Se l’utopia di Bibi Graetz – winemaker di lusso che appena poco tempo fa ha registrato il record della bottiglia di vino italiano più pagata nella storia con una 27 litri di Colore 2016 venduta a 100mila franchi svizzeri (oltre 90mila euro) – è quella di fare del Giglio un’isola-vigneto dedicata all’Ansonaco, il vitigno tradizionale della costa toscana (qui per leggere la nostra intervista), è anche vero che le sue etichette più blasonate al momento sono realizzate sulla terraferma, in particolare in quel di Fiesole, nella vigna di Vincigliata.
Il quadro-manifesto di Bibi Graetz per le due prime 20 vendemmie
Abbiamo provato i suoi vini, i bianchi dal Giglio e i rossi da Fiesole. Ecco le nostre schede di degustazione di 6 etichette per 8 annate: Casamatta 2023, Testamatta 2022 (una sorta di Supergigliese), i due Colore Bianco dalle vendemmie 2021 e 2022, il Soffocone di Vincigliata 2021, il testamatta Rosso 2021 e i due Colore 2016 e 2021. Ecco note di assaggio e punteggi.
Fiesole (FI)
Didattico nella veste trasparente, il profumo oscilla tra cuoio, liquirizia e drupe mature, qualche soffio di viola mammola e la solita idea ferrosa. Tannini tonici incalzano il frutto puro e succoso, per allentare la presa in un finale garbato e sfaccettato, tra rimandi a duroni neri, arancia rossa ed erbe balsamiche, un pizzico di spezia da rovere che dà ampiezza e distensione.
Fiesole (FI)
Servito da bottiglia classica, il famoso vino da record disserra aromi scuri di sottobosco e fogliame secco frammisti a mora, cola, mentolo, un pizzico di speziatura da legno. Concentrato, avvolgente, ma anche reattivo; tannini appena asciutti e acidità adeguata smorzano il frutto abbondante e danno energia al finale pieno. Un po’ più massiccio delle ultime versioni, seppur senza pesantezze.
Fiesole (FI)
Irresistibilmente classico: forse proprio per la presenza di uva da vigne a Lamole e Montefili, riesce quasi ad allinearsi allo stile chiantigiano, con soffi di alloro, arancia sanguinella e lamponi, accenni ematici sullo sfondo. Energico, scattante, ancora giovanilmente serrato, con tannini ben estratti e in via d’integrazione, chiusura sfiziosa al sapore di frutti rossi aciduli ed erbe spontanee.
Fiesole (FI)
Nome bizzarro e allusivo per un’interpretazione di Sangiovese abbastanza canonica, espansiva nei profumi di lampone, viola e terriccio frammisti a qualche accento ematico. Più semplice di Testamatta e Colore, ma molto compiuto, con bel binomio di acidità guizzante e frutto croccante che esorta all’abbinamento con una pappardella al cinghiale.
Isola del Giglio (GR)
Appena più chiaro del 2021 e delicato, anzi quasi timido sulle prime; risalta una ventata iodata su pesca gialla, melone maturo e anice, soffi floreali e un’idea di pasta di mandorle. La parte salina s’impone coerentemente sulla polpa fruttata, scolpendo un sorso energico, sfaccettato e spigliato, con chiusura lunga tra ritorni marini e di macchia.
Isola del Giglio (GR)
Esuberante, prorompente, dorato intenso nella veste e giocato su toni di miele d’acacia e agrumi canditi, finocchietto, pasta d’acciughe, qualche spennellata di cannella e vaniglia. Salmastro e suadente, con rintocchi di pepe bianco ed erbe disidratate che ravvivano la gustativa avvolgente, carica di frutto anche esotico; finale lungo, di bell’ equilibrio.
Isola del Giglio (GR)
Dorato luminoso, il naso è leggermente riduttivo sulle prime: qualche soffio affumicato anticipa nocciola, ginestra, zucchero a velo, albicocca ed erbe disidratate. Voluminoso e setoso all’ingresso; più energico in seconda battuta, con un guizzo di salinità pungente a bilanciare il centro bocca cremoso, buona freschezza a supporto del finale coerente.
Isola del Giglio (GR)
Da uvaggio di Ansonaco, Vermentino e Trebbiano, offre profumi semplici di erbette, lime, fiori bianchi e iodio. Diretto, senza fronzoli, con acidità ben calibrata e salinità in lizza, è un matrimonio d’amore quello con le bruschette con cefalo marinato dalla laguna di Orbetello del ristorante Da Ruggero di Giglio Porto.
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