A poche ore dall’annuncio ufficiale di Trump (ore 22 italiane dal Rose Garden della Casa Bianca) sui dazi che gli Stati Uniti applicheranno ai paesi dai cui importano prodotti, fioccano i pareri sulla questione. A parlare, questa volta, è il ristoratore, personaggio televisivo e produttore di vino Joe Bastianich: «Trump lo conosco, è stato mio cliente e purtroppo non beve vino e quando uno che non beve vino prende queste decisioni…non so cosa dire», così ha risposto a una domanda durante la presentazione del suo nuovo show Foodish, in onda su TV8 dal 7 aprile.

Vino italiano penalizzato
«È un pazzo...», ha detto Bastianich abbozzando un sorriso, e poi ha continuato: «Certo il vino italiano è una virgoletta rispetto alle industrie delle macchine o del ferro, che sono la cosa più importante, ma se si mettono i dazi del 200% sul vino italiano l'industria è praticamente morta». L’imprenditore italo-americano ha chiuso spiegando: «Ci sono comunque dei precedenti molto forti, come i dazi sull'alcol in Nord Europa o in Asia, forse è anche abbastanza normalizzato mettere dazi nel mondo, ma è pure un guaio».
L'impatto dei dazi sul vino europeo
Fiato sospeso, quindi, in attesa di conoscere le sorti del mercato mondiale: il 2 aprile è stato ribattezzato da Trump il Liberation day degli Usa. Per il vino europeo, secondo le ultime ipotesi della Wine Trade Alliance, si parla di dazi tra il 10% e il 25%. Dovrebbe essere sfumata, quindi, l’idea delle tariffe del 200%, ma intanto le conseguenze sono già ben visibili. Come ha detto il segretario generale Ceev Ignacio Sanchez Recarte: «Anche se i dazi del 200% sui vini dell’Ue non sono stati applicati, la chiusura del mercato vinicolo statunitense ai nostri vini è già una realtà, poiché gli importatori hanno bloccato tutte le spedizioni per paura dei potenziali dazi». Le perdite per le aziende vinicole Ue ammonterebbero già a 100 milioni di euro a settimana.