Non solo bollicine. C’è un altro segmento con cui l’Italia acquista posizioni oltreoceano a discapito dei competitor: i vini di alta gamma, ovvero etichette rossiste dai 50 dollari in su (prezzo alla distribuzione), che tra gennaio e agosto – secondo l’analisi dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly sui dati SipSource di agosto – hanno messo a segno una crescita delle vendite a valore del 3%. Un piccolo incremento che, però, fa notizia soprattutto a fronte di una performance generale dei prodotti luxury a -7%, con i francesi addirittura a -16% e gli americani in linea con la media di mercato.
Vini rossi italiani in Usa: quote di mercato per fascia di prezzo
Va da sé che si sta parlando – almeno a volume – di una nano-quota del 2% delle vendite di rossi tricolore, ma che a valore rappresentano il 14% dei rossi italiani negli Usa. Questa fetta di mercato sale fino al 23% se si includono i rossi super-premium (tra i 24 e i 50 dollari), a fronte di un solo 6% delle vendite a volume. «L’Italia – ha detto il presidente di Unione italiana vini Lamberto Frescobaldi, nel corso del primo Vinitaly Usa – può contare da una parte sulla forza di brand territoriali ormai riconosciuti come iconici dagli appassionati americani; dall’altra sull’esperienza del turista americano in Italia, sempre più fattore di affezione una volta rientrati a casa».
Vini rossi luxury in Usa: vendite (a valore) gennaio-agosto 2024/2023
Ma quali sono le denominazioni più performanti? Per lo più si trovano in una sola regione, la Toscana, che da sola detiene quasi la metà (45,5%) del mercato statunitense dei rossi made in Italy di alta gamma, cresciute del 13% tra gennaio e agosto di quest’anno. In testa c’è il Brunello di Montalcino, prima denominazione con una fetta di mercato pari al 32% dei rossi di lusso. Seguono Bolgheri (11,5%) e Chianti Classico (2%). Per i nobili piemontesi si guadagna il secondo posto assoluto il Barolo (16%), mentre il Barbaresco (4%) è fuori dal podio, un gradino sotto al Bolgheri Superiore (7%). L’affermazione delle denominazioni italiane va di pari passo con il declino di altre aree enologiche di prestigio, in primis Bordeaux (-37%), Borgogna (-12%) e Napa Valley (-24%).
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