ma “Sono un essere mutevole, come lo siamo tutti”, afferma a un certo punto (che può essere la risposta da dare tutte le volte che il mondo pretende da noi coerenza immotivata).
E infine brinda, al suo nuovo mondo, con un Martini.
Il nostro mondo – malvagio, maschilista, violento come quello di quelle Povere Creature – è già fatto, definito e pieno di convenzioni ma a Bella non importa per nulla.
Lei mangia, sputa, mastica, parla, balla, picchia, fa sesso senza filtri o imbarazzi o paura del giudizio altrui.
E alla fine, ci sembra molto felice così.
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