Non è semplice misurare il grado di competitività di un’impresa, tanto meno di un intero Paese vitivinicolo. France Agrimer (ente controllato dal ministero francese per l’agricoltura) lo fa dal 2000 con lo studio Facteurs de competitivité sur le marché mondial du vin e, nell’ultima edizione del 2023, offre un quadro dei 13 Paesi vitivinicoli che si confrontano quotidianamente sul palcoscenico dei mercati globali. Il periodo pandemico ormai alle spalle ha dato una decisa scossa alla classifica generale, pur non cambiando i protagonisti del podio: l’Italia perde il primo gradino e scende al terzo posto (612 punti), superata da Spagna (seconda, con 616 punti) e Francia (prima, con 627 punti).
Oltre ai tanti aspetti positivi che hanno consentito all’Italia di rimanere sul podio, ci sono anche dei punti deboli. Da un lato c’è la questione della dimensione media delle aziende, tra le più piccole rispetto agli altri Paesi presi in esame nel rapporto francese. Dall’altro anche su un nuovo parametro inserito nella ricerca, quello sul commercio online, l’Italia registra un relativamente basso livello di e-shopper di vino: il 70%, non distante da quello del Sud Africa. Dopo la crisi sanitaria, il canale internet è molto più utilizzato rispetto al passato e pesa per circa il 10% su tutti gli acquisti di vino a livello globale (dati 2021). A remare contro ci sono anche altri fattori: la debolezza dei brand commerciali rispetto ad altri Paesi (come, ad esempio, gli Stati Uniti) assieme a un quantitativo di ricerche applicate in ambito vitivinicolo che il rapporto definisce ancora molto deboli. Inoltre, l’Italia ha perso posizioni in materia di superfici biologiche complessive rispetto ai competitor e di quote di vigneto biologico sul totale coltivato.
La vera sorpresa del 2021, nella classifica sulla competitività stilata da France Agrimer, è la Spagna, che si posiziona al secondo posto grazie a un miglioramento soprattutto nei tre principali assi competitivi presi in esame: potenziale produttivo (tasso di crescita dell’1,4% dal 2012), gestione dei fattori agro-climatici e capacità delle imprese di conquistare spazi di mercato. In particolare, la Spagna sembra affrontare bene il problema della siccità, grazie a un sistema di irrigazione sviluppato, capace di coprire il 45% della superficie vitata nazionale, rispetto al 30% dell’Italia e al 7% della Francia. Positivo anche l’andamento dell’export, con un record nei volumi pari a 24 mln/hl nel 2021 (punto più alto dal 2015) e un’ampia diversificazione (177 mercati). Positivo l’indicatore sul commercio online, col 93% di e-shopper la Spagna è al primo posto tra i 13 Paesi del sondaggio France Agrimer.
Inoltre, tra i criteri considerati virtuosi, c’è il fatto che il 70% della produzione è in mano alle cantine cooperative. Inoltre, gli analisti premiano il fatto che la ricerca in viticoltura è molto attiva e comprende ambiti diversificati, dal marketing ai metodi di vinificazione fino alla resistenza dei vitigni agli stress idrici. Nonostante dei punti di criticità, come la dimensione media delle imprese (appena 1,7 ettari) e ancora una scarsa valorizzazione dei vini (prezzo medio di 1,5 euro/litro contro i 3,8 euro/litro dell’Italia), la Spagna gode di una buona reputazione internazionale, seppure ancora al di sotto di Francia e Italia, e si avvantaggia di un costo del lavoro più basso rispetto ad altri Paesi (26,6 dollari/ora contro i 45,5 dollari/ora della Francia), circostanza che consente alle imprese del vino di essere particolarmente attive e competitive. Altro punto a favore, l’aumento delle certificazioni ambientali e della superficie biologica.
Fonte: France Agrimer
di Gianluca Atzeni
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