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L'Umbria adesso scommette sugli spumanti. Nasce sull'Appennino il distretto delle bollicine

Presentati a Gubbio i risultati del progetto Spum. E che coinvolge le cantine Semonte e Arnaldo Caprai. I primi vini saranno presentati al prossimo Vinitaly

  • 03 Ottobre, 2024

Oltre il 25% della superficie regionale dell’Umbria si trova sopra i 600 metri sul livello del mare. Una condizione che porta questa regione del centro Italia ad adattarsi bene ai nuovi scenari climatici e produttivi collegati al vino. Nasce sulla base di questi presupposti Spumantistica Eugubina (Spum.E), il progetto di valutazione della sostenibilità ambientale, economica e sociale della produzione di basi spumante sulla fascia appenninica Eugubino Gualdese, finanziato con fondi Psr regionali, che ha coinvolto il dipartimento di Scienze agrarie e ambientali dell’Università di Milano, assieme alle cantine Semonte e Arnaldo Caprai, col contributo della società di consulenza Leaf. Condizioni climatiche favorevoli, come la frequenza ridotta di eccessi termici, favoriscono una maturazione ideale delle uve. Pertanto, nei due anni di sperimentazione, l’analisi sensoriale sui vini ha confermato la forte potenzialità dell’area per la produzione di basi spumante.

Progetto Spum.E spumanti Umbria – serbatoi acciaio

Il vigneto sperimentale di 6 ettari

Gli studi di Spum.E sono partiti dal vigneto sperimentale di 6 ettari impiantato tra 2017 e 2019 a chardonnay e pinot nero (vitigni ideali per la spumantizzazione con metodo classico), in località San Marco di Gubbio, dall’azienda agricola Semonte (famiglia Colaiacovo), a una quota tra 750 e 850 metri di altitudine, su terreni abbandonati che, in passato, erano stati utilizzati come seminativo e poi come pascoli. Gli studi, condotti per due anni dai ricercatori, secondo i risultati presentati a Gubbio lunedì 30 settembre, hanno rilevato come la qualità delle uve sia ottimale e migliore rispetto a quelle allevate a bassa quota. La vendemmia è più tardiva rispetto alla pianura e anche le necessità idriche sono decisamente inferiori.

Verso un distretto umbro della spumantizzazione

Secondo l’Università di Milano, i dati emersi dalla ricerca per il progetto Spum.E potrebbero stimolare la nascita di un vero e proprio distretto della spumantizzazione in Umbria, oltre che essere da esempio virtuoso per altri territori montani italiani. «L’11,3 per cento della superficie agricola utilizzata in Umbria, con buona idoneità alla coltura della vite, si trova in montagna, in aree risultate fragili dal punto di vista socio-economico e in cui nuovi investimenti potrebbero dare nuova linfa all’economia rurale», ha spiegato Chiara Mazzocchi, professore associato in Economia agraria dell’Università di Milano. Se, poi, si considerano le aree che, dal punto di vista climatico, idrologico e pedologico sono risultate ad alta idoneità alla coltura della vite, la quota che si trova in montagna sale a più del 20% del totale. Si può ipotizzare una «maggiore idoneità di queste aree alla coltura di quei vitigni che necessitano di particolari condizioni per produrre uve adatte alla spumantizzazione. Ci potrebbe essere – ha sottolineato Mazzocchi – una doppia valorizzazione delle aree montane appenniniche: quella economica e quella sociale».

Progetto Spume Umbria – spumanti – tecnologia in vigna

La mappatura dei Comuni

La ricerca ha portato a una mappatura dei Comuni (basata su parametri come stress termico, evapo-traspirazione, gelate tardive, indice di Winkler) che ospitano le aree più adatte alla coltivazione della vite, integrata da un indicatore di fragilità socio-economica dei Comuni stessi, mettendo in evidenza quali zone sarebbero più interessanti per eventuali investimenti. Lo studio ha dimostrato, con costanti monitoraggi, come i vigneti in quota abbiano registrato il -40% di eventi infettivi di peronospora e odio rispetto al vigneto a quote più basse per il pinot nero e -60% per lo chardonnay. I nuovi ambienti, quindi, sarebbero più semplici da gestire dal punto di vista fitosanitario. Dai sei ettari di vigneto sono già stati messi in bottiglia degli spumanti metodo classico che debutteranno a Vinitaly 2025, sia per l’azienda Semonte sia per la cantina Arnaldo Caprai.

Umbria – progetto Spume – Mappa idoneità coltivazione vite per basi spumante (Univ. di Milano)

L’appennino eugubino come Bordeaux e Alsazia

Da una primaria caratterizzazione viticola degli areali, i siti in quota sull’Appennino eugubino avrebbero risorse termiche stagionali tipiche di zone produttive di vini bianchi e vini spumante di qualità. Applicando l’indice bioclimatico di Winkler (sommatoria delle temperature giornaliere al di sopra delle quali la vite ha un’attività vegeto-produttiva), il vigneto sperimentale rientrerebbe nell’areale viticolo di Tipo II, simile a quelli di ambienti freddi come Bordeaux e Alsazia. Le zone di pianura dell’areale viticolo perugino, invece, sarebbero di Tipo IV: clima caldo e più adatto a varietà come Alicante, Malvasia, Grenache o Sangiovese per la produzione di vini da invecchiamento. Come ha notato Gabriele Cola (dipartimento di Scienze agrarie dell’ Università di Milano), i cambiamenti climatici possono essere visti anche come una «grande opportunità per le produzioni viticole nelle aree di montagna».

Umbria – progetto Spume – raccolta uve

Appennini da rivitalizzare

«Credo che Spum.E sia un progetto molto utile per il nostro territorio, perché i nostri Appennini devono tornare a rivivere», ha dichiarato la presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei. «L’ambizione di Spum.E è anche creare reti d’impresa che vadano a sopperire alle piccole dimensioni delle aziende agricole. Le dimensioni ridotte, infatti, non sono più sostenibili in viticoltura», ha sottolineato Marco Caprai (Arnaldo Caprai). Per Giovanni Colaiacovo (azienda Semonte) il recupero delle zone montane abbandonate grazie all’idea di una produzione spumantistica di alta qualità «può essere una grande opportunità per i giovani, per restare nella nostra terra e trovare nuove vie di redditività soddisfacenti e sostenibili».

I limiti del progetto

Tra le criticità individuate all’affermazione di un distretto spumantistico umbro ci sono sia il costante spopolamento dei territori sia la polverizzazione fondiaria. Le imprese, secondo lo studio dell’Università di Milano, hanno difficoltà a reperire terreni vitati o vitabili, perché spesso sono posseduti ‘pro indiviso’ da proprietari numerosi e disinteressati a qualsiasi recupero. Ecco che diventa auspicabile, secondo  un provvedimento per agevolare la ricomposizione fondiaria, necessario non solo per il sostegno alla viticoltura ma in generale per l’intera agricoltura di montagna. Infine, ci sono anche le difficoltà legate all’abolizione della compravendita dei diritti di reimpianto e la necessità, anche in quest’ottica, di provvedimenti agevolativi per la vitivinicoltura montana.

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<<<< Questo articolo è stato pubblicato su Trebicchieri, il settimanale economico di Gambero Rosso.

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